Come scrive Jonathan Franzen nella nuova introduzione a "Quello che rimane" di Paula Fox, morta a marzo 2017, "la posta in gioco sono la vita e la morte e, forse, il destino del Mondo Libero". Ossia di un mondo medio borghese, legato ai valori tradizionali e spaventato a morte dal progresso. Anche nei suoi altri romanzi la scrittrice ha analizzato l'umanità che vive un continuo cambiamento... - L'approfondimento

Quello che rimane (Fazi, traduzione di Alessandro Cogolo) torna in libreria a un anno dalla scomparsa della sua autrice, la statunitense Paula Fox (New York, 22 aprile 1923 – Brooklyn, 1º marzo 2017).

Si tratta di un romanzo di suspence in cui, come scrive Jonathan Franzen – fan di Fox – nella nuova introduzione, “la posta in gioco sono la vita e la morte e, forse, il destino del Mondo Libero”. Ossia di un mondo medio borghese, legato ai valori tradizionali e spaventato a morte dal progresso che sta investendo la società. Ci troviamo, infatti, a New York alla fine degli anni Sessanta, al fianco di una coppia di quarantenni senza figli, aggrappata ancora all’ideale tutto americano di progresso indissolubilmente legato alla stabilità.

Una situazione che sta per cambiare, almeno nella città che non dorme mai e che ben presto sarà più simile alla New York di Taxi Driver che a quella di Colazione da Tiffany. E che è stata portata al cinema da Frank D. Gilroy nel 1971, in un adattamento del romanzo che vede Shirley MacLaine nei panni di Sophie.

La personale crisi di Sophie e Otto scaturisce da un incidente: la donna trova un gatto randagio, lo nutre e quando tenta di accarezzarlo questo la morde. Una piccola ferita che si fa segnale di fratture ben più gravi e profonde e che riguardano la società di cui la coppia è parte.

Paula Fox, nel romanzo, racconta i cambiamenti di una società e di una città che conosce da vicino: infatti è nata a Brooklyn nel 1923 ed è stata educata da “zio Elwood”, un rigido pastore protestante a cui i genitori – il padre sceneggiatore alcolizzato, la madre starlette cubana con disturbi mentali – l’hanno affidata alla nascita.

paula fox

Ne Il vestito della festa (Fazi, traduzione di G. Guerzoni) la scrittrice fa un approfondito excursus sulla sua infanzia, trascorsa tra l’educazione tradizionale e lunghi periodi trascorsi a Cuba con la nonna, e poi sulla giovinezza che culmina con il matrimonio a diciassette anni con un marinaio aspirante attore con cui nel 1944 ha una figlia, Lydia, che darà in adozione. Nel memoir racconta anche l’incontro, molti anni dopo, con la figlia che a sua volta è diventata madre da giovanissima. La nipote di Paula Fox è Courtney Love, la vedova di Kurt Cobain.

Anche nei romanzi Paula Fox introduce spesso particolari legati alla sua esperienza di vita. Come in Costa Occidentale (Fazi, traduzione di S. Castoldi): il romanzo, ambientato negli anni Trenta, percorre le vicende della giovane Annie, abbandonata dal padre alcolizzato, che sogna di andare a Ovest, in California. Arrivata in autostop a Los Angeles, viene fagocitata dallo sfarzo di Hollywood, dove conosce un marinaio aspirante attore, che poco dopo il matrimonio la abbandona.

Storia di una serva (Fazi, traduzione di G. Guerzoni) ci porta invece ai Caraibi, e narra di una donna che dalla piccola isola di San Pedro si trasferisce a New York per lavorare come cameriera nelle case dei ricchi americani, ma sogna un giorno di poter ritornare alla purezza della sua terra natia.

Ne Il dio degli incubi (sempre pubblicato da Fazi nella traduzione di G. Guerzoni), l’ultimo romanzo pubblicato dall’autrice nel 1990, invece, Lulu viaggia da New York a New Orleans in cerca della zia, attrice decaduta e scopre un mondo alternativo, fatto di artisti e compromessi.

Donne con un passato difficile alle spalle, un legame indissolubile con la città di New York, ma desiderio costante di scoprire anche l’America al di fuori della Grande Mela caratterizzano la scrittura di Paula Fox.

Anche in romanzi come Cercando George e Il silenzio di Laura (entrambi pubblicati da Fazi e tradotti da M. Pavani), in cui il fulcro sembrano essere l’incomunicabilità e la difficoltà dell’instaurare rapporti con gli altri, rimane presente una lucida analisi della società americana, sempre in movimento ma spesso incapace di riconoscere i propri difetti.

Oltre ai romanzi per adulti Paula Fox ha scritto anche libri per ragazzi con cui ha vinto riconoscimenti come il premio Hans Christian Andersen e il Deutscher Jugendliteraturpreis.

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