Il mondo della cultura è in lutto per la scomparsa, a 104 anni, di Edgar Morin, filosofo e sociologo francese noto per l’approccio transdisciplinare. Era considerato “uno degli ultimi maîtres à penser della cultura francese contemporanea”

Il mondo della cultura è in lutto per la scomparsa, a 104 anni, di Edgar Morin, grande filosofo e sociologo francese.

Nato a Parigi nel 1921 da genitori ebrei sefarditi, nel 1941 ha interrotto gli studi universitari per prendere parte alla Resistenza, aderendo successivamente al Pcf (Partito comunista francese), dal quale è stato espulso dieci anni dopo.

Ricercatore al Cnrs dal 1950 al 1979, Morin è stato tra i fautori della rivista di cultura Communications, e ha co-diretto il Cetsap (Centre d’études transdisciplinaires) di Parigi, collegato all’École des Hautes études en sciences sociales.

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Noto per l’approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un’ampia gamma di argomenti, ha pubblicato numerosi libri, molti dei quali tradotti in Italia.

Tra questi, Il paradigma perduto (Feltrinelli 1974), Pensare l’Europa (Feltrinelli 1988), La testa ben fatta (Raffaello Cortina Editore 2000), I sette saperi necessari all’educazione del futuro (Raffaello Cortina Editore 2001), l’opera in più volumi Il metodo (Raffaello Cortina Editore 2001-), Pro e contro Marx (Erickson 2010). Nel 2012, ha pubblicato per Chiarelettere Il cammino della speranza, e per Garzanti è da poco uscito Le lezioni di storia.

Guanda (con la traduzione di Silvia Turato) lo scorso anno ha pubblicato L’anno ha perso la sua primavera, un romanzo autobiografico scritto nel 1946 e rimasto inedito a lungo, che fa luce sulla formazione psicologica, intellettuale e politica di uno dei più grandi pensatori del nostro tempo.

Come scrive Repubblica, il celebre studioso “era considerato uno degli ultimi maîtres à penser della cultura francese contemporanea, uno spirito coraggioso e libero che ha fatto del dubbio e dell’autocritica gli strumenti indispensabili di una riflessione tesa a fare i conti con le metamorfosi e la complessità della contemporaneità in divenire”.

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