Una festa sfrenata è appena finita e sedici persone, sedute attorno a un grande tavolo di legno nero, si puntano una pistola alla testa. Muoiono tutti, tranne uno. "Aspettando i Naufraghi" è il primo romanzo di Orso Tosco, un racconto apocalittico in cui, "in un tempo e in un mondo in cui non c'è più niente da sperare", l'unica forma di vita che riesce a sopravvivere è proprio la speranza...

Sedici persone sono sedute attorno a un grande tavolo di legno nero. Si guardano senza dire una parola, “con uno strano miscuglio di tenerezza e ferocia, come bestie prima bastonate e poi nutrite, oppure il contrario”.

Una festa sfrenata è appena finita e sedici persone, sedute attorno a un grande tavolo di legno nero, si puntano una pistola alla testa. Muoiono tutti, tranne uno. Massimo è l’unico a non premere il grilletto. Eppure la fine è vicina, per tutti. La guerra incombe, e i Naufraghi stanno arrivando. In pochi mesi, quello che inizialmente sembrava soltanto un piccolo gruppo di invasati è cresciuto in modo inarrestabile, tanto da sovvertire l’intero ordine globale.

Orso Tosco

Ma chi sono i Naufraghi? “Sono un gruppo di persone che abbandonano ogni forma di linguaggio verbale e decidono di esprimersi solo attraverso azioni violente, dando inizio a una rivoluzione”, spiega lo scrittore Orso Tosco, durante la recente presentazione alla libreria Verso di Milano.

Il personaggio principale è Massimo, un uomo che sceglie di trascorrere il poco tempo che gli rimane con Piero, suo padre, ricoverato all’hospice San Giuda, un sanatorio incastonato tra le valli di un entroterra che somiglia molto a quello ligure. Massimo non è mai riuscito ad accettare la malattia del padre, ma ora, consapevole che anche lui dovrà morire, sente avere bisogno della sua presenza.

Ma non c’è solo Piero nell’hospice. C’è anche Olga, una suora che, privata di ogni forma di piacere, lo nega anche agli altri; c’è il dottor Malandra, un timido chirurgo morfinomane; c’è Guido, infermiere alcolista e ultras; e infine c’è Gramigna, il matto del paese che, però, tra tutti, sembra il solo in grado di mantenere un minimo di lucidità.

Con questo libro, l’autore dichiara di aver tentato una truffa impossibile: “Una truffa contro il tempo. Dopo la morte di mio padre, avrei voluto tornare indietro, per trascorrere più tempo con lui. L’unico modo in cui sono riuscito a farlo, è stato attraverso lo spazio letterario”.

Aspettando i Naufraghi (minimum fax) è il primo romanzo di Orso Tosco, un racconto apocalittico in cui, “in un tempo e in un mondo in cui non c’è più niente da sperare”, l’unica forma di vita che riesce a sopravvivere è proprio la speranza: “Rimasi molto colpito da un’intervista a Giorgio Manganelli, in cui l’autore spiegava che per combattere la depressione è necessario dialogare con essa. Comprenderla. Pensai che effettivamente ogni giorno compievo piccoli gesti, semplici e banali, che mi permettevano di non soccombere sotto il peso oppressivo della depressione. E mi resi conto che quella resistenza quotidiana, in realtà, era speranza. Un nuova speranza, diversa da quella che immaginavo”.

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