La decisione di Christian Raimo: "Ho deciso di presentare le mie dimissioni dal gruppo dei consulenti per proteggere il Salone del Libro di Torino dalle polemiche che hanno fatto seguito a un mio post, pubblicato a titolo strettamente personale" - I particolari

Come abbiamo raccontato, nei giorni scorsi si è molto parlato del libro-intervista al vicepremier Matteo Salvini edito da Altaforte, casa editrice vicina a Casapound, e scritto da Chiara Giannini.

La presenza tra gli stand del Lingotto della casa editrice di proprietà di Francesco Polacchi, che è anche a capo del marchio di moda Pivert, e che pubblica, tra le altre cose, il mensile Il primato nazionale (“periodico sovranista”), non solo ha provocato la reazione del direttore del Salone Nicola Lagioia (qui i dettagli, ndr) e di moltissimi altri (lettori, autori, intellettuali), ma anche quella dello scrittore, insegnante e attivista Christian Raimo, che su Facebook, in un post poi cancellato, ha scritto, tra le altre cose, che “i neofascisti si stanno riorganizzando”, e ha citato alcuni giornalisti ed editori che “tutti i giorni in tv, sui giornali, sostengono un razzismo esplicito”.

LE DIMISSIONI DI RAIMO

Tra chi ha attaccato Raimo per le sue parole, Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni culturali, che ha chiesto le sue dimissioni dal ruolo di consulente della manifestazione torinese. Dimissioni che sono poi arrivate, con questa motivazione: “Ho deciso di presentare le mie dimissioni dal gruppo dei consulenti per proteggere il Salone del Libro di Torino dalle polemiche che hanno fatto seguito a un mio post, pubblicato a titolo strettamente personale. Il Salone del Libro di Torino è uno spazio di libertà, di dibattito e confronto di idee, di cultura e di apertura, di molteplicità e democrazia. Con queste dimissioni testimonio il mio sincero e profondo rammarico per una presa di posizione individuale che, ben al di là delle mie intenzioni, potrebbe, ma a nessun costo deve, risultare fuorviante rispetto a ciò che il Salone del Libro è da oltre trent’anni, e vuole essere oggi e in futuro”, ha spiegato in una nota Christian Raimo.

IL DISPIACERE DI LAGIOIA

Anche il direttore Lagioia è poi tornato a intervenire a seguito della sua scelta: “Le dimissioni di Christian Raimo mi addolorano. Il contributo che ha dato al Salone in questi anni è stato enorme, ed è comprovato da un successo riconosciuto da tutti. Mi dispiace per editori e autori che si sono sentiti offesi dalle sue dichiarazioni scritte a titolo personale in un post di Facebook. Mi dispiace per come uomini politici di partiti dove ci sono gli inquisiti per mafia abbiano cavalcato la vicenda. (Tanti servitori dello Stato si scambiano quotidianamente in televisione parole irriferibili e non mi pare che questo crei loro rispetto al bene del Paese un imbarazzo che ha toccato Christian Raimo a sola tutela del Salone). Mi dispiace per come tanti commentatori cerchino di strumentalizzare il Salone del Libro ai soli fini della campagna elettorale o per avere visibilità. Sacrificare una parte di sé per un bene comune è una cosa ormai da pochi. Raimo l’ha fatto senza che nessuno gliel’abbia imposto, e questo ai miei occhi lo nobilita. Gli altri si guardino allo specchio. Chi ha creduto di sfruttare i contenuti del post di Raimo – scritto solo a titolo personale – e le polemiche sui neofascismi per intimidirci, per scalfire l’indipendenza editoriale del Salone e quindi per danneggiare un progetto bellissimo e l’intero territorio, sbaglia di grosso. Chi guarda solo al proprio tornaconto vive solo e muore solo. Il Salone si basa invece sulla condivisione. È il motivo per il quale, ora, farei parlare il Salone e basta. Ed è il motivo per il quale, da ora in avanti, sarà il Salone a parlare per noi – i suoi incontri, i suoi dibattiti, le sue presentazioni, la sua comunità”.

Oltre a Lagioia, sono in molti sui social a esprimere solidarietà a Raimo.

LA NOTA DEL COMITATO DI INDIRIZZO DEL SALONE 

Prima delle dimissioni, era arrivata l’attesa nota del Comitato d’Indirizzo del Salone del Libro: “Il Comitato di Indirizzo della 32esima edizione del Salone del Libro, chiamato a monitorare, nelle diverse fasi, la realizzazione delle attività culturali della fiera di maggio, sottolinea che il Salone ha scelto in piena consapevolezza di non diventare palcoscenico elettorale, al fine di non trasformarsi in una cassa di risonanza troppo facile da strumentalizzare; e ancora di essere plurale e aperto alla discussione, perché il dialogo è fondamento della democrazia. Il Salone è quindi ambasciatore della Costituzione. E la Costituzione, al suo articolo 21, afferma che ‘tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione’. La Legge Scelba del 1952, coordinata con la Legge Mancino del 1993, sanziona e condanna chiunque propagandi idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, rendendo reato in Italia l’apologia di fascismo. Materia della magistratura, quindi, è giudicare se un individuo o un’organizzazione persegua finalità antidemocratiche. È pertanto indiscutibile il diritto per chiunque non sia stato condannato per questi reati di acquistare uno spazio al Salone e di esporvi i propri libri. Altrettanto indiscutibile è il diritto di chiunque di dissentire, in modo anche vibrante, dalla linea editoriale perseguita da un editore e dai contenuti dei libri da esso pubblicati. Quale migliore occasione del Salone stesso per affermare questa posizione promuovendo il dibattito sul tema. Il Comitato di indirizzo del Salone del Libro ribadisce pertanto la propria assoluta indipendenza nella totale adesione ai principi di democrazia enunciati dalla Costituzione, auspicando la partecipazione di tutti al Salone che sempre più si vuole affermare come luogo istituzionalmente aperto al dibattito e al confronto. Al Comitato d’Indirizzo, presieduto da Maurizia Rebola, direttore della Fondazione Circolo dei lettori, prendono parte Nicola Lagioia, direttore editoriale del Salone Internazionale del Libro di Torino, Silvio Viale, presidente dell’Associazione Torino, la Città del Libro, i rappresentanti della Regione Piemonte e della Città di Torino, e uno per ciascuna associazione di categoria: ADEI, Associazione degli Editori Indipendenti; AIB, Associazione Italiana Biblioteche; AIE, Associazione Italiana Editori; ALI, Associazione Librai Italiani; SIL, Sindacato Italiano Librai. Giulio Biino, in qualità di presidente della Fondazione Circolo dei lettori è in piena sintonia con le idee del Comitato, luogo del coordinamento delle attività organizzative”.

 

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