Non bisogna fare l’errore di considerarli solo film per bambini, limitandosi alla superficie comica: Wallace & Gromit, nati dalla fantasia del premiatissimo Nick Park, sono suna delle coppie più riuscite e longeve nell’universo dell’animazione – Un viaggio nell’avventurosa serie in stop motion, in cui non mancano riferimenti letterari e umorismo (inglese), ma anche quesiti aperti sulla natura umana, su giustizia e libero arbitrio, e sul rapporto tra uomo e macchina…
C’è un signore inglese che nell’arco di quasi 30 anni ha collezionato gli stessi Oscar di Martin Scorsese e Quentin Tarantino messi insieme, oltre a 4 Academy Awards, 7 BAFTA Awards, e nel 1997 la prestigiosa onorificenza CBE (Commander of the Order of the British Empire) conferita da niente di meno che dalla Regina Elisabetta II per i preziosi “servigi resi all’industria dell’animazione”.

Anche la Regina Elisabetta apprezzava le sue opere in stop motion
Sua Maestà non è stata la sua unica fan: sul sito di Rotten Tomatoes, da tempo un’istituzione per quanto riguarda recensioni e valutazioni di film e serie tv, i suoi cortometraggi e film conquistano infatti un rarissimo 100%. Parliamo di Nick Park e delle avventure di Wallace & Gromit, protagonisti ad oggi di 7 opere filmate interamente in stop motion: personaggi, sfondi, dettagli, tutto viene realizzato in plastilina supportata da fil di ferro, un lavoro incredibile che ci ha regalato un risultato inconfondibile.
Cresciuto tra piccoli paesini inglesi e un padre inventore amatoriale, Nick si cimenterà da ragazzino con le sue prime opere già: da sempre interessato ai cartoni animati, a 13 anni realizza il suo primo film con l’aiuto della madre, armeggiando con rocchetti di cotone rimediati in casa. Sarà solo quando frequenterà la National Film and Television School che realizzerà Una fantastica gita, il suo primo cortometraggio con protagonista l’ormai celebre duo.
Ben oltre la dinamica cane/padrone…
I film e i corti seguono le avventure del prolifico inventore Wallace, che spesso improvvisa business automatizzati di discreta popolarità, e il cane Gromit, suo intelligente fedele braccio destro.
Ma il rapporto tra i due va ben oltre la dinamica cane/padrone. Wallace è pieno di idee, cortesia inglese e ottimo umore. Per lo più incapace di leggere una stanza o di cogliere segnali di pericolo, sarebbe perso senza Gromit, che lo accompagna da quando era cucciolo.
Laureato alla Dogwarts University in “Engeneering for Dogs”, il cane dimostrerà per tutto l’arco narrativo uno spiccato interesse per le arti umanistiche – musica classica, letteratura – e la sua acuta intelligenza si rivelerà risolutiva nei momenti più drammatici.
Wallace ha due grandi passioni: le invenzioni, naturalmente, che si traducono in un’automazione dalla portata grottesca – ogni giorno, al momento di destarsi, il letto si reclina, facendolo scivolare nel suo paio di pantaloni giornaliero: il porridge mattutino viene sputato nella ciotola da un apposito (e difettoso) macchinario, e così via – e i formaggi.
La passione per i formaggi…
Peccato di gola che non ha un ruolo secondario: sarà la passione di Wallace per il gruviera a portarlo sulla luna in Una fantastica gita, e a salvargli la vita in La maledizione del coniglio mannaro. In una scena di quest’ultimo possiamo ammirare una nutrita libreria con titoli come Waiting for Gouda (parodia di Waiting for Godot), Grated Expectations (Great Expectations), East of Edam (East of Eden) e Brie Encounter (Brief Encounter).
Se gli scaffali di Wallace ci strappano una risata con i loro giochi di parole, suggerendo una lettura principalmente d’evasione, per Gromit la faccenda è molto diversa. Appariranno infatti diversi classici tra le sue mani, e la loro scelta non è mai casuale.
Tanto spazio per i classici della letteratura
La prima opera letteraria compare in I pantaloni sbagliati, ed è La Repubblica di “Pluto”. Gromit si dedica a un’opera dove il tema della giustizia è predominante proprio mentre tra le mura di casa trama Feathers McGraw, un pinguino criminale senza scrupoli. Ma è forse nella “Città ideale” che troviamo una guida e un’analogia del rapporto tra le diverse visioni del mondo dei due protagonisti. Per Wallace l’avanzamento tecnologico è un bene da perseguire a prescindere, senza porsi interrogativi sulla natura umana, mentre Gromit manifesta scetticismo e prudenza ben prima che si verifichino incidenti o implicazioni non previste. E se nella Città Ideale Platone propone alla guida dello Stato Governanti-Filosofi, ci ritroviamo a chiederci se il titolo (i pantaloni sbagliati) non abbia un significato più ampio.
