Donald Trump, ferito sabato durante un comizio, nel corso della convention dei repubblicani ha scelto J.D. Vance come suo candidato alla vicepresidenza Usa, in vista delle presidenziali di novembre. Ecco chi è il 39enne autore del bestseller “Elegia americana” (da cui è stato tratto un film), che racconta senza indulgenza (ma anzi con un amorevole orgoglio di appartenenza) il proletariato bianco degli Stati Uniti, che nel 2017 ha espresso la sua frustrazione portando il discusso tycoon alla presidenza …
In queste ore Elegia americana (bestseller – edito in Italia nel 2017 da Garzanti nella traduzione di Roberto Merlini – che, come abbiamo spiegato, racconta da molto vicino, e senza giudizi morali, quell’America profonda di uomini bianchi arrabbiati, impoveriti dalla deindustrializzazione, frustrati da una povertà desolante, in cui dominano valori culturali violenti, misogini e xenofobi) di J.D. Vance è tornato (inevitabilmente) protagonista delle classifiche di vendita negli Usa.
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Del resto, Donald Trump, ferito sabato durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, nel corso della convention dei repubblicani a Milwaukee, ha scelto proprio J.D. Vance – già senatore per lo Stato dell’Ohio dal 2023 – come suo candidato alla vicepresidenza Usa, in vista delle presidenziali in programma martedì 5 novembre 2024.
Ex marine (arruolatosi dopo il diploma, ha prestato servizio in Iraq) ed ex manager con una laurea in legge Yale, il 39enne J.D. Vance (nato in una contea povera il 2 agosto 1984 a Middletown, Ohio), quando ha scritto Elegia americana, da cui è stato tratto anche un film nel 2020 (diretto da Ron Howard e interpretato da Amy Adams e Glenn Close), ancora non sapeva che Donald Trump avrebbe vinto le elezioni del 2017.
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Come abbiamo raccontato sempre nel nostro approfondimento del 2017, “la geografia del tycoon, popolarissimo proprio negli Stati della rust belt, nelle pianure del Midwest e tra le comunità dei Grandi Appalachi, coincide perfettamente con quella raccontata in Elegia americana…”.
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I personaggi del libro, e del film, sono infatti hillbilly, (burini, montanari): “emarginati nel loro immobilismo sociale, ‘maledettamente tosti’, pervasi da valori culturali violenti, misogini e xenofobi ma fortemente solidali al loro interno. Sono gli americani di terza o quarta classe, depositari di un proprio senso dell’onore e alfieri di una giustizia che si fa da sé, a suon di cazzottate e schioppettate. Un cocktail esplosivo che ha riconosciuto in Trump il proprio linguaggio e la propria rabbia verso le élite di New York e Washington, ree di averli dimenticati…”.
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Ma torniamo al presente. Come ha sintetizzato SkyTg24, il candidato alla vicepresidenza di Donald Trump “ha scalato le posizioni tra i repubblicani negli ultimi mesi, grazie alla sua non secondaria abilità nel raccogliere donazioni nella Silicon Valley: è riuscito a portare a casa decine di milioni di dollari in un’area tradizionalmente legata ai Democratici, quella dell’alta tecnologia. Tra gli elettori del partito in realtà era da tempo uno dei volti più apprezzati”. Ancora il sito del tg di Sky nella sua scheda: “Vance è contrario all’aborto, ai matrimoni omosessuali e alle operazioni per cambiare il genere. Guardando ai cavalli di battaglia di Trump, inizialmente era lontano dalla sue politiche di zero tolleranza sui migranti, ma nel tempo ci si è avvicinato sempre di più. Anche rispetto al cambiamento climatico la pensa come il tycoon…”.
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