"In queste settimane ho letto e ascoltato tanti pareri. Le fiere del libro sono diventate come il calcio, dove siamo tutti allenatori...". ilLibraio.it ha parlato con Renata Gorgani, direttore editoriale de Il Castoro e presidente della Fabbrica del Libro, della scelta del consiglio generale dell’Aie, che ha indicato come candidato alla presidenza Ricardo Franco Levi, e del futuro Tempo di Libri: "Stiamo riflettendo su tutto, date, orari, sede, insieme a Fiera Milano, e a breve saremo pronti a comunicare le nostre scelte... quest’anno abbiamo solo cominciato, perché non tutti i progetti sono stati ancora realizzati. L'identità di Tempo di Libri sarà molto più chiara con le prossime edizioni... se abbiamo fatto autocritica? Certo, è giusto e sano". E su Sala e Maroni...

Renata Gorgani, direttrice editoriale de Il Castoro, è presidente della Fabbrica del Libro, la società, partecipata da Fiera Milano e Associazione Italiana Editori, creata per gestire la nuova fiera Tempo di LibriilLibraio.it l’ha intervistata per parlare del futuro della manifestazione, su cui in tanti hanno detto la loro negli ultimi giorni, e della scelta del consiglio generale dell’Aie, che ha indicato come candidato alla presidenza Ricardo Franco Levi, al posto di Federico Motta.

Levi è il nome giusto per la presidenza dell’Aie?
“Penso proprio di sì. Gli editori aderenti all’Associazione cercavano un candidato che avesse un largo consenso, che unisse le varie anime degli editori. L’ampia maggioranza con cui è stato designato alla presidenza è un ottimo segno”.

Giusto, quindi, non riconfermare Motta?
“Federico Motta è stato presidente per molti anni, più volte confermato dagli editori; un avvicendamento era auspicabile”.

Dopo le polemiche di questi mesi, gli addii all’Aie e la nascita di una nuova associazione, è davvero possibile riavvicinare gli editori, come si è augurato lo stesso Levi nelle prime interviste?
“Il fatto che ci siano editori che hanno deciso di sostenere Torino non è in contrapposizione all’Associazione Italiana Editori. Nel primo caso c’è un obiettivo preciso, nel secondo si tratta dell’Associazione di categoria e come tale appartiene a tutti”.

Quindi la frattura si può ricomporre?
“Intanto vorrei che smettessimo di usare parole come ‘frattura’, ‘trattativa’ o ‘sfida’. Questo linguaggio non mi appartiene ed è lontano anni luce dal mio modo di approcciarmi alle cose. In più stiamo parlando di libri, un mondo di idee, progetti e lavoro troppo prezioso per tutti noi per essere ridotto a questo”.

Parliamo di dialogo, allora.
“In realtà non abbiamo mai smesso di dialogare, tra editori è normale che ci si frequenti, che ci si parli, del resto operiamo nello stesso mercato. Se c’è la possibilità di fare insieme delle cose bene, ma non è obbligatorio. Resta la disponibilità a incontrarsi su idee e progetti”.

Veniamo a Tempo di Libri, di cui si è ineluttabilmente molto parlato: date sbagliate, sede troppo distante dal centro, orari che non hanno favorito la partecipazione nella seconda parte della giornata, scuole poco coinvolte, promozione limitata… avete avuto modo di analizzare gli errori commessi?
“Beh, certamente. Aggiungiamo anche, però, che abbiamo ricevuto molti complimenti per la qualità del ricchissimo programma e per gli allestimenti. E che più di sessantamila visitatori per il primo anno sono una base a mio parere molto importante. Poi, naturalmente, siamo già al lavoro. Si è già svolto un comitato scientifico per fare il punto sulla prima edizione e per raccogliere le idee sulla prossima. Stiamo portando tutti i miglioramenti possibili all’organizzazione. La verità è che per la prima edizione, con lo scarso tempo a disposizione, abbiamo realizzato solo un terzo, un quarto dei progetti previsti. Non si poteva fare tutto il primo anno. Ora, per la seconda edizione, partiamo da un cassetto già pieno, centreremo meglio l’obiettivo”.

Ma avete fatto un po’ di autocritica?
“In queste settimane ho letto e ascoltato tanti pareri. Le fiere del libro sono diventate come il calcio, dove siamo tutti allenatori. Dire la propria sulle fiere del libro si è trasformato in uno sport nazionale. Mi piacerebbe che questa popolarità delle fiere del libro si trasmettesse per osmosi a una popolarità della lettura… Autocritica? Certo, è giusto e sano. Io faccio autocritica anche quando va tutto bene. Solo così si cresce”.

