"Non descrivere ciò che abbiamo sotto gli occhi (la cronaca, il presente, che sono già predominio dei media), piuttosto ascoltare le voci del vento, raccogliere le parole che volano come spore tra le foglie degli alberi, catturare ciò che è invisibile e tramutarlo in esperienza da narrare (o occasione di narrabilità), in qualcosa che non c’è e che da quel momento, subito dopo essere diventato racconto, comincia a essere riconoscibile...". Su ilLibraio.it l'idea di letteratura dello scrittore e saggista Giuseppe Lupo, che torna con il romanzo "L'albero delle stanze"...

C’è un frammento di Breviario Mediterraneo (1991), in cui Pedrag Matvejević, l’autore di questo libro formidabile, ipotizza due cose: che siano stati i poeti a descrivere le isole cercate invano dai naviganti e mai trovate, che i geografi siano stati costretti a disegnare il mondo proprio per ovviare alle scritture visionarie dei poeti. Il discorso mi affascina e confesso che per me l’idea che raccontare sia un po’ come inventare il mondo è quasi un vangelo, uno slogan da sbandierare ogni volta che un lettore mi chiede perché scrivo e, soprattutto, perché scrivo “a modo mio”, cioè nei termini meno realistici possibile. Il primo pensiero va a Omero, che è il padre di tutti: se non avesse raccontato il viaggio di Ulisse (ammesso che sia stato lui a farlo), dopo il suo poema avremmo avuto un’idea compiuta di Mediterraneo? Forse no. Probabilmente era necessaria l’Odissea (così come l’Eneide e le Argonautiche e tutti gli altri poemi che hanno narrato i viaggi sulle navi) per arrivare a definire i confini di un mondo che era presente, lì sotto gli occhi di tutti, esisteva certo ma abbisognava che fosse raccontato per essere percepito come reale.

Questo dovrebbe fare la letteratura: non descrivere ciò che abbiamo sotto gli occhi (la cronaca, il presente, che sono già predominio dei media), piuttosto ascoltare le voci del vento, raccogliere le parole che volano come spore tra le foglie degli alberi, catturare ciò che è invisibile e tramutarlo in esperienza da narrare (o occasione di narrabilità), in qualcosa che non c’è e che da quel momento, subito dopo essere diventato racconto, comincia a essere riconoscibile. Diventa spazio, tempo, persona, sentimento, memoria, sogno della storia, utopia: come fa Cervantes, che non ci dà il resoconto della nazione in cui è nato e vissuto, ma disegna i confini di una Spagna allucinata e tragicomica, solamente e totalmente sua, dove noi lettori siamo felici di abitare insieme ai suoi personaggi.

Per quanto mi riguarda, ho sempre scritto scansando l’insidia del quotidiano, del qui e ora, della cronaca spesso grigia che è intorno a noi. I miei libri non hanno la pretesa di dichiarare il malfunzionamento del mondo e nemmeno di offrire le ricette per correggerlo. Sono proiezioni dei fantasmi che mi tengono compagnia da quando sono nato e che escono da quell’immenso magazzino di parole, sogni, ricordi, suoni, visioni, quadri, letture, comunemente chiamato immaginario. È là che prendono vita le mie storie. Ogni tanto basta varcare la soglia di questo magazzino, infilarci le orecchie, gli occhi, le mani, fermarsi quel tanto che basta a respirare il fiato lungo dell’epica, sincronizzare il battito del cuore sul tempo delle narrazioni memorabili e sentirsi finalmente a casa.

L'albero di stanze

L’AUTORE – Giuseppe Lupo è nato in Lucania (Atella, 1963) e vive in Lombardia, dove insegna letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e di Brescia. Per Marsilio ha pubblicato L’americano di Celenne (2000; Premio Giuseppe Berto, Premio Mondello opera prima, Prix du premier roman), Ballo ad Agropinto(2004), La carovana Zanardelli (2008; Premio Grinzane Cavour-Fondazione Carical, Premio Carlo Levi), L’ultima sposa di Palmira (2011; Premio Campiello-Selezione giuria dei letterati, Premio Vittorini), Viaggiatori di nuvole (2013; Premio Giuseppe Dessì) e Atlante immaginario (2014). È autore di numerosi saggi e collabora alle pagine culturali del Sole 24 Ore e di AvvenireCosì l’editore Cesare De Michelis descrive il suo nuovo romanzo, L’albero delle stanze.

 

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