di Marco Buticchi autore di L’anello dei Re ISBN:8830420182

Arrivato al quinto romanzo, L’anello dei Re, sempre più Marco Buticchi si afferma come maestro italiano dell’avventura. Invece di rispondere a una nostra intervista ha deciso di spiegarci di suo pugno com’è il nuovo romanzo. Pubblichiamo ben volentieri il suo contributo.

Vi siete mai soffermati a osservare un oggetto antico, pensando a quali e quante mani lo abbiamo accarezzato, quante dita si siano attardate percorrendone i contorni, a chi, prima di noi, ne sia stato proprietario? Provate a pensare a un oggetto di enorme valore che sembra attraversare i secoli, passando di mano in mano come una preziosa reliquia dotata di un arcano potere. Pensate alle mille strade che, nel tempo, l’oggetto ha percorso. Si tratta però di strade che paiono convergere verso il medesimo punto d’arrivo… Questa storia parte da lontano, da molto lontano…

Salomone, il giusto tra i giusti, il Re dei re si dice che attingesse la propria saggezza da un magico talismano: un anello che sempre portava al dito. Sulla corona dell’anello era inciso l’esagramma costituito da una stella a sei punte. Era il sigillo del re biblico che diverrà il simbolo del popolo eletto. Si dice anche che quell’anello, dotato di enormi poteri, mai sarebbe dovuto cadere nelle mani dei non giusti, altrimenti i seguaci del maligno si sarebbero avvalsi delle misteriose doti del talismano.

La città di Tabarqa è assediata dal più terribile dei nemici: ai valorosi abitanti non fanno certo paura i cristiani in armi accampati da tempo fuori dalle mura, ma il terribile contagio che ogni giorno reclama vittime sempre più numerose. Il Muqatil, il valoroso guerriero a capo della comunità musulmana, capisce che tutto è perduto: la peste è ormai un furioso incendio che si alimenta da solo. L’unica speranza che invece alimenta il cuore del guerriero è quella di salvare dal supplizio la sua ultima ragione di vita: la figlia Celeste.

L’unico in grado di esaudire l’estremo desiderio del guerriero, altri non è se non il suo più tenace avversario: un samurai al servizio dei cristiani, che però conosce e rispetta l’antico codice d’onore dei nobili guerrieri d’oriente. E proprio per un debito d’onore, Celeste verrà sottratta al contagio e condotta in salvo – apparentemente in salvo- nella splendida Venezia del 1348. Qui però una nuova minaccia è in agguato per la bambina dagli occhi del colore del mare profondo. Anche il terribile morbo sembra seguire gli spostamenti della figlia del Muqatil passo dopo passo. Sarà nel corso di una delle innumerevoli fughe, travestita da ragazzo per riuscire a salvarsi la vita, che Celeste riceverà in dono da uno dei suoi compagni di avventura un antico talismano: un anello d’oro. Si tratta dell’Anello dei re, il magico sigillo di re Salomone.

Il freddo tra le cime delle Alpi era ben più letale delle pallottole. E infatti intirizziti, male equipaggiati e peggio addestrati lo sapevano bene. Ma quella guerra, dicevano i potenti nel lontano 1915, sarebbe durata poco. Il primo conflitto mondiale si rivelò invece una carneficina senza precedenti. Sulle vette dolomitiche venne combattuta una strana guerra, subdola, letale e, nel vero senso della parola, sotterranea: gli scenari rosati del Colle di Lana, del Falzarego, del Lagazuoi e di tante altre cime ricoperte dalle nevi perenni sarebbero stati il teatro della più cruenta guerra di mina mai conosciuta. Sotto le postazioni nemiche venivano infatti scavate interminabili gallerie che poi, colmate di esplosivo, venivano fatte brillare, distruggendo ogni cosa o essere vivente che si trovasse al di sopra della camera di scoppio e sconvolgendo in molti casi la stessa morfologia del paesaggio. Quella era una guerra fatta di uomini e di eroi, di ideali e di assalti all’arma bianca.

Un maggiore alpino italiano si troverà a combattere a fianco a fianco di un valoroso tenente rumeno. Tra di loro nascerà una solida amicizia, maturata dal profondo rispetto, dall’abnegazione e dal coraggio che ciascuno era capace di mostrare nei momenti di grande difficoltà. A legarli in maniera indissolubile interverrà poi la condivisione di un segreto: il nascondiglio di un potente talismano, un antichissimo anello d’oro appartenuta a Salomone, il re dei re, un oggetto che la nobile famiglia dell’ufficiale rumeno era solita tramandarsi come una reliquia di generazione i generazione, sin da tempi antichissimi.

