Incontro con James Rollins autore di L’ordine del sole nero ISBN:9788842914167

James Rollins è una delle voci più interessanti del romanzo d’avventura contemporaneo. Ambientazioni esotiche, ardite teorie scientifiche e scene d’azione mozzafiato sono i tratti distintivi dei suoi libri, accolti con entusiasmo dai lettori italiani. L’ordine del sole nero si snoda attraverso tre continenti e lungo mezzo secolo di storia. Si parte dalla Germania hitleriana, fertile terreno di coltura per folli esperimenti di mutazione genetica, per giungere fino ai giorni nostri e alle operazioni degli agenti della Sigma, sezione occulta del dipartimento della Difesa statunitense. Grayson Pierce, agente segreto, si trova in Danimarca per partecipare a un’asta di libri antichi, tra cui spicca la Bibbia appartenuta a Charles Darwin. Nel frattempo Painter Crowe, direttore della Sigma, è testimone di un orribile massacro in uno sperduto monastero del Nepal, sui cui muri appaiono rune celtiche e svastiche tracciate col sangue. Le strade di Grayson e Painter s’intrecceranno in modo imprevedibile in Sudafrica, teatro di un complotto internazionale, dove sono racchiuse tutte le risposte sepolte invano dai nazisti sessant’anni prima. Abbiamo rivolto alcune domande all’autore.

D. L’ordine del sole nero riflette la sua passione per l’avventura. Poiché Lei non si limita a raccontare storie avventurose, ma ama praticare sport pericolosi, mi chiedevo se provasse emozioni più intense quando scrive o quando sperimenta dal vivo situazioni estreme.

R. Le attività che pratico – le immersioni subacquee e la speleologia – comportano un certo margine di rischio, ma si tratta pur sempre di un rischio controllato. Quando s’inventa una storia ci si può invece sbizzarrire e si possono oltrepassare i limiti che la vita reale e il buon senso impongono. Lo scrittore gode in sostanza di maggiore libertà. Non mi sognerei neppure di affrontare i pericoli che i miei personaggi sono chiamati a fronteggiare.

D. La trama si snoda in tre aree geografiche distinte: la Danimarca, il Nepal e il Sudafrica. Ha visitato di persona i luoghi che descrive?

R. Sono stato in Danimarca e in Sudafrica, ma non in Nepal. È sempre utile fare ricerche sul campo e raccogliere testimonianze dirette. Quando questo non è possibile, cerco di ricomporre un quadro dettagliato attingendo a varie fonti, tra cui internet e vecchi numeri del “National Geographic”.

D. Il suo nuovo romanzo affronta questioni scientifiche di grande complessità, dall’evoluzionismo alla fisica quantistica. Si è avvalso di un’equipe di esperti o possiede conoscenze adeguate in questi campi?

R. Prima di diventare scrittore a tempo pieno, ho esercitato a lungo la professione di veterinario. Dispongo dunque di un solido background scientifico. Posso dire di conoscere piuttosto bene tutto ciò che attiene alla biologia evolutiva, perché mi sono specializzato in quella disciplina. In ogni caso, quando ho dubbi o lacune, non esito a contattare esperti del settore.

D. L’ordine del sole nero si apre con tre citazioni – rispettivamente di Darwin, Einstein e Hitler – che alludono alla presenza di un Creatore e al rapporto, spesso controverso, tra fede e ragione. A suo parere, nei prossimi anni, il solco tra scienza e religione si allargherà o si assisterà a un riavvicinamento?

R. Einstein diceva: “La scienza senza religione è zoppa, la religione senza la scienza è cieca”. C’è del vero nelle sue parole. I due ambiti presentano caratteri complementari e le mie storie mettono in risalto questa assoluta compatibilità. Siamo propri così sicuri che i concetti di “evoluzione” e “disegno intelligente” si escludano a vicenda? Ma soprattutto: è davvero così utile interrogarci sulle nostre origini? Il rischio è di fossilizzarci troppa sulla domanda “da dove veniamo?” e di trascurare il quesito più importante “dove stiamo andando?”.

D. Secondo lei dove stiamo andando? È ottimista o pessimista sul futuro che ci attende?

R. Sono un inguaribile ottimista. In ambito scientifico, per esempio, sono in azione intelligenze formidabili che recheranno in tempi brevi – questa è almeno la mia speranza – enormi benefici all’umanità.

D. I libri che scrive sono a metà strada tra il romanzo d’avventura classico e il thriller. A quale dei due generi si sente più vicino?

R. Direi a entrambi. Devo dire però che, quando ho cominciato ad accostarmi seriamente alla scrittura, ho cercato subito di comunicare con una mia voce, di trovare un modo personale di narrare. I miei libri hanno tre elementi facilmente riconoscibili. Innanzitutto luoghi suggestivi, inquietanti e incontaminati come sfondo. In secondo luogo l’argomento scientifico. Infine un enigma da sciogliere. La trama è costruita attorno a un mistero, che va gradualmente svelato.

D. Nei suoi romanzi si assiste sovente a fatti prodigiosi: in Amazzonia un ex agente delle Forze Speciali “riacquista” il braccio che aveva perso durante una missione in Iraq; nell’Ordine del sole nero si narra di un esperimento scientifico dagli effetti impensabili. Qual è il segreto per rendere “credibile” l’incredibile?

R. Cerco sempre di creare uno scenario realistico e preciso, su cui innesto elementi sorprendenti dando libero sfogo alla mia immaginazione. Credo che sia importante partire da una base solida, da un contesto che i lettori possano giudicare reale o quantomeno verosimile. Nelle mie storie realtà e fiction s’intrecciano strettamente e arrivano a confondersi; tuttavia, alla fine di ogni libro, sono solito aggiungere una nota esplicativa in cui svelo tutte le mie carte: che cosa ho inventato e che cosa ho prelevato pari pari dalla storia o dall’attualità. Sento insomma il bisogno di tracciare una linea di demarcazione tra verità e finzione.

D. La trama ruota attorno a un folle progetto, nato nella Germania nazista, che aveva il suo fulcro in uno speciale dispositivo soprannominato “Die Glocke”, cioè “La Campana”. Sono rimasto parecchio sorpreso quando, leggendo la sua nota finale, ho appreso che la Campana è esistita veramente.

R. La storia della Campana è misteriosa e affascinante. In realtà non siamo in grado di dire con esattezza come funzionasse e a che cosa servisse. Sappiamo però che gli abitanti della zona in cui venne condotto quell’esperimento riferirono di strane luci, malattie improvvise e decessi. Quando i russi si addentrarono nella miniera, adibita a laboratorio, trovarono l’intera struttura deserta, la Campana scomparsa. Tutti gli scienziati furono giustiziati. Non è inquietante? Suggerisco a chi fosse interessato all’argomento di consultare un libro di Nick Cook, The Hunt for Zero Point, da cui ho ricavato informazioni preziosissime per il mio romanzo.

D. I prossimi libri avranno ancora come protagonisti gli eroi della Sigma Force?

R. Certamente. Continuerò a narrare le loro gesta. Temo però che non arriveranno tutti all’età della pensione: ho in mente avventure così pericolose che neppure la loro proverbiale capacità di sopravvivenza potrà salvarli dai guai.

Intervista a cura di Marco Marangon

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