L'ex Mondadori Antonio Franchini, ora in Giunti, annuncia la candidatura al premio Strega di Antonio Moresco, scrittore che ha dovuto subire rifiuti per oltre 15 anni prima di veder pubblicato, a 46 anni, il suo primo libro, e che non ha mai avuto un rapporto facile con la critica letteraria e con il premio romano (a questo proposito riportiamo una sua dichiarazione piuttosto netta del 2010)...


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Non si può negare che la candidatura di uno scrittore come Antonio Moresco, che ha dovuto subire rifiuti da parte degli editori per oltre 15 anni prima di veder pubblicato, a 46 anni, il suo primo libro, faccia un certo effetto. Un autore lontano anni luce dai salotti romani, e che nei giorni “caldi” del premio ogni anno preferisce mettersi in cammino a piedi con il progetto “Repubblica nomade” (come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, quest’anno dal 29 maggio al 27 giugno Moresco camminerà – o avrebbe dovuto camminare, visti i tanti impegni che prevede lo Strega in caso di ingresso in cinquina… – da Trieste ai Balcani).

E se per l’editor e scrittore Franchini il discusso premio romano è “l’unica guerra che possiamo permetterci, quella dei tempi non eroici della nostra generazione”, tornano alla mente le dichiarazioni di Moresco, da molti considerato tra i più significativi e visionari autori letterari italiani contemporanei (ma che da sempre divide la critica), in un’intervista rilasciata ad Affaritaliani.it nel 2010: “Mi rendo conto che finora a nessuno degli editori che hanno pubblicato i miei libri è mai neanche passato per la testa di propormi ai cosiddetti ‘premi importanti’. Però non ci faccio certo una malattia. So bene che situazione c’è allo Strega, ad esempio, e come sia micidiale non solo per la propria igiene mentale ma anche per la propria ispirazione giocare la propria vita di scrittore solo su quel tipo di battaglie. Le dico la verità: ogni volta che pubblico un libro e vedo che nessuno mi propone per lo Strega, tiro un sospiro di sollievo…”.

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Ecco perché ci è venuto naturale chiedere direttamente allo scrittore se, circa sette anni dopo, la sua opinione sullo Strega è cambiata. Ma Moresco, che non usa il cellulare e neppure la mail, in questi giorni non è a Milano. “E’ fuori per qualche giorno, chiuso nella sua tana…”, ci fanno sapere. Praticamente irraggiungibile. E chi lo conosce non si stupirà.


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L’autore, classe ’47, de Gli esordi, di Lettera a nessuno, di Canti del caos e de Gli incendiati, solo per citarne alcuni suoi libri, in un’intervista di oltre un anno fa a ilLibraio.it, era tornato sul suo rapporto di certo non facile con l’ambiente letterario nostrano: “(…) L’Italia è anche in questo un paese strano, ed è purtroppo un fardello in più per i suoi scrittori. Lo dico con dolore, perché io amo il mio paese. Ma è un fatto che mentre in altri paesi c’è accoglienza per i propri scrittori – basti pensare a quelli americani, inglesi e francesi, che arrivano all’estero già forti di questa spinta interna e accreditati – in Italia gli scrittori il più delle volte devono lottare duramente per poter cominciare a vivere in casa propria e nella propria lingua, superando fuochi di sbarramento e a volte addirittura pestaggi. L’Italia – e non da oggi – è fatta così: quando nasce uno scrittore, gli fanno la guerra”.

A proposito di critica letteraria, per lo Strega quest’anno si fa anche il nome di Franco Cordelli, critico teatrale e letterario classe ’43, ma anche scrittore, che per Einaudi ha da poco pubblicato un romanzo ambizioso e complesso, Una sostanza sottile.

Non resta che verificare se l’esperienza dello Strega (ri)concilierà Moresco con il mondo dell’editoria, o se la sua presenza in gara sarà “accidentata” come quella di Aldo Busi nel 2013 (l’autore di Seminario sulla gioventù non entrò in cinquina…). Di certo, come nel 2013, in gara c’è un vero scrittore. 

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