“Nessun porto terrà lontana la tempesta”, terza raccolta di Gabriele Ametrano, nasce “dalla convinzione che la poesia si ponga al margine di una contemporaneità che vive di personali percorsi condivisi” – I particolari
Gabriele Ametrano, nato a Roma nel 1978, dal 2018 è il direttore del progetto La città dei lettori e dei suoi festival toscani, e dal 2023 è anche direttore artistico di Giunti Odeon – libreria e cinema a Firenze.
Appartenente della Polizia di Stato, Ametrano è anche giornalista e conduttore radiofonico (tra le altre cose, fa parte della giuria del Premio Strega).
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Dopo aver pubblicato due sillogi di poesie (Tornerà la stagione dei sogni, Il Segnale, 1999, e Il rumore dell’anima, Ibiskos, 2006), Ametrano torna ora in libreria con Edizioni Clichy con la raccolta di versi Nessun porto terrà lontana la tempesta.
“Versi che si insinuano nelle pieghe del sentire, nelle sfumature delle emozioni, riconoscendo l’incapacità di donare certezze ma capaci di riconoscere le orme del percorso”, così viene presentato il libro.
Nell’introduzione, Simone Innocenti, riferendosi ai nuovi componimenti, scrive che “queste poesie sono il calco di un mistero. Ne hanno l’oscurità, e ne hanno il passo: perfino l’insondabile controluce…”.
Spazio anche a una lettera di Vera Gheno: “(…) Per me sei questo, Gabriele: l’uomo delle contraddizioni. E le tue poesie, a modo loro, riproducono tali contraddizioni, svelando una persona con dei lati tremendi e oscuri che, a un primo sguardo, si vedono poco. Oggi so che, come me, hai bisogno di stare solo a intervalli regolari; che tieni alle amicizie, e che sei un leone nel difendere le persone a te care. D’altro canto, sei anche uno che non dimentica un torto, subìto da te o dal tuo ‘clan’, neanche dopo tantissimo tempo…”.
Su ilLibraio.it per gentile concessione della casa editrice, proponiamo due poesie dalla raccolta:
Nessun porto
terrà lontana la tempesta,
nessuna cattedrale
proteggerà dall’ira.
Il battesimo della catastrofe
dell’anima benedirà la forza
e del sangue la perdita.
Copriranno i drappeggi
il lutto e il dolore
scavati nelle pieghe
d’un fragile muro.
Arriverà l’incerto
e di certo bisognerà prepararsi.
Nell’orma dell’anfibio
dei petali restano
solo gocce sparse di colore
e bossoli della battaglia.
Dei sorrisi
è rimasta la memoria,
schiacciata dai cingolati.
Nulla più
dell’antica identità,
solo cenere e disperazione
nelle tasche dei sopravvissuti
“Non chiederci la parola”, scriveva Eugenio Montale, “non domandarci la formula che mondi possa aprirti”. “Da questa consapevolezza nasce questa silloge, dalla convinzione che la poesia si ponga al margine di una contemporaneità che vive di personali percorsi condivisi. Ma se instabili e confusi sono i sentimenti nel nostro tempo, vigile e presente è il linguaggio che descrive la loro forma e gli dona un contorno preciso. Come una cornice su un quadro astratto, così le poesie di questo lavoro lasciano che il contenuto si unisca al sentimento che vive il lettore“, si spiega nella presentazione di Nessun porto terrà lontana la tempesta.
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Fotografia header: Mario Desiati nella foto di La citta dei lettori