È arrivata la seconda stagione di “Fleabag”, la serie tv scritta e interpretata da Phoebe Waller-Bridge, che sta facendo molto parlare per la sua capacità di caratterizzare i personaggi femminili. In questo periodo le produzioni ci hanno messo davanti a una cascata di figure di donne forti: sono gli show "with strong female characters" di cui si parla tanto. A volte, però, forse più come un genere che come un reale cambiamento culturale. Ma cosa significa essere un personaggio femminile forte? Dipingere a tutti i costi una figura di donna sicura di sé rischia di costruire un nuovo stereotipo, diverso da quello precedente, ma che ha in comune con il vecchio l’aspetto più pericoloso: la perfezione...

Phoebe Waller-Bridge: è molto probabile che vi siate imbattuti spesso in questo nome ultimamente. Non c’è da stupirsi. La seconda stagione di Fleabag, la serie che Waller-Bridge ha scritto e interpretato, disponibile dal 17 maggio su Amazon Prime Video, è stata un successo: acclamata dalla critica, apprezzata dal pubblico e ipercondivisa dagli appassionati di serie tv su Facebook e Instagram. 

Ma andiamo con ordine. Se non ne avete mai sentito parlare, Phoebe Waller-Bridge è un’attrice, scrittrice, drammaturga e regista inglese. Capelli e occhi scuri, corporatura esile e sorriso accogliente. È nata il 14 luglio 1985 ed è cresciuta in una famiglia di classe medio alta: suo padre ha cofondato Tradepoint, il primo mercato azionario interamente elettronico, mentre sua madre lavora per la compagnia degli Ironmongers.

Fin da quanto è bambina, Phoebe si diverte a scioccare e a essere irriverente. All’età di 11 anni viene spedita in collegio, ma lo detesta talmente tanto che dopo un anno lo abbandona. Inizia a recitare, un po’ per gioco, negli spettacoli scolastici: capisce che quella è la sua strada. Terminati gli studi, si iscrive alla Rada di Londra, una delle più importanti accademie di teatro della Gran Bretagna. Anche qui il suo percorso è del tutto singolare: Waller-Bridge ha qualcosa di diverso rispetto agli altri allievi, difficilmente riesce a interpretare parti a richiesta, ha una personalità troppo spiccata. Per questo fa un po’ fatica a trovare qualcuno che la scritturi dopo il diploma: l’unica soluzione che le viene in mente è scrivere da sola dei ruoli su misura per se stessa. 

La sua vita cambia con un incontro, quello con Vicky Jones. Lei è Phoebe diventano inseparabili, non solo nella vita ma anche nel lavoro. Fondano la compagnia teatrale DryWrite e cominciano a esibirsi in giro, nei teatri e nei locali. I pezzi che portano sul palco sono brevi, ma estremamente vivaci e taglienti. Tra questi c’è uno sketch di stand up comedy di dieci minuti: un embrione di quello che diventerà uno spettacolo teatrale vincitore del primo premio al Fringe di Edimburgo, e che si trasformerà poi nella prima stagione di Fleabag. 

Intanto Waller-Bridge inizia a farsi notare. Nel 2015, oltre a comparire nella serie Broadchurch, scrive e recita in Crashing, una serie drammatica disponibile su Netflix che racconta la vita di alcuni occupanti all’interno di un ospedale abbandonato. L’anno successivo escono le prime sei puntate di Fleabag, che le faranno guadagnare un Bafta per la migliore interpretazione femminile in una commedia. Al centro della storia c’è una donna incasinata che lavora a Londra in una caffetteria a tema porcellini d’India. Ha un passato difficile alle spalle e una vita completamente instabile: sua madre è morta di recente, la sua migliore amica si è suicidata, il marito di sua sorella è un uomo viscido che ci prova con lei e il suo rapporto con il sesso è decisamente problematico. Oltre a essere un personaggio “mostruoso e adorabile” (il confine tra questi due aspetti, racconta in una lunga intervista al Guardian, è sempre molto sottile), la sua principale caratteristica è quella di abbattere la tradizionale quarta parete, dialogando direttamente con gli spettatori e conducendoli per mano nella sua vita caotica.

