"Sono cresciuto in una famiglia povera, che non aveva niente, e mi sono arrangiato a sognare le cose che avevo, per non restare deluso. Oggi invece è tutto diverso. Mi ritrovo a scendere da un aereo all’altro, con un completo di Gucci addosso. Eppure mi sono reso conto che girare il mondo ti serve solo a capire dov'eri già, a prendere consapevolezza di quello che sei". In occasione dell'uscita del libro "Notti stellate", ilLibraio.it ha intervistato Marcello Fonte, protagonista di "Dogman" di Matteo Garrone e vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes e del premio come migliore attore agli EFA, gli Oscar europei

L'attore e autore ci ha parlato anche dei suoi progetti futuri con il regista romano ("sì, ci sarò anel suo 'Pinocchio'") e dei sogni vorrebbe realizzare ("Vorrei trovare una compagna di vita con cui invecchiare insieme...")

Nella periferia di Reggio Calabria, da mamma Rosa e papà Peppino, nasce Marcello, ultimo di sette figli. È un bambino fuori dal comune, e si capisce da subito. Trascorre i suoi pomeriggi in una discarica a cielo aperto, giocando a imitare le scene dei film che vede in televisione. Vorrebbe una bicicletta – la chiede a Dio ogni sera – ma dato che i suoi genitori non gliela possono comprare, si accontenta di quello che trova tra l’immondizia: tostapane, fon, radio e tantissimi libri, di cui però non sa che farsene.

A casa non ci può stare, perché non c’è spazio: è troppo piccola e così stretta che gli oggetti vengono accatastati e incastrati come in una partita di Tetris. Di andare a scuola, poi, non se ne parla proprio: il primo giorno Marcello salta dalla finestra del bagno e scappa a via. Non gliene importa niente di stare lì. Vuole tornare a giocare alla discarica, o semplicemente mettersi sul ciglio dell’autostrada a salutare le macchine che passano.

Per chiunque, anche per la madre, è impossibile arginare il suo carattere ribelle. Perché Marcello è fatto così: è selvaggio, rivoltoso e a volte un po’ iracondo, ma è anche tenace, curioso e sa lasciarsi stupire dalle cose più piccole. Ed è proprio grazie alla sua capacità di meravigliarsi di continuo che Marcello riesce a non farsi condizionare dalla povertà in cui vive, continuando a sognare e a cercare qualcosa che possa riscattarlo.

In Notti Stellate (Einaudi Stile Libero) Marcello Fonte, classe ’78, ripercorre la storia della sua infanzia, dando voce a un personaggio che sembra uscito da una vecchia sceneggiatura neorealista. L’ambiente in cui vive, l’animo ruvido e allo stesso tempo gentile, l’ostinazione e la speranza che lo contraddistinguono, lo rendono una sorta di eroe fuori dal tempo, destinato a vivere una di quelle avventure che sembrerebbero esistere soltanto nella fantasia. Invece a Marcello Fonte succede veramente di realizzare il proprio sogno, e da quel bambino che corre in mezzo ai rifiuti, diventa l’attore protagonista di Dogman di Matteo Garrone e vince la Palma d’oro al Festival di Cannes, a cui si aggiunge il premio come migliore attore agli EFA, gli Oscar europei. Da quel momento la sua vita cambia completamente, anche se lui, come ha raccontato a ilLibraio.it, non è così diverso da quel bambino che ritroviamo nelle pagine del suo romanzo.

notti stellate

Notti Stellate è il racconto della sua infanzia. La storia di un bambino che cresce in un paesino della Calabria, mentre va a scuola e trascorre i pomeriggi a giocare nella discarica. Cosa è rimasto di quel bambino oggi che è tutto cambiato?
“La tenacia. La voglia di andare avanti, nonostante tutto. La voglia di andare avanti anche quando hai un chiodo arrugginito conficcato nel piede. La verità è che la vita fa male ogni giorno, anche adesso che tutto sembra perfetto, ma non bisogna lasciarsi condizionare dalle cose brutte che succedono”.

La sua storia sembra davvero una favola – quasi nera, proprio come i film di Garrone -, che parla di riscatto e di un uomo che riesce a realizzare il proprio sogno. Qual è il messaggio che vorrebbe rimanesse ai suoi lettori?
“Non date troppo retta agli altri, perché solo voi conoscete le vostre verità. Non date retta ai consigli gratuiti delle persone che vorrebbero insegnarvi come si fa a vivere. La gente vuole dispensare continuamente regole di vita, invece credo che al posto di ascoltare cosa pensano le persone, sia importante ascoltare il proprio intuito, il proprio corpo, il proprio cuore. Di solito non sbagliano”.

È stata sua l’idea di scrivere un libro? Ci aveva mai pensato prima di Dogman?
“In realtà l’idea è venuta da Caterina D’Amico anni fa, quando arrivai in finale al Premio Solinas con Giuliano Miniati e Paolo Tripodi. Avevamo presentato un soggetto che ruotava attorno alla storia di un bambino. E quel bambino, proprio come nel romanzo, ero io. Caterina ci disse: ‘Ma perché non lo trasformate in un libro?’. Così anche noi ci convincemmo che quella storia poteva davvero diventare un romanzo e iniziammo a scrivere, tutti e tre insieme. Trascorrevamo le serate a scherzare, a bere vino e a lavorare. Ci siamo fatti un sacco di risate, ho dei ricordi bellissimi di quei giorni. All’inizio volevamo intitolarlo Guardando s’impara, perché era un testo incentrato tutto sull’osservazione, sulla capacità di imparare attraverso lo sguardo”.

Cosa significava per lei – per il Marcello bambino di Notti Stellate – la parola successo? E cosa significa oggi?
“Quando ero bambino la parola successo per me non significava proprio nulla. Pensavo solo a giocare e a divertirmi. Vivevo alla giornata, non avevo idee sul futuro. Però un sogno ce l’avevo”.

Quale?
“Volevo aprire un’officina tutta mia, avere i miei attrezzi da lavoro e tenerli sistemati per bene. Insomma, niente di troppo ambizioso. Alla fine credo che dipenda in gran parte dalla fortuna, dalla condizione in cui nasci. I sogni si modellano a seconda di quello che ti puoi permettere. Sono cresciuto in una famiglia povera, che non aveva niente, e mi sono arrangiato a sognare le cose che avevo, per non restare deluso. Oggi invece è tutto diverso. Mi ritrovo a scendere da un aereo all’altro, con un completo di Gucci addosso. Eppure mi sono reso conto che alla fine girare il mondo ti serve solo a capire chi sei veramente”.

Prima parlava di tenacia, ora parla di fortuna. Secondo lei qual è più importante per realizzare i propri obiettivi?
“Lei che dice?”

La tenacia, forse?.
“Anch’io la penso così. E non ho dubbi a riguardo”.

Per quanto riguarda il cinema, ha nuovi progetti in cantiere con Garrone? Ci sarà nel suo Pinocchio?
“Sorpresa. Sì, ci sarò anche io. Ma non posso anticipare nient’altro, soprattutto perché con Matteo Garrone può sempre cambiare tutto all’improvviso”.

E sogna di lavorare con qualche regista o qualche attore in particolare?
“La verità è che i sogni cambiano di continuo. Adesso vorrei trovare una compagna di vita. Una ragazza semplice, che mi capisca, con cui poter condividere il tempo che passa, con cui invecchiare insieme. Aiutarci, sostenerci, prenderci cura l’uno dell’altra. Anche nelle piccole cose quotidiane, come lavare i piatti, stendere i panni, apparecchiare la tavola. I miei, dopotutto, sono sempre stati sogni modesti”.  

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