Un romanzo che prova a ridare senso all’aspetto più inaccettabile dell’esperienza umana: imparare a dire addio a ciò che amiamo

Marco Peano, torinese classe ’79, editor della narrativa italiana Einaudi, debutta nel romanzo nella collana Nichel di minimum fax (curata da Nicola Lagioia): L’invenzione della madre racconta l’amore più antico e più forte, forse il più puro che esista in natura: quello che unisce una madre e un figlio.

La madre del libro è malata, ha poco tempo, e lui, Mattia – sapendo che non potrà salvarla, eppure ostinandosi contro tutto e tutti – dà il via a un’avventura privatissima e universale: non sprecare nemmeno un istante. Ma in una situazione simile non è facile superare gli ostacoli della quotidianità. La provincia in cui Mattia abita, il lavoro in videoteca che manda avanti senza troppa convinzione, il rapporto con la fidanzata e con il padre: ogni aspetto della sua vita per nulla eccezionale è ridisegnato dal tempo immobile della malattia. Un rifugio sicuro sembrano essere i ricordi: provare a riavvolgere come in un film la memoria di ciò che è stato diventa un esercizio che gli permette di sopportare il presente. Ma è davvero possibile sfuggire a se stessi?

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