La proposta del ministro Franceschini di dar vita alla 'Biblioteca Nazionale dell’Inedito’ sta generando critiche e ironie in rete. Visto che il progetto dovrebbe essere affidato al Centro per il libro, ilLibraio.it ha chiesto spiegazioni al presidente, Romano Montroni: " L'idea, che mi sembra molto positiva, non è affatto quella di pubblicare i milioni di manoscritti 'rifiutati' dagli editori, sarebbe folle, ma di far emergere parti della memoria del nostro Paese. Se non arriveranno finanziamenti adeguati, però, sarà impossibile portare avanti questa proposta....". Nell'intervista si parla, tra l'altro, di promozione della lettura, dei limitati fondi a disposizione del Cepell (e delle priorità) e della scarsa presenza sui social network...

Ieri, in serata, abbiamo dato conto delle dichiarazioni del ministro dei Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini, che ha proposto di dar vita “alla ‘Biblioteca Nazionale dell’Inedito’, in cui raccogliere tutti gli inediti che ci sono nel nostro Paese”. Ha aggiunto: “Sarebbe la memoria di un intero Paese. Chissà quante storie di famiglie, quante storie perse che farebbero memoria…”. Ineluttabilmente, le parole del ministro (che è anche un romanziere, per Bompiani) hanno fatto il giro della rete, suscitando non poche ironie e commenti critici.

Visto che l’iniziativa, se dovesse andare in porto, coinvolgerà direttamente il Centro per il libro e la lettura (a sua volta spesso al centro delle polemiche), ilLibraio.it ha chiesto al suo presidente, Romano Montroni, di spiegare più approfonditamente cosa ha in mente il ministro. Anche perché – come è stato fatto notare da molti – i fondi per il Cepell e la promozione della lettura al momento sono molto limitati, come pure quelli a disposizione delle biblioteche…

Montroni, sui social network in tanti stanno attaccando la proposta di Franceschini. Del resto, in un Paese in cui si legge poco, e in cui allo stesso tempo in tanti scrivono e sognano di pubblicare, si è sempre detto che la priorità dev’essere la promozione della lettura…
“Giustissimo, confermo. Ma la prego di lasciarmi spiegare. Anche perché la proposta dal ministro è arrivata anche a me solo ieri…”.

Franceschini propone di raccogliere tutti i testi di chi non riesce a essere pubblicato dagli editori? Come ben sa, l’Italia è piena di manoscritti nel cassetto: servirebbe un’immensa biblioteca borgesiana…
“Assolutamente non è quello che ha in mente, sarebbe folle. L’idea, che mi sembra molto positiva, non è affatto quella di pubblicare i milioni di manoscritti ‘rifiutati’ dagli editori, ma di far emergere parti della memoria del nostro Paese, testimonianze di vita vissuta, anche tra gli anziani. E il Centro per il libro dovrebbe strutturare il progetto. Ma tra il dire e il fare…”.

Ma per l’idea che ha in mente Franceschini non esiste già l’Archivio di Pieve Santo Stefano, che dal 1984 “raccoglie scritti di gente comune in cui si riflette, in varie forme, la vita di tutti e la storia d’Italia”. Diari, epistolari, memorie autobiografiche…
“Sì, lo conosco. Infatti, quando lavoreremo al progetto, sicuramente contatteremo anche l’Archivio di Pieve Santo Stefano”.

Il Centro per il libro ha a disposizione fondi molto scarsi. Un progetto di questo tipo avrebbe dei costi elevati…
“Infatti, se non arriveranno finanziamenti adeguati, sarà impossibile portare avanti questa proposta”.

A proposito di fondi: quelli per la promozione della lettura sono aumentati in questi mesi?
“Non ancora. Le risorse limitatissime che abbiamo, le stiamo investendo tutte in progetti sulla lettura, vera emergenza nazionale, con la partecipazione attiva di insegnanti, famiglie, associazioni, autori, editori, librai, bibliotecari…”.

Franceschini le ha promesso maggiori risorse economiche?
“Bisogna tener conto del contesto economico, naturalmente. Il ministro pensa che il Cepell debba coordinare le attività della filiera del libro. So che sta facendo i salti mortali per trovare nuovi finanziamenti. Franceschini sa che sono necessari”.

Torniamo alla Biblioteca Nazionale dell’Inedito: l’idea è di realizzarne una fisica o virtuale?
“Le ripeto, il progetto deve ancora svilupparsi. Franceschini credo pensasse più a uno spazio virtuale. Ma ne parleremo. Abbiamo accettato questa proposta. Ora andrà studiata nel dettaglio, e andranno valutati i costi”.

Prima, però, viene la promozione della lettura, conferma?
“Sì, siamo un Paese ignorante. Peccato che i tg Rai non percepiscano la gravità della situazione. Alle nostre iniziative nelle scuole viene data pochissima visibilità. Penso a progetti come “Libriamoci” e al “Maggio dei libri”, con tantissimi appuntamenti da Nord a Sud. Meriteremmo più sostegno”.

Quali saranno le prossime iniziative del Cepell?
“Nelle prossime settimane pubblicheremo un rapporto sulle iniziative che si fanno nel resto del mondo per educare i giovani alla lettura. Tutti lavorano con le scuole, con il contributo dei ministeri. E’ questa la direzione da seguire”.

Prima ha citato la Rai. Oltre alla tv, il Centro per il libro non dovrebbe però puntare di più sulla rete, anche per coinvolgere le nuove generazioni? La comunicazione sui social sembra scarsa…
“Abbiamo un sito aggiornato, in cui comunichiamo le varie iniziative, ma confermo che sui social network siamo un in ritardo. La verità è che al momento le risorse sono quelle che sono…”.

Oggi in quanti lavorano al Centro per il libro?
“Gli operativi sono 6, poi c’è chi si occupa dell’amministrazione. La burocrazia è assai complessa…”.

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