Incontro con Glenn Cooper autore di Il libro delle anime ISBN:9788842916604

Può un libro cambiare i destini dell’umanità e indurre la gente a uccidere pur di occultare i segreti riposti nelle sue pagine? Su questo interrogativo Glenn Cooper ha costruito il suo nuovo thriller, Il libro delle anime. Il titolo allude a un volume sottratto in epoca medievale alla “Biblioteca dei morti”, la monumentale raccolta di manoscritti contenenti le date di nascita e di morte di tutti gli uomini vissuti dall’VIII secolo in poi. Quando il libro delle anime ricompare, dopo un oblio di oltre sette secoli, diventa ben presto l’ossessione personale dell’ex profiler Will Piper, uno dei pochi a conoscere l’esistenza della Biblioteca dei morti. Tuttavia, anche i Sorveglianti, braccio armato della più temibile agenzia governativa americana, sono a conoscenza dei segreti della Biblioteca e sfideranno Will Piper in un duello mortale per impadronirsi del libro. Abbiamo incontrato l’autore.

D. Il protagonista del Libro delle anime è un ex agente dell’Fbi, ritiratosi a vita privata per godersi le gioie del matrimonio e della paternità. Quando però sente profumo d’avventura, non esita a venir meno alle promesse fatte alla giovane moglie. Davvero incorreggibile il suo eroe.

R. Il matrimonio non può cambiare una persona. I difetti non scompaiono. In compenso Will Piper ha un forte senso della moralità e sa distinguere tra bene e male. Quando sbaglia, si sente in colpa. Sbaglia perché non è perfetto. Nessuno di noi lo è. Non mi piacciono gli eroi di plastica che non commettono errori.

D. Nella trama ha un certo rilievo la figura del teologo Calvino. Mi chiedevo se proprio le tesi di Calvino avessero gettato i primi semi per la nascita, nella sua fantasia, della Biblioteca.

R. Direi di no, anche se i suoi insegnamenti mi hanno sempre affascinato, soprattutto da ragazzo. È quasi inevitabile che abbiano forte presa su un giovane. Quando si è ragazzi, può essere sconvolgente riflettere sull’ipotesi che tutto in realtà sia già stato preordinato. Crescendo, l’ipotesi non mi ha più ossessionato, ma ho continuato a ritenerla interessante. Per Il libro delle anime avrei potuto scegliere qualsiasi epoca, ma ho optato per il XVI secolo, perché m’intrigava far dipendere il cambiamento di orientamenti della chiesa dal contatto di Calvino con la misteriosa Biblioteca.

D. Un altro personaggio che rivive nelle sue pagine è Nostradamus. Che cosa pensa di lui?

R. Era un ciarlatano. L’ambiguità è la caratteristica principale delle sue quartine. Il linguaggio è così generico da autorizzare qualsiasi interpretazione a posteriori: dall’assassinio dell’Arciduca Ferdinando, all’ascesa di Hitler, al crollo delle Torri Gemelle. La curiosità mi ha spinto a leggere con attenzione le sue quartine. Be’, posso tranquillamente affermare che lo faceva per soldi. Un ciarlatano, appunto. L’unica vera intuizione che ebbe Nostradamus fu comprendere che, durante la peste, i migliori rimedi erano costituiti dall’acqua fresca e dall’aria aperta.

D. È scettico anche verso le profezie delle Sacre Scritture?

R. Sono scettico nei confronti di tutte le profezie. Credo che i profeti abbiano sempre in mente un disegno preciso, un piano personale che vogliono realizzare, non importa attraverso quale forma, sia esso un libro o un discorso. Dietro una premonizione vi è sempre un intento. Ciò non toglie che le profezie siano fantastiche per un romanzo.

D. Lei ipotizza che un libro può cambiare la storia. Può capitare anche nella realtà? La letteratura ha tutte queste potenzialità?

R. I libri possono mutare convinzioni radicate e influire sulla vita delle persone, condizionandone le azioni future. Credo anche che la buona letteratura sappia agire a più livelli sulla coscienza dei lettori. Quanto a me, non ho quest’ambizione. I miei libri hanno lo scopo di intrattenere. Spero però che stimolino anche la riflessione.

D. Scrivere un sequel è sempre un rischio. Lettori e critici aspettano al varco un autore, soprattutto quando ha al suo attivo un acclamato bestseller. Ha avvertito una pressione particolare mentre scriveva Il libro delle anime?

R. In realtà scrivere un libro è sempre un’operazione complicata. In questo caso però, sono stato agevolato dal fatto che Il libro delle anime fosse il naturale prolungamento del precedente. È stato un po’ come scrivere una storia in due atti. Ben più difficile è stato portare a termine il mio terzo romanzo, di prossima uscita, una storia nuova e indipendente. Un altro vantaggio è stata l’alternanza dei piani temporali. Il libro delle anime si svolge parte nel presente e parte nel passato. Trovo che questa impostazione agevoli il mio lavoro. Il romanzo che ho appena terminato è invece ambientato interamente ai nostri giorni e ha richiesto un ritmo narrativo frenetico. È vietato concedersi troppe pause e far calare la tensione in un thriller tradizionale.

D. Nel Libro delle anime convivono diversi tipi di scrittura, dalle lettere di epoca medievale sino al componimento poetico che, nella finzione narrativa, attribuisce a Shakespeare. Mi sembra di notare una grande cura per gli aspetti formali.

R. Sì. Ho studiato a fondo i vari periodi storici prima di scrivere le lettere. Desideravo far esprimere i miei personaggi con un linguaggio adeguato. Scrivere il sonetto che ho attribuito a Shakespeare non è stato semplice. Non sono certo un poeta. Me la sono cavata con un espediente: poiché il componimento appartiene a uno Shakespeare giovane e alle prime armi, non è sorprendente che sia tutt’altro che eccelso.

D. Questo suo desiderio di sperimentare la porterà a scrivere anche opere di saggistica?

R. Di saggistica ne ho fin sopra i capelli. Ho passato interi anni della mia vita a scrivere articoli per riviste medico-scientifiche o relazioni per autorità di regolamentazione come la Food and Drug Administration. Ciò che mi dà piacere ora è scrivere fiction.

D. Come spiega il grande feeling con i lettori italiani?

R. L’Italia è il Paese in cui la mia opera d’esordio ha avuto maggior successo. Ben trecentomila lettori italiani mi hanno dato fiducia, ovvero quasi un terzo di tutte le persone – quasi un milione – che hanno comprato il mio primo romanzo. Il mercato italiano ha un’importanza speciale per me. Il giudizio dei lettori mi lusinga, ma non sono in grado di spiegare le ragioni del loro gradimento. Vorrà dire che mi trasferirò in Italia.

D. Stamani si è sottoposto a Milano a una lunga serie di interviste. Nel pomeriggio dovrà recarsi al Salone del Libro di Torino per altre incombenze. Come vive questo aspetto della sua professione?

R. Per me è un piacere, non un dovere. Lo trovo estremamente gratificante. Amo soprattutto andare alle conferenze. Mi piace ascoltare scrittori affermati. Si può imparare tantissimo. Ora sono anche in grado di trasmettere qualcosa ad aspiranti scrittori e dar loro qualche dritta sulla scrittura e sul mondo dell’editoria.

Intervista a cura di Marco Marangon

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