#luoghideilibridelmondo - Vi state preparando a un viaggio (anche letterario) nella capitale francese? Vi proponiamo un racconto dettagliato che vede al centro le librerie più interessanti di Parigi. Un reportage in prima persona con consigli, itinerari, pregi, difetti e immagini dei negozi francesi più caratteristici... - Ecco la prima puntata

Parigi val bene un bel giro in libreria. Anzi si potrebbe in realtà concepire, in chiave un tantino ossessivo compulsiva e maniacale, un tour di Parigi che passi soltanto ed esclusivamente di libreria in libreria, con qualche piccola pausa in una patisserie. In questo senso ogni elenco, per quanto esaustivo, non vale l’esperienza viva del flâneur, libero di pellegrinare curioso e inesausto per le strade e tra gli scaffali della Ville Lumière in un labirinto gioioso e infinito di scoperte e di sorprese che la capitale francese mette a scaffale, “piccolo” paradiso bibliofilo a portata di TGV.

Per questo ogni lista di librerie parigine è destinata ad essere provvisoria, incompleta e infinitamente parziale. Dunque non nascondo la completa soggettività, arbitrarietà, per certi versi casualità, di questa scelta. Tre sono stati, però, i criteri guida per i rapidi e personali suggerimenti in forma di appunti che seguono: stare lontano (tranne qualche cenno dovuto) dalle opzioni troppo scontate, nominare solo librerie visitate di persona e saggiate di prima mano, includere soltanto le migliori, secondo il giudizio personale, ovviamente. Spero perdonerete le omissioni, anzi mi auguro di cuore che le integrerete con i vostri preziosi suggerimenti.

Detto questo: Shakespeare & Co. è tanto tanto carina (e un perfetto rifugio serale nei pressi di Notre-Dame), ma qui non ne parlo. Gibert Jeune, con le sue sedi settoriali che costellano St-Michel è un perfetto punto di partenza per usato e occasioni, ma non sarà inclusa. La FNAC è comoda, fornita e, nei limiti della legge francese, scontata (quella di Les Halles per certi versi imprescindibile), ma non ora e non qui.

Shakespeare & Company

Vi interessa ad esempio cominciare dal mercato dell’usato? Dovrete salire un po’ più verso il Luxemburg lungo Boulevard St-Michel e fare un giretto da Boulinier (ottimo anche per film e CD) oppure, fra le molte librerie dell’area Sorbonne, entrare da Rim Librairie (vicino al parco) e scovare, dietro un’insegna consunta, piccoli gioielli nascosti, come tutte le guide di Parigramme (editore specializzato in volumi sulla città) a metà prezzo.

Moulinier
Libreria Moulinier, Parigi

 

Proseguendo verso il Senato, a sud del parco, superato il metro universale scolpito e celato sotto i portici di fronte alla sede legislativa, si gira in Rue Férou (dove da poco c’è un murale del Battello ebbro di Rimbaud) per finire nella famosissima Place Saint-Sulpice (Corrado Augias ci apre i suoi pedagogici Misteri di Parigi e Dan Brown vi pone al centro il suo prescindibile Codice). Nell’angolo di fronte alla chiesa a sinistra, su Rue de Mézières, c’è La Procure, ottima e vasta libreria religiosa (ma non solo), gustosamente evocata da Emmanuel Carrère nel suo ultimo Il regno (questo, sì, da leggere).

Tornando verso Saint-Germain-des-Prés, magari vi aspettarete La Hune, proprio lì in mezzo, fra Café de Flore et Les Deux Magots, al centro gravitazionale della Parigi esistenzialista, e invece di fronte alla Brasserie Lipp troverete d’angolo una luccicate e ornata boutique di Louis Vuitton. Non spaventatevi troppo. La città, quella che ancora oggi fa complice capolino nell’ultimo romanzo di Marco Missiroli (altra lettura consigliata), non è più quella di Sartre, ma la mitica libreria ha trovato nuova sede a pochi passi, in place Saint-Germain-des-Prés, all’imbocco di Rue Bonaparte, e vi accoglie ancora, con design di struttura un po’ meno originale, nel suo consueto bianco virginale. Una visita, da queste parti, meritano anche L’Écume des Pages (nome che echeggia Boris Vian) e il flagstore della TASCHEN (se pungesse vaghezza di un omnibus di Dalì), piccolo guilty pleasure di una zona, come altre di Parigi, a cui l’abuso turistico non riesce, per quanto s’impegni notevolmente, a violare il fascino.Se ci fosse ancora il negozietto del Village Voice, consiglierei agli anglofoni un giretto senz’altro, ma ormai è chiuso da qualche anno. Capita anche qui. Dunque non rimane che scendere verso la Senna – un’occhiata ai bouquinistes della rive Gauche sempre e comunque, ma i migliori dovrete scoprirli da soli, e non li confesserò neppure sotto tortura – oltrepassare il fiume (sul “Moccioso” e pedonale Pont des Arts, che sta andando a pezzi sotto il peso dei lucchetti amorosi), e raggiungete il Louvre (bookshop del Louvre, Apple Store, ma soprattutto la splendida papeterie giapponese Delfonics tappe ineludibili del Carrousel du Louvre).

Libreria Delfonics - Parigi
Libreria Delfonics – Parigi

 

Sempre che siate ancora in vena di fare gli americani a Parigi (senza tornare da Shakespeare & Co., rileggersi l’Adam Gopnik di Da Parigi alla luna), da qui fatevi un giretto da Galignani (classico) e una visita da WHSmith (più English, ottimo reparto riviste, presente perfino il cheddar cheese). Per tornare poi alla lingua di Molière un salto dalla superclassica (puro stile Gallimard) Librairie Delamain di fronte alla Comédie Française merita, anche se non brilla per originalità. Come, dieci minuti a piedi, non si può non entrare al Pompidou e fare una visita alla libreria del museo (ottima naturalmente sul fronte arte e fotografia, ma fortissima anche nel settore cinema, bambini e danza). E così, quasi senza accorgercene…

(Continua nella seconda puntata…)

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