La regolamentazione degli sconti sui libri è a rischio, e la preoccupazione cresce. Ma, a quanto ci risulta, dal Governo sarebbe arrivata un'apertura verso un confronto sul tema, e non è affatto detto che la bozza del Ddl sulla Concorrenza venga discussa già il 20 febbraio dal Cdm. Nell'attesa, dopo che editori (grandi e piccoli) e librai si sono detti uniti e pronti a difenderla, IlLibraio.it ha fatto il punto della situazione con Ricardo Franco Levi, che spiega perché la legge che porta il suo nome è ancora valida ("garantisce una concorrenza equa", come aveva già dichiarato l'Antitrust in passato)...

Non è ancora chiaro se venerdì 20 febbraio il Consiglio dei Ministri discuterà il Ddl sulla Concorrenza che, stando alla bozza (quindi non al testo definitivo), di fatto cancellerebbe la legge Levi che regola gli sconti in libreria. Anzi, è probabile che se ne discuterà più avanti. Di sicuro, in rete in questi giorni cresce la preoccupazione, in particolare tra i librai indipendenti. Anche se, a quanto ci risulta, nelle ultime ore dal Governo sarebbe arrivata un’apertura verso un confronto sul tema con i soggetti interessati, editori e librai. Non è affatto detto, dunque, che la legge venga abrogata.

Anche perché l’altro ieri IlLibraio.it ha intervistato il presidente dell’Aie Marco Polillo e il presidente dell’Ali Alberto Galla: editori (grandi e piccoli) e librai indipendenti hanno dichiarato pubblicamente di avere una posizione comune, contraria all’abrogazione, e si sono detti pronti a fare pressione e a dialogare con la politica per salvaguardare la legge che stabilisce un tetto massimo del 15% allo sconto che i librai possono applicare sul prezzo di copertina. Stando alla bozza citata all’inizio, il Ddl, invece, liberalizzerebbe gli sconti, mettendo in ulteriore difficoltà le librerie, che già arrivano da anni non certo positivi, tra l’altro in un contesto di crisi economica generale da cui l’Italia sta provando a uscire.

Quel che è certo è che, nel caso della Legge Levi, la competenza non è del ministero dei Beni e le Attività Culturali (Dario Franceschini in questi mesi si è già dimostrato sensibile ai problemi della filiera del libro) ma del Ministero dello sviluppo economico. In attesa di capire quale posizione verrà presa da Federica Guidi, a proposito del discusso tema delle liberalizzazioni in relazione al mercato librario, vale però la pena fare un passo indietro, e ricordare che già il 3 novembre 2010, l’allora presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà, nel corso di un’audizione in Senato in cui era stato chiamato dalla Commissione Istruzione Pubblica, Beni Culturali, Ricerca Scientifica e Sport a esprimere il suo punto di vista “nell’ambito dell’esame del ddl n.2281, recante nuova disciplina del prezzo dei libri”,  aveva chiarito, tra l’altro, che, “in linea generale, l’Autorità non ritiene coerenti con il buon funzionamento dei mercati leggi che limitino la libertà di prezzo delle imprese sul mercato. A maggior ragione appaiono contrastanti con la logica della concorrenza normative che limitano la possibilità di fare sconti. Al tempo stesso l’Autorità non ignora che il libro non è una merce come le altre. E’ essenzialmente un veicolo di diffusione della cultura e, per tale ragione, la sua funzione non può essere apprezzata sulla base di meri fattori quantitativi oggettivamente misurabili. La soddisfazione del benessere generale dei consumatori, che è il fine ultimo della disciplina della concorrenza, in questo settore, non si può identificare nei termini, eccessivamente semplificatori, della maggiore produzione. La pluralità e la diversificazione dell’offerta assumono un ruolo determinante, che deve essere tenuto nella debita considerazione, nel momento in cui si disciplinano questi mercati, allo scopo di evitare l’eccessiva concentrazione e l’inaridimento delle fonti. Il pluralismo delle idee, in altri termini, potrebbe rischiare di essere impoverito se il sostegno materiale delle diverse fonti, che a volte è costituito da imprese di piccole dimensioni, dovesse venire meno a causa dell’impossibilità di competere con i soggetti forti della distribuzione commerciale” (sul sito dell’Antitrust il testo completo, che merita di essere letto per intero, ndr).

