I genitori temono che un figlio, all’improvviso, possa apparirgli estraneo. Che cresca una distanza fatta di silenzi, proiezioni improbabili e aspettative deluse. E sanno che avverrà. Perché si sa che le cose vanno così, perché ci siamo già passati tutti. Il periodo da cui non si esce indenni è l’adolescenza. Un giorno ci sentiremo dire: “Ti conosco da sempre. Credi di sapere tutto di me. Ma non hai nemmeno cominciato”. È la frase che ha tradotto al meglio questo stato in cui genitori e figli devono imparare a riconoscersi. A pronunciarla in “Sarai per sempre mia amica” di M. O. Walsh è proprio una adolescente ribelle e ferita... - Su ilLibraio.it l'intervento di Francesca Barra

Quando diventi genitore vieni travolto da numerosi timori. Alcuni inconfessabili perfino al proprio partner. Il più grande, ma anche uno dei peggiori da curare, è che tuo figlio, all’improvviso, ti appaia un estraneo. Uno sconosciuto. E che la distanza creata fra voi si alimenti di silenzi, di proiezioni improbabili, di aspettative deluse.

E tu lo sai benissimo quando questo avverrà. Lo sai perché hai attraversato il medesimo torrente di demoni e meraviglie, di euforia, di dubbi, di disagi, di delusioni e sconfitte, rintracciando con fatica il tuo guado. Spesso il più lontano possibile dalla tua famiglia.

Il periodo da cui non si esce indenni è l’adolescenza.

Eppure, malgrado tu possegga gli strumenti per prevenire gli effetti dannosi del crollo delle certezze familiari è difficilissimo alleviare il peso dei mutamenti di un figlio. Fiducia, indipendenza, libertà, i valori più saldi saranno messi in discussione di continuo.

Fior fiore di specialisti potranno offrirti un balsamo per mantenere il controllo, il modo migliore di dialogare. Ma diciamolo: la formula migliore è rintracciabile proprio nell’errore e nell’imporsi di non essere genitori perfetti. Proprio perché sarà impossibile che i vostri figli lo siano o lo diventino.

“Ti conosco da sempre. Credi di sapere tutto di me. Ma non hai nemmeno cominciato.”

È la frase che ha tradotto al meglio questo stato in cui genitori e figli devono imparare a riconoscersi.

A pronunciarla, nel libro Sarai per sempre mia amica di Milton O’Neal Walsh è una adolescente ribelle e ferita, rivolta al suo unico vero – apparente – amico.

L’autore presta la voce al protagonista che ritorna indietro nel tempo, ripercorrendo la sua infanzia in un quartiere della cittadina di Baton Rouge in Louisiana.

Era il 1991. “Non avevamo internet. Da adolescenti vivevamo al telefono. Non c’erano le webcam o social network. Sognavamo soltanto di poter avere un giorno una linea telefonica personale e tempo illimitato per parlare.”

Così si riporta nel suo quartiere, con i suoi ricordi con gli amici del cuore e quelli sbagliati, la scuola. Ci presta il suo sguardo ingenuo e continuamente rinfrescato sui membri della sua famiglia. E soprattutto su Lindy, ragazza quindicenne che a quindici anni subisce uno stupro. Ci carica della sua responsabilità mentre ricerca il colpevole, vittima di isteriche metamorfosi per compiacere o attirare l’attenzione.

Ci commuove con i lutti che attraversano la sua vita, come la separazione dei genitori.

Ogni attimo della sua vita è una sorpresa. Ma non per te. Perché mentre scorri le pagine diventi il protagonista. Sei la ragazzina che ha subito un trauma. Sei la ribellione, l’amico meno adatto. Sei l’adolescente isolato dal branco, sei il leader della scuola. Sei la madre che solo attraverso l’apertura di una scatola si imbatte nell’immagine peggiore di un figlio.

Sei il genitore tradito che deve superare il lutto della separazione e quello della perdita di un figlio. Sei il genitore a cui violentano un figlio e che non è riuscito a proteggere il suo bene più prezioso dal male. Malgrado tutto, perfino il quartiere in cui ha i deciso di farlo crescere, ti fosse sembrato proprio per lui, la scelta migliore.

“Ogni adulto su cui alzi lo sguardo però, si trascina dietro una squadra di fantasmi incatenati che, essendo un bambino, sei generosamente esentato dal dover incontrare. Ora so, tuttavia, che questi fantasmi esistono e che altri adulti li vedono. Gli amori perduti, gli amici feriti, i morti: seguono il loro proprietario per sempre.”

Ma più di ogni altra ipnotica immedesimazione, in ogni pagina tu viene sopraffatto dalla consapevolezza che hai dei limiti. Li avrai sempre. Che non avrai mai il controllo della vita altrui, come non lo avevi da adolescente.

Ma che tutto ha un senso. “Tutto accade per un motivo. Dobbiamo solo crederci” e lasciare che l’imprevedibile accada. Non dimenticando mai l’attimo in cui è venuto al mondo tuo figlio e hai sperato di utilizzare il piede giusto. Per essere persone degne di attraversarlo. Insieme.

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L’AUTRICE – Francesca Barra è una giornalista professionista. Lavora per le principali testate televisive e collabora con diversi giornali. È autrice dei libri Il quarto comandamento, Giovanni Falcone un eroe solo, Tutta la vita in un giorno. Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Verrà il vento e ti parlerà di me Il mare nasconde le stelle.

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