Scopri il nostro canale Telegram
Ogni giorno dalla redazione de ilLibraio.it notizie, interviste, storie, approfondimenti e interventi d’autore per rimanere sempre aggiornati
Nel cortometraggio seguente, Una tosatura perfetta, Gromit viene ingiustamente accusato di rapimento e presunto assassinio di pecore. Nella sua cella spoglia e buia, il beagle cerca consolazione in Crime and Punishment di “Fido Dogstoyevsky”. Il protagonista del romanzo è però colpevole, e lunghe pagine sono dedicate alla sua legittimazione morale del delitto. Forse un tentativo di comprendere la mente del vero colpevole, il malvagio cane robotico Preston, o semplicemente un’ironica lettura a tema? L’interpretazione, come sempre, è a nostra discrezione.
Le piume della vendetta: un ammonimento contemporaneo
Ma è il film del 2024, Le piume della vendetta, che offre gli spunti più interessanti.
Il diabolico McGraw è evaso e cerca vendetta, sfruttando falle e potenzialità della nuova invenzione di Wallace: uno automa con le sembianze di un nano da giardino, in grado di realizzare ambiziosi lavori di giardinaggio. Il robot, Norbort, prende piano piano sempre più spazio nella dimensione domestica, sostituendo sia le attività di Gromit che le attenzioni di Wallace.
In un crescendo di appropriazione di spazi fisica e simbolica, il culmine vede la stazione di ricarica (processo rumorosissimo) di Norbort posizionata nella stanza di Gromit, un rimando a quando nel precedente corto la sua stanza venne subaffittata a McGraw. Gromit non può che sentire il bisogno di una lettura come A Room of One’s Own di Virginia “Woof”, rivendicando la necessità di uno spazio fisico, e forse anche un’autonomia maggiore nel suo rapporto col padrone.
Nello stesso film compare anche Paradise Lost di John “Stilton”, opera sulla caduta dell’uomo, la sua corruzione da parte di Satana e la cacciata dal Paradiso, ma anche sull’importanza del libero arbitrio. All’inizio del film Gromit, con cappello e guanti da giardinaggio, si appresta a prendersi cura di un giardino meraviglioso: lussureggiante, florido, ricolmo di bellissime piante fiorite. Ma fa la sua comparsa Norbort, che al motto di “Neat and Tidy!” trasformerà una splendida oasi colorata in un incubo geometrico, un desolato prato a filo dove si stagliano austere piante decorative a forma di cubo. Il Giardino dell’Eden è perduto: al suo posto, una sterile spianata verde. Se Feathers McGraw è Satana, l’automa Norbort è la mela: un ammonimento contemporaneo contro la tentazione di abbracciare acriticamente le AI, senza riflettere sulle loro implicazioni.
“Tech … that’s the thing. As long as it knows who’s boss”. Wallace, Le piume della vendetta.
Scopri la nostra pagina Linkedin
Notizie, approfondimenti, retroscena e anteprime sul mondo dell’editoria e della lettura: ogni giorno con ilLibraio.it
Child Limiter
Wallace & Gromit sono senza dubbio una delle coppie più riuscite e longeve nell’universo dell’animazione. I film e i corti sono un susseguirsi di battute sagaci, umorismo inglese, geniali giochi di parole ed esilaranti nonsense – un esempio su tutti: cercando disperatamente di raggiungere Wallace, in La maledizione del coniglio mannaro Gromit vede una giostra con piccoli aeroplani giocattolo per bambini. Dopo aver inserito le monete, toglie da sotto il pedale dell’acceleratore un blocco di legno con la scritta “child limiter”: l’aereo prende letteralmente il volo, sfidando qualsiasi logica.
Ma non bisogna fare l’errore di considerarli solo film per bambini, limitandosi alla superficie comica. Il fascino di queste opere risiede anche in ciò che ci è dato leggere tra le pieghe della trama: quesiti aperti sulla natura umana, su giustizia e libero arbitrio, e sul rapporto tra uomo e macchina.
Gromit legge, e lo fa come tutti noi, per necessità: per il bisogno di capire la realtà che ci circonda, per capire gli altri, per capire noi stessi. Niente male per un cane da caccia.
Scopri le nostre Newsletter
Notizie, approfondimenti e curiosità su libri, autori ed editori, selezionate dalla redazione de ilLibraio.it