Pensate ad autrici come Jane Austen, Elizabeth Gaskell o alle sorelle Brontë: per le eroine dell’800 il destino era quasi scontato, dopo numerose prove e complicati rituali di bellezza per l’ingresso in società, il matrimonio era il lieto fine più scontato. Nella letteratura contemporanea, invece, solo attraverso la crisi e gli ostacoli (endemici o esterni) il matrimonio si rinsalda. Ecco alcuni esempi (spazio ad autori come Bret Easton Ellis, Catherine Dunne, Raymond Carver e David Leavitt)

«Non c’è felicità nell’amore, tranne che alla fine di un romanzo inglese». Lo scriveva Trollope nelle Torri di Barchester, e in effetti le eroine dell’800 sanno bene qual è il loro destino: dopo numerose prove e complicati rituali di bellezza per l’ingresso in società, il matrimonio è il lieto fine più scontato, l’uscita dalla famiglia di origine per la creazione di un nuovo nido, proprio, su cui però l’autore tace. Pensate a Jane Austen o a Elizabeth Gaskell, alle sorelle Brontë: la vita matrimoniale non interessa più, la protagonista celebra se stessa e la propria adultità con un patto, un contratto che la legittima come parte viva della società. Ma poi? Qualcosa s’incrina: basta leggere Middlemarch o Ritratto di signora per accorgersi che l’idea di matrimonio come prescrizione sociale rasserenante è entrata in crisi, e anzi la delusione delle aspettative iniziali accende un incredibile (e ancora attualissimo) motore narrativo.

Facendo un enorme salto di oltre un secolo, nel Duemila il matrimonio ha perso l’enorme portata della sua funzione sociale; nella società occidentale perlomeno non è una scelta forzata, ma una decisione individuale, di coppia. Si potrebbe a lungo disquisire se per una donna l’ingresso nell’età adulta, oggi, sia segnato maggiormente dalla scoperta della sessualità o dall’accesso al mondo del lavoro. In ogni caso, il matrimonio felice non è quasi mai il lieto fine della storia, se si escludono romanzi rosa dalla sinossi facile e prevedibile, che tuttavia sopravvivono piuttosto bene per garantire evasione.

Se invece parliamo di letteratura, più spesso l’unione coniugale spensierata è solo l’inizio della storia, e il lettore non aspetta altro che la prima crepa, lo sguardo non ricambiato, la ricevuta misteriosa di una camera doppia, il messaggio ambiguo sul cellulare, l’occhiata annoiata all’orologio, il litigio che scatena la frustrazione repressa da anni,…

Che si tratti di tradimento (reale o solo immaginato) o di routine asfissiante, il matrimonio nei romanzi del Duemila diventa spesso uno status quo scomodo, l’impedimento alla reale realizzazione di sé come amante o come lavoratrice. Spesso il romanzo inizia a matrimonio già stipulato, anni prima: non racconta l’idillio della luna di miele, né è chiamato a farlo. La lettrice vi cerca se stessa, le difficoltà di ogni giorno, magari amplificate tra le pagine, fiancheggia la protagonista e scopre di non essere sola: con lei prova come si può reagire alla noia e allo stress degli impegni che si moltiplicano, per essere moglie, madre, lavoratrice e donna. Il risultato, poi, non è sempre catartico o di auto-aiuto: se cercate consolazione, molto meglio rifugiarsi nelle pagine rassicuranti di un romanzo di Jane Austen. Se invece cercate rispecchiamenti spesso disturbanti, la letteratura contemporanea fa per voi.

Tra le infinite cose di Julia Pierpont

Oggi, se iniziate a leggere Tra le infinite cose di Julia Pierpont (Mondadori), ad esempio, scoprirete come la vita parallela di un marito possa venire a galla di colpo, attraverso scambi di email e chat decisamente bollenti, che l’ex-amante decide di spedire a casa della protagonista. Per conoscenza. O per crudeltà, fate voi. E allora già dalle prime pagine ci si immerge in un complesso gioco di forze psicologiche, repulsive e propulsive, che spinge a proseguire, tra le infinite difficoltà, appunto, che mettono alla prova la protagonista.

Se stasera siamo qui di Catherine Dunne

Neanche l’amicizia è rassicurante: viste dall’esterno, le quattro amiche di Se stasera siamo qui di Catherine Dunne (Guanda) sono inseparabili da venticinque anni e ogni settimana si danno un appuntamento fisso. Ma a cena con loro vanno gli intrighi e i rapporti tutt’altro che limpidi, che svelano una trama fittissima di intrecci e mettono in crisi l’idea stessa di amicizia e di amore.

Le regole dell’attrazione

D’altra parte, anche la routine e la noia mettono a dura prova i rapporti d’amore: basta leggere un romanzo qualsiasi di Bret Easton Ellis (ma in particolare Le regole dell’attrazione, Einaudi) per accorgersi di quanto nichilismo abbia ormai invaso le relazioni interpersonali. Simbolo, può essere questo scambio di battute:

“Ma io voglio conoscerti. Io voglio sapere chi sei.”
“Nessuno conoscerà mai nessuno. Noi possiamo solo avere a che fare l’uno con l’altro. Tu non mi conoscerai mai.”

Se ne trova la conferma in numerosissime opere postmoderne (si pensi alle raccolte di racconti di Raymond Carver, su tutte Vuoi star zitta, per favore?, Einaudi; o ai racconti di Ballo di famiglia di David Leavitt, Mondadori), ma c’è aria di cambiamento negli ultimissimi anni. Cosa? Il bisogno di una risoluzione: i racconti amari, lasciati in sospeso, non bastano più. Ora i lettori – e in particolare le lettrici, che possono meglio immedesimarsi nelle protagoniste contemporanee – vogliono sapere cosa accade dopo, non solo dopo le nozze, ma soprattutto dopo la crisi: non accontenta più un finale aperto e disperante; spesso i romanzi guardano oltre, decostruiscono e poi offrono soluzioni. Non si possono citare casi specifici in questa sede, o si rovinerebbe la sorpresa con uno spoiler: ma provate a pensarci, e subito vi verrà in mente questa o quella protagonista che ha totalmente cambiato vita o ha scelto di rientrare nel matrimonio, portandovi però la ricchezza di una nuova esperienza, o perlomeno piena consapevolezza.

Solo attraverso la crisi e gli ostacoli (endemici o esterni), il matrimonio nella letteratura di oggi si rinsalda: come sotto il sole allo zenit, il matrimonio viene tolto dal neon che lascia tante ombre innaturali e viene analizzato, con le sue rughe, le sue impurità e, d’altro canto, le sue spiegabili o inspiegabili unicità. E così, se il matrimonio felice e spensierato ha ormai un sentore retrò, il matrimonio con la sua complessa e quotidiana sfida è uno dei temi sempreverdi, anzi ringiovaniti e pertanto capricciosi, della letteratura contemporanea.


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