“Mi è sembrato necessario ricostruire la storia delle biblioteche di Adriano Olivetti perché suona come una proposta di progettazione della biblioteca di domani”. In libreria il saggio di Chiara Faggiolani “Il problema del tempo umano” sulla “storia di un’idea rivoluzionaria”
“Per Olivetti il libro è lo strumento-principe della comunicazione propriamente culturale, non solo informativa, ma essenzialmente autoformativa e generatrice di auto-consapevolezza, ed è pertanto, in questo senso, il mezzo fondamentale per il progresso dell’intelligenza umana, nel senso preciso, etimologicamente, dell’intus legere, del comprendere fino in fondo le situazioni e le varie esperienze dell’uomo e della donna in società. Il libro non è, dunque, un lusso aggiuntivo, un fronzolo, e non è neppure il privilegio di pochi sapienti che vivono di rendita sulla fatica di schiavi analfabeti”. Lo ricorda Franco Ferrarotti, sociologo ed ex politico, nella prefazione al nuovo saggio di Chiara Faggiolani Il problema del tempo umano – Le biblioteche di Adriano Olivetti: storia di un’idea rivoluzionaria (edizioni di Comunità).
Docente di Biblioteconomia presso il Dipartimento di Lettere e Culture Moderne dell’Università di Roma Sapienza, dove dirige il Laboratorio di Biblioteconomia sociale e ricerca applicata alle biblioteche BIBLAB e il Master in Editoria, giornalismo e management culturale), Faggiolani si interroga su cosa resti oggi delle biblioteche di Adriano Olivetti (1901 – 1960), tra le numerose innovazioni introdotte dall’illuminato imprenditore di Ivrea. E ricorda come per Adriano Olivetti il libro faccia parte, “intrinseca e necessaria, del salario operaio“.
Come si ricorda nella presentazione del saggio, le biblioteche di fabbrica olivettiane hanno rappresentato concretamente la cultura che irrompe nei luoghi del lavoro manuale; quelle dei Centri Culturali e Comunitari l’hanno elevata a perno di una nuova visione della società, che intorno a un luogo di condivisione culturale si fa vera comunità. “Mi è sembrato necessario ricostruire la storia delle biblioteche di Adriano Olivetti perché suona come una proposta di progettazione della biblioteca di domani”, sottolinea Faggiolani.
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Una rivoluzione a pieno titolo, che non si è esaurita con l’esperienza olivettiana, ma che ha dato impulso a diverse iniziative successive, suggerendo un nuovo modello di biblioteca “inteso come spazio di un tempo riconquistato, da dedicare alla lettura, alla curiosità, alla immaginazione”. Uno spazio “di confronto e di incontro”. Lo spazio di “un tempo umano”. Per Faggiolani, quest’idea può trovare applicazione anche nell’attualità, dando un senso rinnovato alle biblioteche, infrastrutture culturali per lo sviluppo di comunità, tra passione civile e azione sociale.
Il saggio esce nella collana via Jervis 22, che ospita contributi per conoscere da vicino il cuore dell’impresa di Adriano Olivetti. Del resto, Le Corbusier definì Via Jervis “la strada più bella del mondo”.
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