I visitatori totali del Salone di Torino 2017 sono stati 165.746, di cui 140.746 al Lingotto. A Rho le presenze sono state 60.796 (12.133 quelle negli eventi serali a Milano). Certo, non si può non tener conto del fatto che il Salone ha 30 anni alle spalle, mentre per Tempo di Libri era la prima volta. Visto che Fiera Milano ha la maggioranza della Fabbrica del Libro, come ha giudicato questa prima edizione?
“Ci hanno detto che non era mai successo che una nuova manifestazione avesse così tanti visitatori. Siamo consapevoli che il paragone tra le due manifestazioni non regge, Tempo di Libri è solo all’inizio del suo percorso. Diamole fiducia e contiamo tra un paio di anni quanti passi avrà fatto”.

Guardando alla seconda edizione, è possibile uno spostamento non solo delle date, ma anche della sede, nella “vecchia” fiera, sì più piccola e meno avanguardistica, ma anche più facile da raggiungere?
“Stiamo riflettendo su tutto, date, orari, sede, insieme a Fiera Milano, e a breve saremo pronti a comunicare le nostre scelte. Stiamo lavorando a tutto campo anche perché Fabbrica del libro è nata per organizzare fiere del libro, non solo per organizzare Tempo di libri”.

Comunicherete le scelte prima del 28 giugno?
“Sì, certo”.

Una collaborazione con Bookcity, che si è dimostrata aperta all’eventualità, è possibile? E soprattutto, non rischierebbe di danneggiare entrambe le manifestazioni?
“Credo che con Bookcity sia necessario lavorare ancora di più; personalmente, però, non riesco a vedere quale possa essere una formula per svolgere le due manifestazioni in contemporanea. Di sicuro, con loro ci vedremo presto”.

Parlerete anche con Bookpride?
“Le scelte che faremo terranno conto di tutti gli eventi milanesi, naturalmente. Quest’anno c’è stata una bella sinergia con Radiocity”.

Vi aspettate un appoggio più significativo, anche a livello economico, da parte della Regione Lombardia e del Comune di Milano, considerata quanta attenzione, da tutti i punti di vista, hanno riservato al Salone di Torino Chiamparino e Appendino?
“Spero che Sala e Maroni ci sostengano sempre di più, certo. A Torino quest’anno sono state messe in campo cifre enormi. Mi piace pensare che Comune e Regione ci aiutino non solo a sostenere, ma anche a immaginare Tempo di Libri. E su questo punto devo dire che il loro contributo è già arrivato per la prima edizione”.

È stata al Lingotto, dove si respirava un clima di orgoglio ed entusiasmo? 
“Sì, il giovedì, ho salutato tanti amici, ho visto molti lettori e molta allegria, e questo mi è piaciuto. Gli organizzatori sono stati bravi a raccogliere la città intorno al Salone e a coinvolgere gli editori. Quest’anno a Torino andava tutto bene, le sale rumorose, il caldo, le code ai bagni… Questo mi ha divertito, perché solitamente siamo una categoria che si lamenta di tutto! Dovremo essere bravi a creare questo clima anche a Tempo di Libri”.

È stato scritto che al Salone la comunità dei lettori è stata protagonista, e che la manifestazione torinese, forte della sua storia, a differenza di Milano, ha un’anima…
“Ci vuole tempo per formare una comunità. Fondamentale, in questo senso, è dare una fisionomia precisa alla fiera; quest’anno abbiamo solo cominciato perché, come ho spiegato prima, non tutti i progetti sono stati ancora realizzati. L’identità di Tempo di Libri sarà molto più chiara con le prossime edizioni. E vorrei che si spostasse l’attenzione dalle polemiche, che sollevano polvere e non permettono di vedere, ai contenuti. E comunque Tempo di Libri ha già un’anima: quella che abbiamo messo in ogni evento organizzato, in ogni idea condivisa, in ogni sforzo fatto per darle vita da zero. Quella di tutti gli editori che hanno contribuito a costruirla e che continuamente partecipano con idee e progetti”.

L’anno prossimo Il Castoro tornerà al Salone?
“Lo valuteremo certamente, dipenderà anche dalle date di Tempo di Libri”.

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