La stand-up comedy oggi è ovunque: sui palchi dei comedy club, online, sugli scaffali delle librerie e perfino nelle newsletter. In Italia sta vivendo un momento di grande vitalità, con nuovi comici, nuovi spazi e un pubblico sempre più curioso. Dietro l’apparente immediatezza di questo “nuovo” linguaggio, però, c’è un lavoro preciso e spesso invisibile: la scrittura. È da lì che nasce questa comicità diretta e senza filtri, capace di raccontare il presente e di dialogare, più di quanto sembri, con la tradizione letteraria…

“A pensarci adesso sembra incredibile, ma fino a una decina di anni fa, nell’era geologica precedente a quella dello streaming, era sostanzialmente impossibile vedere gli spettacoli di stand-up comedy dei grandi comici internazionali al di fuori dei teatri in cui si esibivano”, racconta Edoardo Ferrario, stand-up comedian italiano tra i più noti, nell’introduzione del manuale Stand-up comedy – Dalla scrittura al live di Filippo Losito (Dino Audino editore).

Oggi, grazie al web e ai social, “in Italia, la stand-up comedy è in piena ascesa. La scena è viva, spuntano nuovi comedy club in ogni città e sempre più comici salgono su quei palchi per la prima volta. Il pubblico è sempre più numeroso”, continua il comico.

Questa crescita si certifica anche con l’arrivo della stand-up al mainstream, grazie a programmi italiani in tv e sulle grandi piattaforme di streaming (Netflix, Prime Video, ecc.) come In & Out – Niente di serio (TV8) con protagonisti, tra gli altri, Monir Ghassem, Martina Catuzzi, Daniele Tinti e Saverio Raimondo, La verità, lo giuro! di Michela Giraud e Roast in Peace ispirato a un format statunitense.

Stand up comedy e letteratura

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Da dove nasce la passione per la Stand-up comedy?

Ma da dove nasce la passione per questo “nuovo” tipo di comicità?

Parliamo di un comico con un microfono davanti a un pubblico: niente costumi, trucchi o musica, niente quarta parete. Non è più il cabaret: i temi vanno dal politico al sociale, tradotti in monologhi o battute secche, il rapporto con gli spettatori è più intimo, anche se non incentrato sul consenso immediato.

Lo stile di questa comicità è adatto ai nostri tempi: diretto, irriverente e fuori dagli schemi. Forse si potrebbe definire così tutta la comicità, ma per ogni epoca c’è un linguaggio più adatto degli altri.

“In fondo, la diffusione della stand-up comedy non è molto differente dai cambiamenti nei generi musicali. Negli anni ’20 negli Stati Uniti andava di moda lo swing. Negli anni ’40 è arrivato il bebop. Il genere è sempre il jazz, ma suona diverso…” (sempre Edoardo Ferrario).

Il successo che sta avendo la stand-up comedy, quindi, è proprio una questione di linguaggio. Ma da dove viene? Qual è lo strumento di un comico prima di andare in scena?

Una penna (o una tastiera!): la forza di questo genere, privo di ornamenti, sta nel racconto vivo del presente che prende forma prima di tutto con la scrittura.

Un buon stand-up comedian lavora sulla parola, con cui costruisce (o cerca di) ritmo, visione e verità. Fogli, appunti, tovaglioli con su scritte parole che poi confluiscono in un unico spettacolo. Non è così strano, a pensarci: diversi autori della letteratura moderna hanno anticipato una voce monologante e satirica molto vicina alla comicità contemporanea.

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Mark Twain è il primo vero stand-up comedian” (e Philip Roth…)

Per alcuni Mark Twain è il primo vero stand-up comedian: “Non era chiaramente un comico, ma un umorista satirico che, a causa della sua ossessione per la N-word – la parola ‘negro’ –, subì innumerevoli censure e pose in qualche modo le basi per la comicità a venire…” (da Alla scoperta della stand-up comedy di Tiziano La Bella e Marco Di Pinto, Neo Edizioni).

Se guardiamo a tempi più moderni, possiamo trovare una scrittura molto affine alla stand-up comedy nei testi letterari di Philip Roth (Portnoy, edito da Adelphi, “la standup più divertente e irrefrenabile mai messa sulla pagina”) o di John Niven (tra gli altri, A volte ritorno e Maschio bianco etero editi da Einaudi).

I libri degli stand-up comedian

Non a caso negli ultimi anni, anche in Italia, sono arrivati sugli scaffali delle librerie gli stessi stand-up comedian con i loro libri.

Non sono i primi certo, basti pensare alla dirompente autobiografia di Lenny Bruce Come parlare sporco e influenzare la gente (Bompiani), ma ora sono sempre di più: da Francesco De Carlo a Valerio Lundini, fino al caso emblematico di Stefano Rapone che, con Racconti scritti da donne nude, è stato addirittura candidato al Premio Strega.

Copertina di "Racconti scritti da donne nude" di Stefano Rapone

 

I saggi sul fenomeno stand-up

Tanti sono anche i libri che parlano del fenomeno stand-up, dalla sua storia alle sue tecniche, analizzando l’umorismo come linguaggio narrativo e culturale, come quelli già citati inizialmente e, tra gli altri, Stand-up Comedy – La prima antologia italiana (Einaudi).

E proprio perché è dalla parola scritta che nasce tutto, una nuova forma da citare è sicuramente quella delle stand-up – newsletter – comedy, come Vola Mio Mini Pippony aperta dalla comica Giorgia Fumo sulla piattaforma Substack.

La parola scritta e quella recitata sembrano influenzarsi a vicenda in maniera indissolubile, offrendo spunti critici e curiosità a un pubblico attento che cerca uno sguardo diverso sul mondo che sta vivendo.

Resta da capire se questo legame sempre più stretto tra stand-up comedy e scrittura riuscirà a restituire alla comicità un valore letterario e alla letteratura una rinnovata capacità di interrogare il presente.

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