“(…) Si può fare paura senza il sangue? La minaccia deve essere molto più sottile, perversa. Si nasconde nei dettagli. Per esempio, negli oggetti…”: su Tuttolibri lo scrittore, protagonista in classifica con “La casa delle voci”, racconta la genesi del suo ultimo libro

“(…) Erano anni che provavo ad architettare un thriller senza omicidi o scomparse. Senza una vittima. Senza un mostro. È la chimera di ogni scrittore di noir. Si può fare paura senza il sangue? La minaccia deve essere molto più sottile, perversa. Si nasconde nei dettagli. Per esempio, negli oggetti: un libro di favole, la foto mancante in un vecchio album di famiglia, un nastro rosso con un campanellino… Piccole cose inanimate che possiedono un oscuro talento, un altro significato, un secondo nome…”.

Lo scrittore Donato Carrisi (nella foto di Gianmarco Chieregato, ndr), protagonista in classifica con il suo nuovo romanzo, La casa delle voci (Longanesi – qui il nostro approfondimento, ndr), ha raccontato su Tuttolibri, l’inserto culturale de La Stampa, la genesi del suo ultimo libro.

Come scrive Carrisi, tutto è iniziato nel corso di una cena tra amici, “un venerdì sera d’inverno, un anno fa”. A un certo punto, una conoscente dello scrittore ha raccontato un ricordo d’infanzia legato al giorno della morte della nonna: “Quella notte mi sono svegliata perché ho avuto la netta sensazione che qualcuno si fosse seduto in fondo al mio letto… Ma, ovviamente, non c’era nessuno…”. “(…) Inaspettatamente, la cena si trasforma in una specie di rito collettivo: ogni commensale ha un episodio simile da raccontare, tutti accaduti durante l’infanzia…”.

 

 

Fotografia header: Foto di Gianmarco Chieregato

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