Daniele Barbone, runner e attivista green, è nel team di lavoro del G20 ed è da poco tornato dalla Turchia. Su ilLibraio.it il suo (allarmante) reportage

Imprenditore specializzato nella green economy, runner instancabile e ambientalista convinto, Daniele Barbone è nel team di lavoro del G20 ed è da poco tornato dalla Turchia. In vista della Conferenza mondiale sul clima di Parigi, Barbone su ilLibraio.it lancia un avvertimento: non esiste un piano B all’emergenza ambientale, perché non esiste un pianeta B. Ecco il suo reportage:

I summit internazionali, come ce li raccontano i mezzi di informazione, sembrano un complesso sistema organizzativo, tecnico e diplomatico. Uno dei contesti di più alto livello internazionale è il G20, che unisce e rappresenta i governi dei 20 Paesi più industrializzati del pianeta, riguardando di fatto il 65% della popolazione mondiale, l’86% del PIL globale e oltre l’80% delle emissioni inquinanti del pianeta.

Ho la fortuna di poter partecipare ai lavori di preparazione del vertice ormai da 4 anni e ogni volta la stesura dei contenuti, in particolare di quelli legati alle tematiche ambientali, è per me di fondamentale importanza. Significa contribuire a creare un mondo migliore per noi, ma soprattutto per i nostri figli.

Quest’anno in cui la presidenza del G20 è affidata alla Turchia, i lavori finali del nostro gruppo si sono completati in settembre con una due giorni a Istanbul molto intensa e una fortissima partecipazione di delegati da tutto il mondo. Una delle scelte che abbiamo fatto è stata quella di prevedere la partecipazione ai nostri incontri di rappresentanti di Paesi che non fanno parte del G20. La democratizzazione dei processi è di fatti uno degli aspetti fondamentali del nostro ruolo. Così facendo siamo riusciti a riunire delegati provenienti da 91 Paesi e raccolto istanze che, diversamente, sarebbero rimaste inascoltate.

Il tema dei cambiamenti climatici è al centro dell’agenda di questo 2015. Dopo anni di vertici senza frutto, le cui conseguenze  sono visibili in tutto il pianeta, quest’anno è prevista una Conferenza dell’ONU a Dicembre a Parigi, denominata COP21.

L’obiettivo della conferenza sarà quello di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le 190 nazioni. Poche settimane prima i capi di Stato del G20 si vedranno a Antalya in Turchia per trattare degli strumenti finanziari necessari per permettere al vertice di Parigi di andare oltre le dichiarazioni e di passare a fatti concreti.

Prima di recarmi alla Conferenza di Parigi sarò a Miami per incontrare l’ex Vice Presidente Al Gore, il leader statunitense, Nobel per la Pace, noto per il suo impegno nelle battaglie a tutela dell’ambiente. Al Gore metterà, infatti, a disposizione la sua rete di relazioni per premere sui capi di Stato al fine di realizzare finalmente un accordo vincolante. Per questo, poco prima di Parigi, è interessato a riunire intorno a sé un gruppo di esperti che possano fare da portavoce nei propri Paesi su questi temi. Servono, infatti, oltre ai capi del G20 tanti piccoli leader nel mondo che diffondano le informazioni sulla gravità della situazione ma anche sulle scelte possibili sia nelle comunità locali che nazionali e che consentano di dare un futuro sostenibile al nostro pianeta. Non possiamo più negare che il fenomeno stia toccando anche il nostro paese. Non solo il ritiro dei ghiacci sulle nostro montagne. Ma anche fenomeni atmosferici che devastano le nostre città, coste e campagne.

Non esiste un piano B in questo senso, proprio perché non esiste un Pianeta B.

Tornando al recente incontro a Istanbul, così come negli anni precedenti, questo lavoro dà la possibilità di lavorare a stretto contatto con alcuni dei leader che partecipano al vertice dei capi di Stato. In questa occasione la presidenza Turca ha messo a diposizione il Vice Premier Cevdet Yilmaz, la capo delegazione per il G20 l’Ambasciatrice Ayşe Sinirlioğlu e la First Lady Sare Davutoğlu. Sono rimasto sinceramente impressionato dal loro contributo. La Turchia è un paese complesso nel quale convivono istanze molto diverse tra loro, talvolta anche contraddittorie. Forse il suo essere da sempre crocevia di storia, di popoli e di tradizioni diverse lo rende così dinamico e imprevedibile. Quel che mi ha comunque fatto un ottima impressione è stata la varietà e presenza della società civile di quel Paese. Soprattutto del ruolo delle donne all’interno di questa. Donne che hanno grande preparazione sia accademica che politica e sociale. Una per tutte è l’inviata speciale dell’ONU sul tema della Food Security mondiale, una esperta turca che insegna anche all’università della California e che si chiama Hilal Elver. Durante il suo intervento ha sottolineato il fatto che 1 miliardo di persone vive ancora il problema della fame. Un tema su cui anche a Expo si sta discutendo e che è strettamente collegato ai cambiamenti climatici. Sappiamo di fatti che il cambiamento climatico minaccia la produzione agricola per l’aumento delle temperature, per l’alterazione nel ciclo delle precipitazioni, e per la maggiore frequenza di eventi estremi come siccità e inondazioni, soprattutto in regioni che sono già soggette a disastri naturali. Dall’altro lato sappiamo che nei Paese più sviluppati il 25% del cibo finisce in rifiuti. Senza demagogia né immediate soluzioni, nessuno di noi è esente da questo dibattito e agire è un dovere per tutti i rappresentanti dei governi, per gli esperti e le associazioni, per i singoli cittadini.

L’AUTORE – Daniele Barbone vive tra Novara e Milano. Ha creato un gruppo di aziende nel settore Green Economy e nel settore Formazione, oggi punto di riferimento nazionale, che hanno ottenuto numerosi premi. Daniele unisce la passione per il lavoro a quella per la corsa. Con il progetto Dall’Ufficio al Deserto , Daniele Barbone è testimonial Expo 2015 per #expottimisti. Barbone è in libreria con il manuale Runner si diventa. Dall’ufficio al deserto (Corbaccio).

 

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