ilLibraio.it

Il teatro dei ricordi e della manipolazione: “Esercizi di fiducia” di Susan Choi

susan choi GettyImages 21-12-2020

Getty Images

La memoria è un gioco di specchi. Un copione che ognuno di noi scrive e riscrive dentro di sé sotto la dettatura delle cicatrici accumulate nel corso del tempo. Le nevrosi, i rimorsi e i rancori tagliano e ricompongono i personaggi, i tempi e i luoghi, creando una trama in cui il protagonista cerca tanto di sfuggire alle proprie colpe quanto di non vedere il male che gli è stato fatto. Ma non c’è mai menzogna, piuttosto un meccanismo di difesa. Soprattutto quando si tratta di eventi avvenuti nell’età più fragile, quella che amplifica a dismisura la passione e il dolore, e che lascia così sensibili ed esposti a figure carismatiche, adulti fascinosi e sicuri di sé, pronti a usare il loro ascendente per ottenere quello che vogliono.

Esercizi di fiducia di Susan Choi (Sur, traduzione di Isabella Zani) racconta una storia di ricordi falsati, verità nascoste e, soprattutto, di giovani donne usate da uomini adulti, ai quali la cortina di fumo dell’arte e della provocazione intellettuale serve per nascondere appetiti meschini.

Sarah e David sono adolescenti del sud degli Stati Uniti, che negli anni ’80 frequentano una scuola di teatro prestigiosa e all’avanguardia. Vivono un amore intenso, brutale e ingenuo. Attraversano avventure sentimentali e sessuali, stringono e rompono legami. Sono, come tutti i loro compagni, stregati dal magnetico professor Kingsley, il nume tutelare della scuola. Un insegnante che è genio, sregolatezza ma anche potere, il potere più avvincente e subdolo, quello psicologico.

Anni dopo, quando tutti i ragazzi di un tempo sono ormai adulti cresciuti e sofferenti, sarà un’amica di Sarah a ripercorrere quel periodo per far emergere una realtà che era stata tenuta nascosta. E forse non basterà neppure questo, bisognerà aspettare ancora l’entrata in scena di un nuovo personaggio per arrivare a capire la verità.

Dentro Esercizi di fiducia ci sono tante voci diverse. Susan Choi costruisce un testo che gioca sul filo della memoria e dell’inversione continua dei protagonisti, replicando le illusioni e gli sdoppiamenti di una scena teatrale. Ma al fondo della mistificazione palpita un dolore vero, una passione innocente e tradita, che lascia i suoi strascichi nel tempo. Dietro agli effetti di scena della narrazione – quella letteraria e quella domestica, il racconto privato che ognuno fa delle proprie ferite – emerge prepotente la differenza tra la confusione viva, ardente, forse scomposta, ma irrimediabilmente sincera di giovani ragazze, e i trucchi istrionici da avanspettacolo di uomini adulti.

Le protagoniste – perché ce n’è più d’una – studiano per imparare a recitare e provano a misurarsi con l’insorgere dei propri sentimenti e dei desideri, da quelli più superficiali ai più profondi. I loro insegnanti (gli antagonisti?) recitano consapevolmente una parte, ben consci del loro ruolo e di un confine che giocano ad attraversare a proprio piacimento, salvo ripristinarlo quando le cose sono spinte troppo in là e l’affabulazione ha lasciato spazio al vero dolore. E il tempo non sana le ferite, anzi, le riapre.

L’intrecciarsi dei diversi racconti, con i loro punti ciechi e omissioni, mostra come sia difficile liberarsi di alcuni fantasmi e quanto il tentativo di esorcizzarli e trasfigurarli lasci un resto di ingiustizia nei confronti di quello che gli altri, e noi stessi, abbiamo sofferto.

Susan Choi – foto di Heather Weston

C’è un altro aspetto che merita di essere sottolineato: il coro di sottofondo del preteso anticonformismo di cui si ammantano questi insegnanti, intellettuali, artisti. Susan Choi mostra senza scampo la differenza grottesca tra grandi parole, pose da avanguardisti e gesti piccoli piccoli, che riproducono il più banale e squallido meccanismo di potere.

Esercizi di fiducia è la storia di una lotta per cercare di riappropriarsi della verità di un passato sconvolto in modo tale da spandere dolore per tutti gli anni a venire, e far emergere dal conflitto tra ricordi e rimozioni la verità patente della fragilità sopraffatta, della fiducia tradita.