Il mondo della letteratura dice addio a uno dei più grandi scrittori di sempre, Philip Roth, autore di romanzi come "Lamento di Portnoy", "Pastorale americana" e "Il complotto contro l'America"

Il mondo della letteratura dice addio a uno dei più grandi scrittori di sempre, Philip Roth (i suoi libri e la sua vita nella pagina di Wikipedia, ndr).

Nato a Newark il 19 marzo 1933, figlio di immigrati galiziani di origine ebraica, Roth, morto a 85 anni, è considerato tra i più rilevanti romanzieri ebrei di lingua inglese (qui l’approfondimento de ilLibraio.it sulla sua opera, ndr).

L’infografica realizzata da Stampaprint

 

L’autore di Lamento di Portnoy (1969), Pastorale americana (1997), Il complotto contro l’America (2004), Indignazione (2008), per citare solo alcuni dei suoi capolavori, aveva deciso di smettere di scrivere nel 2010, pochi mesi dopo aver terminato Nemesi.

Philiph Roth non ha mai ricevuto il premio Nobel per la letteratura, ma ha vinto il National Book Award e il Premio Pulitzer per la narrativa, oltre a numerosi altri riconoscimenti, ed è stato il terzo scrittore statunitense a ricevere l’onore di vedere pubblicata in vita la sua opera completa dalla Library of America.

A caratterizzare molti dei suoi libri, pubblicati in Italia da Einaudi, la presenza di un alter ego (Nathan Zuckerman, ma non solo).

Philip Roth

In un’intervista del settembre 2017, tradotta in Italia da Repubblica, ha dichiarato, a proposito dell’America di Trump: “L’incubo che vive oggi l’America, ed è davvero un incubo, è che l’uomo eletto presidente è un narcisista maligno, un bugiardo patologico, un ignorante spaccone, abietto, vendicativo e probabilmente un po’ demente. E sto minimizzando i suoi difetti. Ogni giorno siamo scioccati dal suo comportamento immaturo, dalle sue dichiarazioni insulse e non c’è limite al pericolo che la sua follia comporta per gli Stati Uniti e per il mondo”.

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