Andy Muschietti rende onore a una parte del romanzo di Stephen King, "It", con un film di grande intrattenimento, ma l’ampiezza e lo spessore del libro restano inarrivabili... - La recensione

Sono passati 27 anni da quando It è stato portato sullo schermo la prima volta. È il 1990, infatti, quando Tim Curry veste i coloratissimi panni del clown Pennywise per terrorizzare un’intera generazione di spettatori più o meno giovani. Molti non ricordano che la miniserie ispirata al capolavoro di Stephen King era in realtà un prodotto mediocre, perché tendono a ricordare soltanto la paura che il maledetto pagliaccio trasmetteva agli spettatori, anche soltanto durante le pubblicità che anticipavano le “notti horror” di Italia1. A rivederli oggi, però, quei due film, prodotti per la televisione americana, ci si rende conto di quanto fossero scadenti e lontani dalla profondità e dalla ricchezza dei temi trattati nel romanzo.

IT

Dal film di Andy Muschietti è quindi lecito aspettarsi molto di più, anche perché negli anni passati dall’uscita del best seller di Stephen King, It è meritatamente assurto allo status di libro di culto. A parte la schiera di appassionati del Re che hanno letto e riletto il romanzo, con il passare del tempo anche la critica più insospettabile ha riconosciuto a It i meriti letterari che si riservano ai classici della narrativa. Perché se a un primo e disattento sguardo il romanzo di King può sembrare un “mattone” horror, in realtà nelle sue oltre mille pagine si trovano così tanti elementi che – come spesso accade portando un libro sul grande schermo – due ore non saranno mai abbastanza. E infatti non sono stati sufficienti 8 anni di stesure e riscritture della sceneggiatura per riuscire a condensare in un unico film non soltanto il romanzo intero, ma neanche “metà” di esso. Perché, se certe aspettative vengono rispettate, altre finiscono per essere deluse.

Prodotto da Seth Grahame-Smith, autore di Orgoglio e pregiudizio e zombie (Nord), e scritto tra gli altri da Cary Fukunaga, regista dell’intera prima stagione di True Detective, il film di Andy Muschietti riesce egregiamente quando racconta la nascita dell’amicizia che lega i membri del club dei Perdenti, il gruppo di ragazzini – veri protagonisti – emarginati tanto dagli adulti quanto dai coetanei in cui ognuno di noi può riconoscere almeno una parte di sé. Sarà merito di una particolare sensibilità nel raccontare le loro fragilità e il loro coraggio, sarà merito di un cast di giovanissimi particolarmente riuscito (tra gli altri Finn Wolfhard di Stranger Things, ma soprattutto Sophia Lillis) ma questo è a mio avviso l’aspetto migliore del film. Che invece mostra un po’ la corda là dove ci si aspetterebbe proprio il suo punto di forza: la paura.

Perché è vero che di spaventi se ne prendono, ma il pagliaccio di Bill Skarsgård non ha lo stesso magnetismo che aveva il clown di Tim Curry. Questo infatti incarnava alla perfezione il carattere subdolo e seducente del pagliaccio, che con una mano ti offre un palloncino e con l’altra strappa il braccio che tendi per afferrarne la cordicella. In questa sua nuova versione invece non c’è mai un momento in cui lasciarsi ingannare e credere, anche solo per un istante, che Pennywise potrebbe in fin dei conti non essere la personificazione del Male.

Ci sarebbe poi da notare che il film soprassiede completamente sugli aspetti mistici e grandiosi del romanzo, ma sarebbe un appunto utile soltanto per chi già conosce il libro, che non dovrà quindi aspettarsi di assistere al rito di Chüd e si vedrà costretto ad accontentarsi di un paio di veloci (e furbi) riferimenti alla Tartaruga.

Come se la produzione avesse voluto restare in superficie senza scavare più di tanto, con l’obiettivo di mandare nelle sale un film che dà il massimo per quanto riguarda l’intrattenimento, ma senza curarsi troppo della profondità. Considerato il successo straordinario del film – è il maggior incasso di sempre per una pellicola “rater R” – sembra che abbia funzionato. Non ci resta quindi che aspettare per vedere come decideranno di gestire la seconda parte, in uscita tra due anni esatti. Così quando It tornerà a Derry, e al cinema, saremo pronti ad affrontarlo.

 

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