Da "Quel che resta del giorno" a "Il gigante sepolto", passando per "Un artista del mondo fluttuante" e "Non lasciarmi". Con Ilenia Zodiaco su ilLibraio.it un viaggio nell'opera del premio Nobel Kazuo Ishiguro: "C’è sempre qualcosa di 'strano' nelle sue narrazioni, qualcosa che rende i suoi protagonisti fuori posto, non del tutto ancorati alla realtà in cui vivono bensì naufraghi che galleggiano sulla superficie dei loro ricordi"

Un cruccio accomuna molti lettori: riuscire a leggere con anticipo – e auspicabilmente a prevedere – i vincitori del premio Nobel per la Letteratura. L’impresa è ardua. Sono pochi, pochissimi, gli autori semiconosciuti a essersi conquistati il titolo. Più spesso, e forse giustamente, si tratta di scrittori ignoti al grande pubblico, anzi, il premio (che quest’anno è stato sospeso per una serie di scandali, ndr) di solito è l’occasione per porre all’attenzione dei lettori autori trascurati, spesso ai margini del mercato.

Kazuo Ishiguro einaudi

Esistono, però, delle eccezioni. Nel 2017 il Nobel è stato assegnato a Kazuo Ishiguro, scrittore di origine giapponese ma naturalizzato britannico – trasferitosi nel Regno Unito all’età di sei anni, ha ottenuto la cittadinanza nel 1982 – tradotto in più di 40 lingue. Ha scritto sette romanzi e una raccolta di racconti. Si è cimentato anche nella scrittura di diverse sceneggiature e due dei suoi libri sono diventati degli adattamenti cinematografici di successo: Never let me go (2010, diretto da Mark Romanek con Keira Knightley, Andrew Garfield e Carey Mulligan) e Quel che resta del giorno (1993, diretto da James Ivory con Anthony Hopkins e Emma Thompson).

Quel che resta del giorno

Kazuo Ishiguro si è conquistato la fiducia di critici e lettori – oltre a una sequela di numerosi riconoscimenti prima del Nobel, tra cui il Booker Prize, il premio più importante assegnato ai romanzi scritti in inglese e che lui ha vinto nell’89 – sulla base di poche opere. Pur vantando una lunga carriera – pubblica dagli anni ’80 – non è affatto un autore prolifico: l’ultima sua fatica Il gigante sepolto (Einaudi, 2015) si è fatta attendere dieci anni.

La sua filosofia, come ha più volte dichiarato, è quella di rifiutare un tipo di scrittura veloce, volta alla produzione di una quantità maggiore di libri, preferendo a questo la paziente e attenta costruzione del mondo unico presente all’interno di un singolo libro.

Il gigante sepolto

Anche la sua prosa rispecchia questa sensibilità: precisa, essenziale, sorvegliatissima. I suoi romanzi sono paragonabili ai classici europei di fine Ottocento o ai racconti a orologeria di Čechov: storie pacate, che si concentrano sulla dimensione privata e intima, basate sui dettagli, le atmosfere e le finezze psicologiche dei personaggi.

Eppure, a tale raffinatezza si aggiunge qualcos’altro che distingue Ishiguro, rendendolo uno degli scrittori più originali della letteratura contemporanea. C’è sempre qualcosa di “strano” nelle sue narrazioni, qualcosa che rende i suoi protagonisti fuori posto, non del tutto ancorati alla realtà in cui vivono bensì naufraghi che galleggiano sulla superficie dei loro ricordi. Non a caso uno dei suoi primi lavori s’intitola Un artista del mondo fluttuante (Einaudi, 1994). Le sue storie spesso sono delle ininterrotte reminiscenze di un passato ormai irrecuperabile che si confonde con il sogno. Da qui le atmosfere ipnotiche e mesmeriche, i sentimenti di sospensione e malinconia. Anche per quanto riguarda i luoghi, non ci troviamo quasi mai in ambienti precisi e in Paesi riconoscibili. La terra che calpestiamo è il tempo interiore dei protagonisti che vivono quasi sempre una sorta di dissonanza tra il presente, che sono incapaci di vivere, e il passato, che non sono in grado né di abitare né di abbandonare.

Kazuo Ishiguro

A rendere i suoi romanzi ancora più onirici intervengono degli elementi surreali, provenienti dalla letteratura di genere (fantascientifica e distopica nel caso di Non lasciarmi, fantasy e storica nel caso de Il gigante sepolto) che contaminano la prosa senza alterare l’equilibrio stilistico. Infatti la narrativa dell’autore è stata spesso paragonata a Franz Kafka e a Samuel Beckett sia per i tratti surreali sia per le situazioni impossibili e paradossali che i protagonisti sono costretti ad affrontare.

Memoria e tempo sono i cardini della narrativa di Ishiguro. Contro le forze inoppugnabili che governano le nostre vite – la poetica dell’autore è abbastanza pessimista – la consolazione/maledizione dei protagonisti è quella di aggrapparsi ai loro ricordi. Così succede a Kathy in Non lasciarmi e così a Stevens in Quel che resta del giorno: i due personaggi, consci dell’impossibilità di reazione nel presente, si guardano indietro, per attuare una profonda riflessione sulla propria solitudine.

Non lasciarmi

“Abbracciati senza dire una parola, mentre il vento non smetteva di soffiarci contro, e sembrava strapparci i vestiti di dosso; per un istante fu come se ci tenessimo stretti l’uno all’altra, perché quello era l’unico modo per non essere spazzati via nella notte”.

Ne Il gigante sepolto, invece, forse il romanzo meno riuscito della sua produzione proprio per la sua ridondanza, la metafora si fa più esplicita: in un Medioevo di fantasia, la popolazione deve fare i conti con una strana amnesia provocata dai miasmi di una nebbia che cancella via i ricordi. Cos’è un popolo senza storia? Come diventa un uomo senza memoria? Ishiguro indaga al contempo nell’intimità di ogni individuo e nelle contraddizioni della Storia e della nostra società che vive tra omissioni e senso di colpa. D’altra parte le motivazioni che hanno spinto la commissione ad assegnargli il Nobel sono state: “nei suoi romanzi di grande forza emotiva ha scoperto l’abisso sottostante il nostro illusorio senso di connessione con il mondo”.

L’AUTRICE – Qui tutti gli articoli e le recensioni di Ilenia Zodiaco per ilLibraio.it

Commenti