“Non avevamo internet e c’erano solo tre canali alla televisione che trasmettevano programmi approvati dalle autorità. Il nostro mondo era chiuso e ristretto. Le persone venivano persino punite perché ballavano. Dopo la fine della legge marziale, è arrivato il momento di MTV. I film, la cultura pop, hanno iniziato ad andare di pari passo con quelli del resto del mondo", il regista, illustratore e fumettista taiwanese Sean Chuang ci racconta il suo libro, "I miei anni ’80 a Taiwan", e riflette sui cambiamenti che ha vissuto il suo paese... - L'intervista

A Taiwan gli anni Ottanta sono stati il momento in cui l’Occidente – e non solo – sono potuti finalmente penetrare in una società che fino ad allora era stata oppressa dalla legge marziale. Niente ballo, né divertimenti che non fossero legati alla tradizione. In tv solo propaganda politica. Così come alla radio e nelle canzoni pop.

Sean Chuang

Della ventata di novità arrivata negli anni seguenti ci parla Sean Chuang nel suo I miei anni ’80 a Taiwan (add editore, traduzione di Martina Renata Prosperi).

In una serie di momenti tratti dalla sua vita l’autore ripercorre la sua infanzia e la sua giovinezza e una fase storica fondamentale per il suo paese, tra una mossa di break dance e un robot giapponese, passando per il taglio dei capelli obbligatorio per tutti gli studenti.

Sean Chuang

Chuang, com’è nata l’idea di raccogliere delle storie legate alla sua infanzia in un libro?
“La giovinezza è un periodo della vita in cui tutto è ancora possibile. Hai il futuro davanti, il corpo si sviluppa giorno dopo giorno, e ogni cosa che fai, ogni incontro, è così nuovo ed eccitante. I miei ricordi di quel periodo della mia vita sono molto importanti e coincidono con un momento fondamentale per Taiwan: la fine della legge marziale (nel 1987) e il periodo di transizione che ne è seguito”.

Cosa cambiò per il suo popolo?
“Da una società così conservatrice siamo improvvisamente passati ad avere cose nuove e fantastiche. Da adulto ho scoperto, parlando con persone della mia età, che condividiamo molti ricordi simili. E così è arrivata l’idea di trasformarli in un libro. Descrivere un’era è una tale impresa, perfino per uno storico – cosa che io non sono. Quindi ho deciso di mischiare le tendenze e le caratteristiche degli anni Ottanta con la mia storia per raccontare come la mia vita è stata definita da alcuni eventi di un decennio speciale”.

Sean Chuang

La sua personalità come è stata influenzata dagli anni Ottanta e dalla situazione di Taiwan?
“La mia infanzia non è andata tanto bene, almeno a scuola. A Taiwan a quel tempo la scuola era rigida con i bambini che avevano ‘personalità’. Sono andato in Chiesa con i miei genitori sin da quando ero molto piccolo, credevo in Dio, e forse è stato questo ad aiutarmi a non cacciarmi nei guai da adolescente. Mio padre ha incoraggiato il mio interesse per l’arte. Mi rifugiavo spesso nel disegno, forse per scappare dai bulli. Pur di sfuggire alla realtà, saltavo la scuola per andare al cinema. Mi piacevano le immagini, quei mondi fantastici e gli artisti che li inventavano. Sono diventato un osservatore. Dopo aver superato il test, ho frequentato una scuola d’arte, e ho proseguito gli studi per diventare regista. Guardando indietro capisco che la mia attenzione alle immagini deriva da quegli anni. Devo ringraziare il Signore se quegli anni difficili si sono trasformati in qualcosa di buono”.

Sean Chuang

Nel libro racconta come le mode straniere abbiano avuto un certo fascino sui giovani taiwanesi. Spesso è anche oggi così. Che cosa affascina i ragazzi?
“Non avevamo internet e c’erano solo tre canali alla televisione che trasmettevano solo programmi approvati dalle autorità. Il nostro mondo era chiuso e ristretto. Le persone venivano persino punite perché ballavano. Dopo la fine della legge marziale, è arrivato il momento di MTV. I film, la cultura pop, hanno iniziato ad andare di pari passo con quelli del resto del mondo. I giovani di Taiwan li adoravano e li hanno assimilati velocemente. Questa liberazione dalle restrizioni è un fenomeno inarrestabile”.

Come è cambiata Taiwan dagli anni Ottanta?
“Dagli anni Ottanta Taiwan ha attraversato delle ondate di democratizzazione. Ora ci sono la libertà di parola e di espressione. Da tre i canali televisivi sono diventati cento. La cultura pop e l’economia si sono liberalizzate. Tuttavia nella scuola rimane una diatriba: da un lato libertà di pensiero e cambiamento, dall’altro il vecchio modo di pensare e di agire”.

Sean Chuang

Lei è anche un regista.Questa sua attività come influenza quella di illustratore?
“Poiché il mio lavoro di regista è la fonte di gran parte del mio guadagno, si tratta del contrario: in realtà sono un regista che di secondo lavoro fa l’illustratore. È difficile vivere facendo solo l’illustratore. Tuttavia illustrare e fare film sono entrambi lavori interessanti, sono perfino legati tra loro e si nutrono uno dell’altro. Le lenti della telecamera e il processo di scrittura del copione influenzano lo stile dei miei libri e gli stilemi del fumetto tradizionale influenzano il mio modo di fare film. Quando lavoro a un film, metto da parte la penna e mi concentro a dirigere. Quando ho finito, mi dedico ai fumetti. C’è sempre un equilibrio tra i due lavori”.

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