La città di New York dei nostri giorni è ancora una volta in ginocchio per l’attacco della vile mano di un terrorista: un pericoloso serial bomber rivolge i suoi sanguinari interessi contro le comunità musulmane. Sembra che il terrorista dalle dita sottili sia in grado di colpire ovunque nel mondo. Con il tipico perverso narcisismo di ogni omicida seriale, quello che si fa chiamare il Giusto nel nome di Dio è solito dare indicazioni sul luogo ove avverrà il prossimo attentato utilizzando messaggi contenenti versetti del Corano. Per suggellare la sua identità, il Giusto nel nome di Dio farà uso di un antico sigillo che sembra essergli stato recapitato dal caso: un antico anello che reca sulla corona l’esagramma di re Salomone. Ma Oswald Breil, l’eroe di mille battaglie la cui indubbia statura pare quasi imprigionata nel suo corpo di ridotte dimensioni, ripete sempre che, nel mestiere delle spie, non è concesso spazio alle coincidenze.

Celeste, dopo aver vestito a lungo i panni di un giovane scudiero, lotterà per aver ragione di colui che l’ha privata dei suoi affetti più cari e, tornata finalmente e a tutti gli effetti una bellissima donna, conoscerà l’amore, dando vita a una dinastia, quella dei voivoda di Valacchia, che vedrà tra i suoi discendenti personaggi che faranno la storia del quindicesimo secolo, momento oscuro di un’era oscura. Sarà proprio Celeste, per prima, a compiere quel gesto che diverrà poi una solenne tradizione per ogni suo discendente, da Vlad Terzo Dracula, al giovane tenente rumeno impegnato sul fronte dolomitico: la consegna di mano in mano e da genitore al figlio dell’antico Anello dei Re.

Hollywood, negli anni trenta del Novecento, è un’immensa fabbrica pronta a soddisfare i sogni di persone che ben conoscono la crudeltà delle guerre e le ristrettezze di una crisi economica senza precedenti. In quel mondo incantato approda un profugo ungherese. Anch’egli ha conosciuto la guerra, dalla sponda opposta rispetto a quella del giovane ufficiale rumeno e del suo superiore italiano. E con loro si è incontrato, o meglio, scontrato, più volte, sino a entrare in possesso del segreto che il nobile rumeno custodiva gelosamente. Le porte della fabbrica dei sogni sono capaci di spalancarsi di fronte a chiunque e, in breve, l’emigrante ungherese diverrà uno dei più quotati attori di Hollywood, specializzato nell’interpretare un solo personaggio: Vlad Tepes l’Impalatore, il Dracula principe delle tenebre, così come venne partorito dalla penna di Bram Stoker.

Il colonnello Asher Breil aveva un sogno, mentre pilotava il suo Mirage nel corso della Guerra dei Sei Giorni: costruire un mondo migliore per suo figlio, il piccolo Oswald, colpito da una rara malattia genetica che gli avrebbe impedito di crescere. Un atterraggio di fortuna, nei pressi un bunker italiano risalente alla campagna di Palestina nel corso della prima guerra mondiale, faranno sì che Asher Breil, gravemente ferito, recuperi alcune carte redatte molti anni prima da un ufficiale italiano trasferito dal ghiaccio delle alpi nei torridi deserti d’Arabia. In quelle carte pare essere racchiuso il segreto di un oggetto sacro per il popolo ebraico: l’ufficiale italiano potrebbe essere a conoscenza della storia più recente dell’Anello dei re. Ma sull’oggetto si sono accentrati anche altri interessi: interessi di potenti capaci di uccidere. Toccherà alla bella ricercatrice Sara Terracini il compito non facile di decifrare quelli che sembrano – e, a tutti gli effetti, sono – gli ultimi enigmatici messaggi lasciati da un padre, che sente avvicinarsi la fine, al proprio figlio.

Nulla di originale, certo, si potrebbe obiettare: ogni giorno migliaia di persone esprimono le proprie volontà a garanzia degli eredi. Nulla di originale, certo, se il destinatario dei messaggi non si chiamasse Oswald Breil e se i messaggi non riguardassero un antico anello d’oro, il talismano appartenuto al Re dei re. Un oggetto a cui la leggenda attribuisce sconfinati poteri. E quello stesso oggetto, in questo preciso momento, si trova nelle mani di un terrorista lucido e letale, capace di far traballare pericolosamente i già precari equilibri mondiali…

4 luglio 2005

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