Richard Ford, Jhumpa Lahiri, John Banville, James Lasdun, John Irving, Julian Barnes, lo stesso Bret Easton Ellis…Lo scrittore americano classe '25 gode della stima di molti "colleghi", "perché rappresenta un’idea di letteratura, di narrativa letteraria, che (forse) va tramontando..."

di Luigi Brioschi*

James Salter, un autore che convince e conquista gli scrittori più diversi: da Richard Ford a Jhumpa Lahiri, da John Banville a James Lasdun, da John Irving a Julian Barnes… Cosa spinge narratori tanto lontani uno dall’altro a tributargli elogi così impegnativi, a dichiarare con tanto ardore la loro ammirazione? Forse, si sarebbe tentati di rispondere, semplicemente una impareggiabile qualità di scrittura.

Salter non è esattamente uno scrittore di trame; la trama, nei suoi romanzi (il recente Tutto quel che è la vita, ma anche Una perfetta felicità, che dopo quarant’anni esce finalmente in Italia, e per fare un altro esempio il seducente A Sport and a Pastime che riproporremo presto in edizione italiana) è, si potrebbe dire, la trama della vita, il semplice scorrere di una quotidianità non proprio dorata. È la scrittura, che si annulla e si esalta nella perfetta trasparenza, il segreto della sua riuscita. Ed è la magia della scrittura, non è azzardato dirlo, a creare tensione, più di quel che convenzionalmente è chiamato intreccio.

Eppure… eppure nell’atteggiamento di certi scrittori c’è, mi sembra, qualcosa di più dell’ammirazione. C’è (ed è visibile nelle parole di Bret Easton Ellis, che lo ha definito “l’ultimo grande scrittore letterario d’America”) la percezione che Salter rappresenti, al meglio, un’idea di letteratura, di narrativa letteraria che (forse) va tramontando; che porti in sé anche un valore testimoniale.

*L’autore è il presidente della casa editrice Guanda, ed è l’editore italiano di Salter

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L’apparente felicità di una coppia, raccontata dall’”ultimo grande scrittore letterario d’America”. Qui si parla dell’ultimo libro di Salter pubblicato in Italia

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