Su IlLIbraio.it la storia di Iacopo Bruno. Il 2015 sarà l'anno della sua consacrazione negli Usa: "In Italia, come sempre, siamo brillantissimi ma un po’ improvvisatori. Oltreoceano vige il culto della programmazione..." - L'intervista

La grafica editoriale (soprattutto quella dei libri rivolti ai bambini e ai cosiddetti giovani adulti) è fatta di art director ma anche di illustratori: e per i più bravi l’orizzonte è il mondo. E’ questa la storia di Iacopo Bruno, spezzino, 50 anni, studi artistici, una lunga carriera entro i nostri confini con molte tavole per Mondadori, Piemme, EL e un bel giorno la proiezione internazionale con la saga di Ulysses Moore. “Una serie italianissima” ricorda oggi Bruno intervistato da IlLibraio.it, “ideata da Pierdomenico Baccalario e pubblicata da Piemme-Battello a Vapore che è stata ripresa in 26 paesi con più di 3 milioni di copie vendute: tutti hanno utilizzato le mie illustrazioni. Una sola eccezione: gli Stati Uniti, che hanno arruolato un altro artista, giudicando la mia mano ‘troppo italiana’”.

Non sembra un buon inizio di relazione, ma qualche anno dopo a New York un incontro casuale in metropolitana con una collega americana riapre i giochi: le porte dell’editoria statunitense si riaprono, le collaborazioni con grandi case editrici fioccano e nel 2013 la Society of Illustrators include Scary Tales di James Preller disegnato da Iacopo fra i 100 libri meglio disegnati dell’anno.

Nel 2015 giungerà la consacrazione: da illustratore al servizio di un testo altrui (“ruolo che amo”, precisa lui, “amo l’aspetto artigianale del mio lavoro”) Bruno diventerà autore di un vero e proprio libro illustrato per l’infanzia.

Bruno è particolarmente apprezzato per la sua capacità di pensare la copertina come progetto completo, di cui disegna sia l’immagine sia il testo. Allora, nessuno è profeta in patria? “Non proprio” dice lui. “Continuo a lavorare anche per l’editoria italiana e ultimamente mi sono divertito moltissimo a realizzare le serie di romanzi di Giorgio Scerbanenco, Patricia Highsmith e Agatha Christie del Corriere della Sera. E in ambito ragazzi mi sono molto appassionato al redesign della collana Carta Bianca per Edizioni EL”.

Differenze tra l’Italia e gli Stati Uniti? “Negli Stati Uniti l’editore ha di solito le idee molto chiare sul target del libro e sull’impostazione da dare alla copertina e ti sceglie a ragion veduta. E poi lì vige il culto della programmazione, per cui si lavora con più tempo a disposizione. Noi siamo come sempre brillantissimi ma un po’ improvvisatori.”

Sogni? “Disegnare le copertine dei romanzi di Jules Verne, amore della mia infanzia.”

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