In un’epoca in cui l’umanità, anche nel senso sentimentale e astratto del termine, sembra essere al collasso, “Il libro di tutti gli amori” di Agustín Fernández Mallo si propone come un’esplorazione radicalmente nuova del sentimento amoroso. Attraverso una narrazione frammentaria, ambientata in un futuro post-apocalittico e intrecciata a riflessioni di ordine filosofico e scientifico, il fondatore della “Generación Nocilla” costruisce un atlante polifonico dei legami umani. Un’opera che sfida i confini tra i generi e invita a interrogarsi sulla natura plurale, mutevole e irriducibile dell’amore…
Parliamoci chiaro. La teoria secondo cui al mondo esisterebbe una e una sola anima gemella, “il vero amore” principesco, non è altro che una favola. E pure un po’ spaventosa, a dirla tutta. Se fosse vero, chi non ha la fortuna di incontrare la sua persona tra otto miliardi di individui sarebbe destinato a non amare mai? È chiaro che chiunque, o quasi, sulla base della propria esperienza personale sarebbe in grado di smentire questa fantasia romantica.
Ognuno di noi può amare più volte nel corso di una vita, in modi più o meno inaspettati e spesso incomprensibili, che dipendono dall’età, dai bisogni specifici della fase di vita che si sta attraversando e da una serie di altri fattori sociali e personali che non possono essere circoscritti nella favola – che non è poi così romantica – dell’anima gemella. Favola che, tra l’altro, meriterebbe una specifica ulteriore, e cioè che la decisione che due persone prendono di stare insieme per tutta la vita è frutto di un gran numero di compromessi e passi verso l’altro, di un lavoro quotidiano per costruire e far funzionare le cose, non certo di una congiunzione astrale. Ma questo è un altro (lungo e articolato) discorso.
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Non dimentichiamo, poi, che l’amore non è soltanto quello sentimentale e passionale verso un’altra persona. Sotto la frastagliata definizione di ‘amore’ può confluire anche l’affetto che lega un padre alla figlia, la passione che spinge l’atleta ad allenarsi tre ore al giorno tutti i giorni, la vita che si prova nel ballare, l’entusiasmo di chi si alza tutti i giorni per svolgere un lavoro che adora e il bene che muove il cliente di un supermercato nello scegliere gli ingredienti migliori per le crocchette del suo cane, in mezzo a decine di pappe più economiche.
Esistono, insomma, molti amori nella vita di ciascuno, e dalle molteplici forme. Non uno solo, e forse nemmeno uno che li riassuma tutti, ma una costellazione mutevole di legami, ognuno con il suo ritmo, la sua durata e la sua intensità. Amori brucianti e amori miti, amori che feriscono e altri che guariscono, amori del corpo e della mente, dell’istante e della memoria. Ed è una fortuna che sia così.
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Il libro di tutti gli amori di Agustín Fernández Mallo (Utopia, nella traduzione di Silvia Lavina) nasce da questa consapevolezza: che ogni amore è irriducibile e, al tempo stesso, parte di una mappa più vasta. Una mappa che il libro tenta di disegnare, fondendo narrazione e riflessione, per offrire un atlante emotivo e politico dei sentimenti in un’era in cui l’umanità sembra essere al collasso.

Ambientato in un futuro post-apocalittico e in una Venezia crepuscolare, Il libro di tutti gli amori alterna un triplo registro narrativo: da una parte il dialogo tra una coppia di sopravvissuti a un misterioso black-out, di cui l’autore riporta soltanto i brevi botta e risposta. Pezzi di conversazione sparsi sembrano galleggiare tra le pagine, e forse servono proprio a questo: le parole d’amore fra i due sono un salvagente in mezzo alla fine del mondo.
Lei gli disse:
All’interno dei nostri corpi c’è un mausoleo. I nostri organi hanno qualcosa di vivo e di morto, deposito delle macerie di ciò che via via abbiamo lasciato indietro.
Lui rispose:
Quando mi lasci entrare dentro di te, ciò che desidero è riportare in vita quella parte morta.
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La narrazione più corposa, poi, vede come protagonisti una scrittrice e un latinista che, tra i canali di una Venezia che anticipa il Grande Black-out ma che pare già disabitata, si interrogano sul significato dell’amore, della memoria e della fine.
Ma la vera forza di questo libro è costituita da tutte le definizioni di amore che si alternano ai dialoghi e al racconto principale. Se è vero che di amori ne esistono diversi in numero e forma, Mallo sembra avere la capacità di intercettarli tutti e di dar loro una spiegazione al contempo astratta e profonda.
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Ne emerge una vera e propria enciclopedia sentimentale che attraversa scienza, tecnologia e linguistica, capace di tracciare una mappa radicalmente nuova dell’amore.
“Innamorarsi consiste nel permettere a qualcuno di metterti nella sua testa e, una volta lì, intrappolato per sempre nei suoi sogni, di far di te ciò che gli pare e piace; da quel momento in poi sarai un archivio mobile dentro il suo corpo. La gente parla tanto di archivi, di informazioni che registriamo e che trasmetteremo, in forma scritta oppure orale, a chi verrà dopo di noi nel tempo… Ma che dire, invece, dell’oblio? Non esiste archivio in grado di immagazzinare l’oblio, e non perché ciò che si dimentica non possa tornare ed essere ricordato, ma perché l’oblio è talmente grande che il suo mondo supera il nostro di vari ordini di grandezza. Siamo fatti di una gigantesca perdita di oggetti e persone, e questo vuol dire che siamo fatti di una perdita di memoria che, ciononostante, ci costituisce. E così, quando trasmettiamo delle informazioni, senza comprenderlo ancora appieno, trasmettiamo anche tutti quei mondi dimenticati. Quell’oblio sono io inserito nella testa degli altri, la mia vita rinchiusa lì dentro, la parte di me accessibile soltanto a chi, sotto forma di esperienza amorosa, mi contiene nel suo cervello, sebbene quella persona – lo so – mi abbia già dimenticato per sempre. (Amore oblio)”
Insomma, Il libro di tutti gli amori è un testo stratificato, a cui è impossibile applicare una sola etichetta di genere.
Non è da dimenticare che Agustín Fernández Mallo è il fondatore e l’esponente di punta della “generazione Nocilla“ (anche nota come “afterpop“), la corrente letteraria, cioè, che teorizza la frammentarietà e l’interdisciplinarità del testo. Qui lo scrittore galiziano riconferma lo sguardo ibrido, che fonde racconto distopico, riflessione filosofica e scrittura poetica.
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La trama non è chiara, come non lo è la forma letteraria a cui appartiene, ma non deve esserlo, perché non ha importanza. Il senso più vero e intimo del libro ci viene svelato in una nota a fine edizione:
“Che sia romanzo, che sia saggio, che sia poesia, l’amore è la salvezza e la condanna di ogni uomo e di ogni donna, che li attenda l’oblio o che si chiamino Adamo ed Eva. È istinto, e l’istinto è la cifra irriducibile dell’essere umano, qualsiasi catastrofe si abbatta su una civiltà. La prova ultima che inizio e fine sono sinonimi.”