Secondo una recente ricerca, "l'iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell'infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti". Su ilLibraio.it l'analisi di Isabella Milani (pseudonimo di un'insegnante e blogger, autrice de "L'arte di insegnare"): "Il nostro compito di genitori è quello di insegnare a nostro figlio ad affrontare la vita con tutti gli ostacoli che può incontrare sul suo cammino..."

Secondo una recente ricerca condotta dalla professoressa Mai Stafford della Medical Research Council’s Lifelong Health and Ageing unit della University College London, “l’iperprotettività dei genitori verso i figli, soprattutto durante il periodo dell’infanzia e della crescita, può causare loro dei danni psicologici permanenti da adulti”.

Ora io vi domando: siete sicuri di non essere anche voi dei genitori iperprotettivi? Voglio aiutarvi a capirlo con qualche riflessione.

La prima riguarda la vita: com’è la vita? Si può sperare di non dover affrontare nessun problema? Direi proprio di no.

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La seconda riflessione riguarda il compito dei genitori. Chiediamoci qual è, fondamentalmente. Direi che è quello di insegnare a vivere.

Il nostro compito di genitori, quindi, è quello di insegnare a nostro figlio ad affrontare la vita con tutti gli ostacoli che può incontrare sul suo cammino.


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Il genitore iperprotettivo è quello che si sente in dovere di proteggere suo figlio da ogni fatica, da ogni impegno, da ogni preoccupazione o disagio. Lo abitua fin da piccolo a pensare che il mondo è una giostra colorata e che a lui deve essere riservato sempre il cavallino bianco. In perfetta buona fede, crede veramente di fare il suo bene dandogli tutto senza pretendere nulla in cambio. Lo fa vivere in una campana di vetro, adagiato in un letto di piume. Guai a fargli provare il minimo cenno di imbarazzo o di tristezza.

E voi? Che genitori siete? Chiariamo che cosa significa “essere iperprotettivi”.

Siete esageratamente protettivi quando non accettate l’idea che il bambino possa piangere. Il bambino piccolo esprime con il pianto qualunque suo disagio, anche piccolo. Non dovete avere una sirena interiore che si mette a suonare perché tutti in casa corrano a far qualcosa perché il pianto cessi sul nascere. Il pianto serve.

O quando riempite la casa di tappeti e di gommapiuma perché se cade non si faccia male. La caduta gli è necessaria per imparare che camminando in un certo modo può farsi male.

O quando gli comperate il gioco che vuole, perché non si dispiaccia se gli altri lo hanno e lui no. Ci sarà sempre qualcuno che ha qualcosa più di lui. Deve abituarsi all’idea.

O quando fate voi quello che potrebbe fare da solo: lo aiutate a fare i compiti, gli portate lo zaino, fate voi il suo letto, mettete a posto i suoi giochi, i suoi libri, i suoi quaderni. Come se avesse sempre pochi mesi e fosse totalmente dipendente da voi.

Siete iperprotettivi se, quando arriva a casa con una nota, gli dite “Ah, sì? Domani vengo io a parlare con quella”; quando fate il terzo grado a vostro figlio e ai compagni per sentire bene com’è andata; quando telefonate ai genitori dei compagni, per sapere se sanno qualcosa che possa servire per accusare l’insegnante e poi correte a scuola a “metterla a posto”.

Siete iperprotettivi quando andate a chiedere all’insegnante perché vostro figlio ha avuto 6 invece di 7, visto che lo avevate interrogato e “la sapeva bene”.

Siete iperprotettivi quando fate parte di un gruppo whatsapp insieme ai genitori della classe, e ogni giorno vi consultate sui compiti e sui risultati dei problemi, vi scambiate consigli sull’esercizio di analisi logica, e previsioni sul titolo del tema del compito in classe.

Siete iperprotettivi quando fate i compiti insieme a vostro figlio e gli spiegate voi la lezione, per essere sicuri che non debba affrontare il dispiacere di un brutto voto.


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Quali sono i problemi che i bambini che vengono educati a non incontrare ostacoli potranno avere da adolescenti e poi da adulti?

Quando intervenite nei suoi rapporti con gli amici, con i vicini di casa, con i compagni di scuola, con gli insegnanti, per evitare che rimanga male, o che si rattristi, o si arrabbi siete iperprotettivi. Ci sarà sempre qualcuno che lo farà stare male e, quando accadrà, non saprà come comportarsi.

Tutte le volte che proteggete i vostri figli – dallo spigolo, dal compagno di giochi, dalla noia, dall’insegnante, state dando dei colpi alla sua autostima. È come se gli diceste: ti proteggo perché tu non sei in grado di schivare lo spigolo, non sai gestire un’amicizia, non hai nessuna creatività, non sai studiare, non capisci, non sai fare nulla senza il mio aiuto. Ecco il danno permanente: se siete iperprotettivi, vostro figlio non saprà rapportarsi con gli altri, si sentirà sempre inadeguato, non vorrà prendersi le sue responsabilità.


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Se vi siete riconosciuti come genitori iperprotettivi vi dico: cari genitori, cambiate atteggiamento! State tranquilli! Vostro figlio è a scuola, non in una strada del Bronx, sotto il tiro delle pistole. Gli insegnanti non picchiano gli alunni come quelli che avete visto al telegiornale, non ce l’hanno con vostro figlio, non sono tutti incompetenti e cattivi. Lasciateli lavorare. Lasciate che si instauri un rapporto sereno fra l’insegnante e vostro figlio. Non fate da filtro, non date la colpa all’insegnante o al compagno per toglierla a vostro figlio: è peggio, principalmente per lui.


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Lasciate che vostro figlio pianga, se gli serve, che si stanchi, che fatichi a trovare le soluzioni, che cada, che faccia i compiti da solo, che si rialzi da solo, che sbagli, che si annoi, che si prenda la responsabilità dei suoi errori. Lasciate che litighi con gli amici o con la ragazza. Osservatelo crescere e controllatelo, ma da lontano. Crescere è faticoso e a volte anche doloroso. Lasciate che cresca da solo. Abbiate fiducia in lui.

La vita è una corsa a ostacoli: come può vostro figlio imparare a superarli se voi lo allenate a correre in una pista senza ostacoli? O se correte insieme a lui, tenendolo in braccio? Se lo proteggete troppo non gli insegnate a vivere.

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella Scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi. Qui il suo blog.

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