“Quel giorno di un anno dopo la macchina mi si è fermata al centro di via Flaminia, proprio in mezzo a una giornata intasatissima e importante. Niente, non ripartiva, così ho aperto lo sportello, sono uscita, e ho cominciato a piangere, fra clacson e che succede. Un tizio mi ha aiutato a spingerla in una piazzola, per permettere al traffico di riprendere a scorrere. Mi sono guardata intorno, ho riconosciuto la strada. Trecento metri più in là abitava l’amica di M., e io stavo andando, di nuovo, a un appuntamento che speravo mi avrebbe cambiato l’esistenza...”. Su ilLibraio.it, in occasione dell’uscita della raccolta "Quel giorno - Racconti dell'attimo che ha cambiato tutto", la riflessione della scrittrice Valentina Farinaccio

Quel giorno avevo un appuntamento per un lavoro che non avrei ottenuto. C’era la possibilità che io diventassi l’assistente personale di un’attrice, questo era il lavoro, e così, da un paio di settimane gironzolavo fra telefonate e colloqui: con la sua ex assistente, col suo compagno, con la sua migliore amica. Era il giorno della sua migliore amica, quello, e mi ero presentata con il solito ragionevole anticipo. Non potevo citofonare, un’ora prima. L’anticipo abbondante è maleducato quanto il ritardo. Mi sono messa davanti al portone, allora, ad aspettare. Perché non c’era un bar, nei paraggi, né una panchina, o un giornalaio. E gli smartphone non erano ancora stati inventati, figuriamoci. C’era un’officina, però, dall’altra parte della strada. E così, per sessanta minuti, ho ingannato il tempo osservando il meccanico, la sua salopette macchiata di grasso, i clienti, i due aiutanti, quello giovanissimo, l’altro più anziano. Si capiva che era il capo, lui, perché chi arrivava doveva aspettarlo: sia per lasciare, che per ritirare l’auto. 

Il colloquio era andato bene, poi. Tanto che la volta successiva avrei incontrato lei, finalmente. L’attrice di cui sarei diventata, speravo, assistente. 

Ero arrivata nei pressi di casa sua col fiatone, l’ansia, il terrore di non trovare il civico, di non sapere che dire, di essermi vestita troppo male, o troppo bene. Avevo un anticipo di venti minuti, ero praticamente in ritardo, per i miei canoni. Ma la sua amica, a cui avevo raccontato di avere un problema al contrario con la puntualità e che perciò avevo passato un’ora a impicciarmi dei fatti del meccanico, sotto casa sua, mi aveva mandato un sms: “Valentina, se sei giù, come immagino, puoi salire. Ti aspettiamo”. Ero salita, sgranando gli occhi davanti all’incontro della vita. 

M. era più bella di quanto sapessi. Portava i capelli corti, biondi, e le chiesi subito se era vero quello che avevo letto sui giornali, che li tagliasse da sola. Era vero, e mentre me lo confermava, se li scompigliava con una mano, come per dimostrarmi che non era una da messa in piega. Voleva la garanzia che non avessi velleità d’attrice. “Va a finire sempre che sperano di riuscire a realizzare, standomi accanto, il loro sogno. Ma a me serve un’altra figura professionale, non so se mi spiego. Qualcuno che mi aiuti a leggere i copioni, che risponda alle mail e che sia capace di fare le prenotazione online… ecco, per esempio: tu sai prenotare treni e voli col computer?”. Sapevo prenotare treni e voli col computer, sì. E non avevo velleità d’attrice. Ho sempre sognato di fare la scrittrice, del resto non m’importava granché, era solo lavoro. Lei spalancò quegli occhi cerbiatto che aveva, avremmo potuto parlare di libri, allora!, mi disse contenta. 

Era quasi Natale. Sul tavolo basso che si prendeva tutto il tappeto, una montagna di pacchi e pacchetti colorava la stanza. “Ha già fatto i regali! Io me ne ricordo sempre il 24 mattina”, e non era la cosa giusta da dire, considerato che M. stava scegliendo la sua solerte assistente personale. Ma il giorno dopo mi arrivò lo stesso la chiamata: il lavoro era mio. Due settimane prima di cominciare, però, un’altra telefonata mi diceva che ci avevano ripensato. Che forse non ero la persona adatta. Ma ero una ragazza adorabile, colta e schietta, avrei trovato la mia strada, e arrivederci. Ero furiosa. Se fosse comparsa la faccia di quell’attrice meravigliosa in tv, le avrei lanciato un bicchiere contro. Invece è morta pochi mesi dopo, l’ho sentito al telegiornale. Si era aggravata, ecco perché non ero stata assunta. E io non sapevo neppure che fosse malata. 

Quel giorno di un anno dopo la macchina mi si è fermata al centro di via Flaminia, proprio in mezzo a una giornata intasatissima e importante. Niente, non ripartiva, così ho aperto lo sportello, sono uscita, e ho cominciato a piangere, fra clacson e che succede. Un tizio mi ha aiutato a spingerla in una piazzola, per permettere al traffico di riprendere a scorrere. Mi sono guardata intorno, ho riconosciuto la strada. Trecento metri più in là abitava l’amica di M., e io stavo andando, di nuovo, a un appuntamento che speravo mi avrebbe cambiato l’esistenza. Avevo il solito ragionevole anticipo di circa un’ora, e quel meccanico era ancora là. Marco, si chiamava. Che mentre lo guardavo lavorare, un anno prima, non immaginavo che poi un giorno mi avrebbe riparato la vita. Ha rimesso in moto la mia macchina in mezz’ora, e io sono arrivata dove dovevo. Né prima, né dopo: per la prima volta, in orario. 

quel giorno valentina farinaccio

L’AUTRICE – Valentina Farinaccio (nella foto di Nicole Rivellino, ndr) è nata a Campobasso e da molti anni vive a Roma. Il suo primo romanzo, La strada del ritorno è sempre più corta (Mondadori, 2016), ha vinto il premio Rapallo Opera Prima, il premio Kihlgren, e Adotta un esordiente. Le poche cose certe (Mondadori, 2018), il suo secondo libro, racconta una storia tanto incantata e feroce allo stesso tempo, di attese e incontri mancati, di errori e di redenzione.
Ora è in libreria per Utet con Quel giorno – Racconti dell’attimo che ha cambiato tutto, in cui l’autrice racconta storie di giorni speciali: da Marilyn Monroe a Greta Thunberg, da Battisti e Mogol a Steve Jobs, da Raymond Carver a Massimo Troisi, ritroviamo in ogni racconto la magia e l’emozione di quando tutto è cambiato e nessuno lo sapeva ancora, di quegli attimi straordinari che appartenevano a un giorno qualunque. Quel giorno…

Qui gli articoli scritti da Valentina Farinaccio per ilLibraio.it.

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