Antitrust
Un’elaborazione AGCM tratta dalle statistiche di Eurostat relativa ai tassi annui di variazione dei prezzi dei libri in Germania, Francia, Regno Unito e Italia nel periodo 1997-2009

Tra l’altro, dati alla mano (vedi il grafico sopra, ndr), e tenuto conto che “Germania e Francia sono dotate di una disciplina di contenimento degli sconti, laddove il Regno Unito è caratterizzato da maggiore libertà”, Catricalà aveva dimostrato che “non vi è sempre un nesso diretto tra disciplina limitativa delle politiche di prezzo delle imprese e il loro andamento”. In particolare, “non è possibile sostenere, nel medio periodo, né che la maggiore libertà di prezzo determini necessariamente un innalzamento di quest’ultimo” (…), “né il contrario, e cioè che la disciplina degli sconti comporti sempre una diminuzione dei prezzi”.

A proposito di confronti tra paesi, e tenuto conto che la regolamentazione degli sconti è il regime prevalente nell’Europa continentaleva anche detto che spesso, a livello politico e non solo, si crede che l’editoria libraria dominante sia quella Usa, dove il regime libero stimolerebbe l’industria del libro. In realtà è l’Europa il continente centrale, ed è quello europeo il mercato con il maggior numero di novità in libreria all’anno e quello in cui hanno sede 7 dei 10 principali editori mondiali (senza dimenticare le tre fiere più importanti del settore: Francoforte, Bologna e Londra).

Quanto alla Legge Levi, come dimostra il grafico qui di seguito, dalla sua entrata in vigore (l’1 settembre 2011) il prezzo medio dei libri in Italia è calato (e contemporaneamente l’inflazione è cresciuta): di conseguenza, anche senza la liberalizzazione degli sconti in libreria, nel nostro Paese i libri costano meno rispetto agli anni precedenti l’entrata in vigore della legge (più che i limiti sugli sconti in questo caso ad avere l’impatto decisivo è la congiuntura economica). Quest’ultimo, un dato significativo.

prezzo

Visto che in questi giorni il mondo del libro è tornato a discutere della legge che porta il suo nome, IlLibraio.it ha pensato fosse il caso di dare la parola a Ricardo Franco Levi, classe ’49, con un importante passato da giornalista alle spalle (tra le altre cose, nel 1991 ha fondato il quotidiano L’Indipendente, che ha diretto fino all’anno successivo) e da politico, nelle file del Partito Democratico.

A Levi chiediamo subito se anche lui teme che la legge rischia di venire abrogata: “Ancora non è chiaro se la bozza verrà discussa il 20 febbraio, o più avanti. Quel che è certo è che, stando al testo provvisorio che è circolato, verrebbe effettivamente abrogata, in quanto ritenuta in contrasto con le norme sulla concorrenza. E invece non è così“. Ci spieghi perché: “Ci tengo a ricordare che tutto l’iter della legge che porta il mio nome ha visto il coinvolgimento costante dell’Antitrust e della Direzione generale della Concorrenza della Commissione europea. Lo stesso Catricalà fu chiamato da noi a esprimere il suo parere, e la sua analisi resta ancora valida, anzi lo è ancor di più oggi. Infatti, nel caso dei libri, come del resto nel caso della libera informazione, in parallelo al tema della libera concorrenza c’è quello, altrettanto fondamentale, della tutela del pluralismo. I giornali, come i libri, sono un bene particolare. Questo è uno dei punti di partenza della legge che porta il mio nome, che è stata il frutto di un compromesso, naturalmente”.

Oggi, però, sia gli editori sia i librai hanno dichiarato di avere una posizione comune: “Questo è molto positivo. E conferma il fatto che la legge è ancora valida”.

A proposito di leggi sulla concorrenza, tra l’altro, per Ricardo Franco Levi “la legge che regola gli sconti sui libri si pone come un vincolo alla drammatica riduzione delle voci. La legge Levi fa sì che editori e librai, anche le realtà più piccole, possano competere sul mercato. Pone le premesse per garantire una concorrenza equa”.

Ora non resta che attendere la conferma dell’apertura da parte del Governo.

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