Famosa è la scena in cui la protagonista si masturba guardando un video di Barack Obama: “Voglio dire che era l’uomo più eccitante del pianeta, ed era incredibilmente bello. Masturbarsi con Obama è stato per me uno scherzo perfetto perché sembrava reale. E c’era anche qualcosa di gioioso nella politica del tempo. Era una speranza, e mi stavo masturbando per sperare”, dichiara. Ma la serie racconta molto di più: un senso di paura e di perdita, quasi ossessivo, nei confronti delle cose della vita. 

Il 2018 è l’anno di Killing Eve (su TimVision), basata sulle novelle Villanelle di Luke Jennings, in cui Waller-Bridge ricopre solo il ruolo di autrice. La serie segue le vicende di Eve (interpretata da Sandra Oh, vincitrice del Golden Globe per la miglior attrice in una serie drammatica), una funzionaria dell’MI5 sulle tracce di un’assassina sociopatica, Villanelle (Jodie Comer). Anche se si tratta di un genere molto diverso da Fleabag, non si può non riconoscere l’impronta di Waller-Bridge, specialmente per ritmo incalzante dei dialoghi e per la caratterizzazione dei personaggi.

E a questo proposito, si legge sempre sul Guardian che “Waller-Bridge descrive personaggi che recitano l’indicibile, fanno l’annullabile e sfidano ogni stereotipo del comportamento femminile“. È un’affermazione su cui riflettere, fosse anche solo per il fatto che è una frase che viene utilizzata di frequente in relazione ai personaggi femminili delle serie TV.

In questo periodo le produzioni ci hanno messo davanti a una cascata di figure di donne forti, anzi, ribelli: da June di The Handmaid’s Tale, a Sabrina di Chilling Adventures of Sabrina, o ancora, a suo modo, Midge di The Marvelous Mrs. Maisel.

Proliferano le serie con protagoniste indipendenti, che non hanno paura di niente, che non sbagliano praticamente mai. Sono gli show “with strong female characters” di cui si parla tanto, a volte più come un genere (alla stregua del fantastico, dell’horror o del giallo), che come un reale cambiamento culturale.

Viene da chiedersi infatti che tipo di modello si stia delineando: ovvero, cosa significa essere un personaggio femminile forte? E soprattutto, cosa significa sfidare gli stereotipi? Cercare di dipingere a tutti i costi una figura di donna estremamente sicura di sé si allontanerà pure dalla classica visione di principessa bisognosa di un maschio che la porti in salvo, ma non fa altro che costruire un nuovo stereotipo. Uno stereotipo diverso da quello precedente, ma che ha in comune con il vecchio l’aspetto più pericoloso: la perfezione. 

La donna forte è la donna che non vuole sottostare al volere degli altri (che siano gli uomini o, più in generale, la società maschilista), una donna che sa prendere autonomamente le sue scelte e che non si lascia condizionare da nulla. È una donna libera, che vive tendenzialmente senza freni la sua sessualità e che non sente la pressione di doversi per forza accoppiare con qualcuno, perché il suo scopo principale è stare bene con se stessa e sentirsi realizzata. Quest’immagine di donna non ha niente che non vada, anzi, trasmette un messaggio importante e fondamentale: è quello a cui tutte, o quasi, vorrebbero/dovrebbero aspirare. È una reazione (giusta) a quello che per anni è stato il modello femminile predominante. Eppure, allo stesso tempo, rischia di cristallizzare la rappresentazione di una donna super eroina, indistruttibile e incorruttibile, con cui alla fine non è sempre facile riuscire a entrare in empatia.

Invece la Fleabag – sacco di pulci – di Waller-Bridge è un personaggio tremendamente incorreggibile, un personaggio confuso, che fa sempre la scelta sbagliata, che procrastina, che non vuole liberarsi del suo passato perché questo vorrebbe dire imparare a fare i conti con se stessa. E probabilmente l’aggettivo “forte” non è quello più adatto per descriverlo, perché non è la forza il valore che lo rende in grado di sfidare “ogni stereotipo del comportamento femminile”: al contrario, è la sua imperfezione.  

 

nota: l’immagine è tratta dall’articolo del Guardian

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