Un uomo sfuggente, un’estate in Liguria e un ragazzo che impara a guardare il mondo attraverso occhi nuovi. In “Hanno vinto loro”, di cui proponiamo un estratto, Giulio Silvano, all’esordio narrativo, intreccia memoria personale e storia italiana recente, dal G8 di Genova alla fine delle grandi ideologie, e costruisce un romanzo di formazione “rovesciato” e sulla disillusione. Al centro, la figura magnetica e sfuggente di B.S., cattivo maestro e guida informale di un’intera educazione sentimentale e politica

Un ritorno può nascere da poco: da una notizia letta per caso, da un nome che riapre un passato forse ormai dimenticato. Così accade in Hanno vinto loro, di Giulio Silvano, collaboratore di Il Foglio e Rivista Studio, pubblicato da Frassinelli. Un libro che intreccia memoria personale e storia contemporanea, e che segue il percorso di un protagonista alle prese con ciò che resta degli anni della formazione.

Al centro del primo romanzo del giornalista ligure, classe ’89, un trentenne che lascia Parigi e torna in Italia dopo aver appreso della morte di una figura enigmatica ma fondamentale, indicata solo con le iniziali B.S., e che non sentiva da molto tempo. È questo evento a riattivare il ricordo di un’estate dei primi anni 2000, quando da ragazzo aveva incontrato quell’uomo, destinato a diventare una presenza decisiva.

B.S., infatti, è un adulto fuori misura, molto distante dai modelli familiari, capace di affascinare e insieme disorientare. Più che insegnare, osserva e anticipa, trasformandosi per il protagonista in un punto di riferimento ambiguo, in un “cattivo maestro“. Intorno a questa relazione prende forma un romanzo di formazione “rovesciato”, in cui crescere significa anche perdere certezze e ridefinire il proprio sguardo.

Sul fondo scorrono gli eventi che hanno segnato l’inizio del secolo – dal G8 di Genova all’attentato dell’11 settembre – mentre la figura di B.S. finisce per riflettere, in modo obliquo, proprio alcune tensioni della recente storia italiana.

Con questo e altri titoli, tra l’altro, il marchio Frassinelli inaugura una nuova fase del proprio percorso editoriale: un progetto rinnovato che affianca ai classici, voci internazionali e nuove firme italiane, aprendo anche a esordi – come quello di Silvano.

Giulio Silvano Hanno vinto loro Frassinelli

Su ilLibraio.it, per gentile concessione della casa editrice, proponiamo un estratto:

La frase, «meglio giustificarsi dopo che chiedere il permesso prima», fu il coronamento teorico del mio apprendistato. Vittima dei doveri, provenienti dalla terribile coscienza piccolissimo borghese che respiravo e dalla brigata di figure autoritarie che mi che mi circondavano con le loro esigenti istruzioni, non potevo che ammirare questa capacità di cavalcare l’esistenza facendo quasi solo le cose belle, o comunque diventando faber del proprio destino. Capii che il dottore poteva insegnarmi, anche solo osservandolo, qualcosa di estremamente utile: la possibilità di scegliere come vivere la propria vita.

Come un mago, B.S. sapeva trasformare la realtà. È vero che non ce l’aveva fatta fino in fondo, dopotutto era stato condannato, aveva buttato tredici anni in carcere – più di tutti i miei anni sulla Terra – ma nonostante questo, nella sua vita azzoppata dal sistema giudiziario italiano, di cui diceva di essere una vittima, la sua esistenza appariva più piena, più ricca, più frizzante di quella di qualsiasi altra persona avessi mai incontrato. Né giovane Törless né giovane Werther, più Oliver Twist se fossi stato buono di cuore, o se fossi stato orfano, desiderio perenne ma carico di sensi di colpa – assenza di famiglia significava libertà, cosa in cui credo ancora – e con ambizioni alla Huckleberry Finn, vera fuga sul fiume, incontrare personaggi assurdi, vagabondaggio, e anche qui permesso di odiare il padre perché vuole ammazzarlo, avevo trovato un mentore nella persona che più di tutti era lontana dal mio milieu e dalla mia educazione.

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Il dottore non era un Fagin o un Vautrin balzacchiano, avidi lestofanti che sfruttano i giovani ambiziosi, e nemmeno un vescovo Myriel che accoglie un fuggitivo nella sua casa per poi regalargli i candelabri quando questo lo deruba. Non avevo mai trovato un personaggio tra fumetti e romanzi che si comportasse come lui, e nemmeno mi ci sarei imbattuto più avanti, nei testi formativi dell’età adulta. B.S. era, contro qualsiasi protocollo di fabula, scevro da un qualsiasi obiettivo, almeno nei miei confronti. Né favori sessuali né tantomeno di natura economica. E non avevamo nemmeno il sangue a unirci, una parentela che avrebbe giustificato quel match così improbabile di età anagrafiche.

Ma quando iniziò a parlarmi, a raccontarmi qualcosa di sé, capii che forse se proprio avessi dovuto trovarne una, la mia funzione era quella dell’ascoltatore passivo, per quanto con le parole fosse piuttosto parco. Soprattutto non faceva mai i nomi – almeno quando parlava di cose italiane – e raccontava come se le sue disavventure fossero delle fiabe.

(continua in libreria…)

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Fotografia header: Giulio Silvano (fotografia di Valentina Sommariva)

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