Il Rab di Milano è un nuovo spazio pensato per essere uno sportello "non convenzionale" di servizi sociali che raggiunga i cittadini laddove è più facile trovarli. E, tra le altre cose, è anche un caffè letterario - Il progetto

Il Rab non è un bar. Come suggerisce il suo nome, è un caffè letterario alla rovescia, che dunque è anche un bar, ma solo in fondo, dopo tutto il resto. Si trova in zona Navigli a Milano ed è un progetto voluto dalla cooperativa sociale Baracca, fondata da alcuni volontari dell’associazione “Handicap su la testa!” (del Giambellino, che da oltre trent’anni lavora per l’integrazione sociale di persone con disabilità mentale), e condivide lo spazio di Corso San Gottardo 41 con lo sportello Wemi. Rab e Wemi sono due dunque realtà distinte e nascono autonomamente prima di incontrarsi. Quanto a Baracca, è stata fondata a marzo 2015 e lo stesso nome – Rab – è stato scelto dalla stessa cooperativa sociale.

Tra i numerosi progetti, “Handicap su la testa!” ha avviato anche quello dell’inserimanto lavorativo, e da tempo sognava di aprire un locale in cui far lavorare fianco a fianco dipendenti normodotati e disabili psichici. Il nuovo locale vede impiegati quattro operatori e altrettanti ragazzi disabili.

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Il Rab, di cui ha scritto La Stampa, è uno spazio pensato per essere uno sportello “non convenzionale” di servizi sociali che raggiunga i cittadini laddove è più facile trovarli, e come un punto di incontro per fasce di popolazione anche molto diverse tra loro. Un luogo ibrido in cui anziani in cerca di ascolto e aiuti domiciliari, immigrati, mamme sole, ma anche studenti, gruppi di amici e famiglie con bambini – per i quali sono organizzatati dei laboratori pomeridiani – e semplici turisti si ritrovino accomunati.

rab

Così il Rab si scopre di volta in volta caffè letterario o tavola fredda, spazio per studenti e lavoratori in cerca di wifi e stampante; o ancora location per aperitivi, spettacoli di cabaret e concerti jazz. Ma soprattutto, prima di tutto, piazza d’incontro.

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