"I tempi che stiamo vivendo devono rafforzare nella cittadinanza la convinzione che la scuola non è un costo economico ma un investimento sociale, non è un luogo di mera obbedienza o di meccanica esecuzione bensì un laboratorio di partecipazione, di studio, di pensiero critico e di rielaborazione che deve coinvolgere i docenti e gli studenti in un costante confronto circolare". Su ilLibraio.it la riflessione di Matteo Saudino, in libreria con "La filosofia non è una barba"

La scuola italiana al tempo del coronavirus sembra un ostello della gioventù aperto 24 h su 24, degno di un geniale e bizzarro racconto di Luigi Pirandello o di Italo Calvino. Insegnati e studenti si sono ritrovati repentinamente immersi, a ogni ora del giorno, in un pirotecnico mondo fatto di videolezioni di matematica e storia a colazione, di conference call di inglese e latino con alle spalle la mamma che prepara il pranzo, di vocali di grammatica e scienze ascoltati mentre il papà lava i piatti, di interrogazioni pomeridiane online di filosofia e italiano con in braccio cani e gatti coccolosi e di verifiche serali, rigorosamente a tempo e su piattaforme digitali di ogni sorta, che immancabilmente si inceppano.

Tale dipinto, dai tratti dadaista e surrealista, è però uno splendido grido corale di vita. Di fronte al dilagare della pandemia e delle umane ansie e paure a essa connessa, la scuola italiana, con tutti i propri limiti e con le difficoltà dovute anche a decenni di contrazione delle risorse a disposizione, ha saputo infatti, ancora una volta, fronteggiare con tenacia e intelligenza il mare in burrasca, come una vecchia nave che sembra sempre in procinto di affondare, ma che, in realtà, riesce inaspettatamente a trovare al proprio interno le intelligenze e le risorse per navigare anche tra le onde più insidiose.

Le situazione di estrema difficoltà che stiamo vivendo sta facendo emergere con forza la centralità e l’importanza del sistema scolastico pubblico, imprescindibile bene comune in grado di proteggere e tutelare la democrazia nei momenti di crisi. In un mondo globale e liquido, apparentemente muscoloso ma intimamente fragile, la scuola rimane il luogo principe in cui dare concretezza ai valori di solidarietà, giustizia e inclusione sanciti dalla nostra Costituzione.

I tentativi della scuola, in questi frenetici giorni di epidemia, di creare luoghi virtuali in cui incontrarsi per fare lezione, o anche solo per parlarsi, scherzare e vedersi, e l’incredibile accoglienza e partecipazione riservati ad essi degli studenti, ribadiscono una irriducibile necessità umana di socialità e di contatto. In questa prospettiva, la didattica a distanza si sta rivelando uno strumento, certamente prezioso, per continuare ad accompagnare gli studenti nell’acquisizione di conoscenze e competenze, ma ben lungi dal mandare in soffitta la scuola come comunità educante fatta di persone e rapporti umani.

La crisi, infatti, sta rafforzando negli allievi il desiderio di contatto umano diretto e la consapevolezza di quanto la classe reale sia un luogo fondamentale  di crescita. Nessuno strumento didattico, infatti, può sostituire il rapporto personale tra docenti e allievo, rapporto fatto di sguardi, sorrisi, litigi, affinità e incomprensioni. Da queste piccole grandi certezze e ricchezze dovremo avere la forza e la lucidità di ripartire quando tutto, speriamo al più presto, sarà finito.

Gli strumenti didattici sono sempre solo dei mezzi, che vanno conosciuti, implementati e governati, al fine di far crescere gli allievi, in una prospettiva di crescita, ovvero di acquisizione di una robusta cassetta degli attrezzi culturale, che permetta loro di comprendere al meglio la complessità della realtà per provare ad attraversare il mondo da uomini e donne liberi e felici.

I tempi che stiamo vivendo devono rafforzare nella cittadinanza la convinzione che la scuola non è un costo economico ma un investimento sociale, non è un luogo di mera obbedienza o di meccanica esecuzione bensì un laboratorio di partecipazione, di studio, di pensiero critico e di rielaborazione che deve coinvolgere i docenti e gli studenti in un costante confronto circolare.

Proprio in queste giornate ci stiamo accorgendo ancor di più che lo studente non è un vaso da riempire di contenuti e che l’insegnante non è un allenatore di competenze o un somministratore di test. Al contrario, gli studenti sono piante da innaffiare e gli insegnanti sono i giardinieri che devono prendersene cura. La sfida difficile, ma al contempo affascinante, che abbiamo di fronte è quella di fare della scuola il cuore pulsante di una fertile democrazia che sappia autenticamente mettere al centro di se stessa l’emancipazione dei propri cittadini. Essere liberi significa potere scegliere come dipingere la propria vita e gli studenti ragazzi devono uscire dalla scuola con portapenne stracolmo di colori.

L’AUTORE – Matteo Saudino, laureato in Filosofia all’Università di Torino, è professore di Storia e Filosofia al liceo Giordano Bruno della stessa città. Proprio dal suo lavoro di professore è nato BarbaSophia, canale Youtube con quasi ottanta mila iscritti, in cui porta le lezioni al di fuori delle mura scolastiche. Un giorno Saudino, per non far perdere la spiegazione agli studenti che partecipavano alle Olimpiadi della matematica, decise di registrare la sua lezione. Da qui lo spunto per la creazione del canale Youtube, che è sfociato anche su un profilo Instagram (più di quindici mila followers), in un podcast su Spotify, e ora nel suo libro La filosofia non è una barba (Vallardi). Saudino, riconoscibile ai suoi ascoltatori anche per le scelte originali in fatto di t-shirt, collabora anche nella formazione degli insegnanti, partecipa come relatore a festival e convegni di filosofia ed è formatore per enti pubblici e privati su temi quali diritti umani e cittadinanza attiva. Prima di La filosofia non è una barba, Saudino ha scritto manuali scolastici per Paravia e ha pubblicato la raccolta poetica Fragili mutanti (2012) e Il prof fannullone (2017), libro scritto con Chiara Foà, in cui i due professori raccontano con ironia la loro esperienza nel mondo della scuola, cercando di sfatare il mito del “prof fannullone”.

Il suo ultimo libro, la La filosofia non è una barba, ci porta alla scoperta della vita e del pensiero di quindici celebri filosofi, i quali, tramite le loro teorie, hanno dato forma alla storia del pensiero occidentale. Come? A partire dal racconto della loro morte. “La morte” dice Saudino “è l’atto più filosofico del vivere”, soprattutto se si intende la vita e il filosofare proprio come una preparazione a essa. Questo libro, che mescola il racconto al saggio, porta alla scoperta di morti insolite, come quella di Eraclito, morto sepolto vivo sotto il letame, o alla riscoperta delle fini più celebri, come la condanna all’avvelenamento per cicuta inflitta a Socrate. I racconti delle ultime ore dei filosofi, reinterpretati con verosimiglianza, preludono e diventano chiave interpretativa del pensiero di questi filosofi, poi spiegato con la chiarezza che ha reso celebre il professore su Youtube.

 

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