Anna Maria Ortese (Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998), premio Viareggio nel ’53 e Premio Strega nel ’67, è al centro di un operazione portata avanti dalla casa editrice Argolibri per la (ri)scoperta di autrici che fanno parte del “contro-canone femminile” con il libro “Novelle ritrovate”, una raccolta di cinque racconti pubblicati per la prima volta 80 anni fa sul periodico “Grazia”

Le autrici italiane che vanno a comporre il canone, che sia scolastico, universitario o semplicemente parte del sapere comune, sono notoriamente poche.

Vengono alla mente Elsa Morante, riuscita a sfuggire all’oblio, Grazia Deledda, unica donna italiana ad aver vinto il Premio Nobel, a volte si arriva a citare Natalia Ginzburg.

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Fortunatamente, si sta assistendo a una stagione di riscoperta di alcuni nomi femminili, ne è un caso, ad esempio, la fase di rinnovato interesse che ha vissuto, recentemente, Goliarda Sapienza.

Un altro nome rilevante della nostra letteratura, spesso dimenticato, è quello di Anna Maria Ortese (Roma, 13 giugno 1914 – Rapallo, 9 marzo 1998), vincitrice nel 1953 del Premio Viareggio con Il mare non bagna Napoli (Premio speciale per la narrativa) e del premio Strega nel 1967 con Poveri e semplici.

E ora Argolibri restituisce a lettrici e lettori un altro tassello della produzione della scrittrice: è infatti in libreria Novelle ritrovate, che raccoglie alcune novelle dell’autrice, a 80 anni dalla loro prima pubblicazione, a cura di Dario Biagi.

Copertina di Novelle ritrovate, di Anna Maria Ortense

Il testo ospita cinque racconti, ritrovati dallo studioso Dario Biagi durante le sue ricerche archivistiche, che furono scritti e pubblicati tra il 1942 e 1943, sul periodico mondadoriano Grazia, con cui Ortese collaborò.

L’edizione, che include un saggio introduttivo dello stesso Biagi e una postfazione dell’italianista Donatella La Monaca, è all’interno della collana Rosa fresca aulentissima, fondata e diretta dal professore Federico Sanguineti e dalla professoressa Sara Lorenzetti, dedicata “al ritrovamento e alla riedizione filologico-critica di opere del contro-canone femminile”.

Il libro, che si aggiunge ai titoli già presenti dell’autrice pubblicati dal catalogo Adelphi, raccoglie brevi racconti che rientrano, per stile, tematiche e atmosfere, nella prima fase ortesiana, quella che la impose all’attenzione di pubblico e critica con Angelici dolori e che anticipa temi che poi si ritroveranno nella sua produzione successiva, come il discorso sull’unità del Creato e la necessaria fratellanza di tutti gli esseri viventi.

Questi brevi testi, fulminei, sono sospesi tra sogno e veglia e abitati da figure femminili come Edith e Medina, e da giovani fiabeschi viaggiatori. Tutti loro attendono qualcosa di decisivo, ma difficilmente descrivibile, un evento cosmico nel quotidiano e viceversa.

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