Intervista a Ian Rankin autore di Fine partita ISBN:883042126X

Fine partita è una storia ad alta tensione raccontata da un maestro del thriller contemporaneo. La vicenda è ambientata ancora una volta nella Edimburgo di Ian Rankin dove il passato, intriso di sangue, tende a fondersi con un presente non meno fosco e brutale. Tutto ha inizio con la misteriosa scomparsa di una ventenne di buona famiglia, Philippa Balfour, studentessa di storia dell’arte presso l’università di Edimburgo. A occuparsi dell’indagine sarà l’ispettore John Rebus, che dovrà fare i conti con testimoni reticenti, pressioni intollerabili e labili indizi. Le due sole tracce spingono gli inquirenti in direzioni opposte: lo scambio di e-mail della giovane con un fantomatico Quizmaster sembra avvalorare l’ipotesi di un reato commesso nel mondo di internet; mentre il macabro ritrovamento di una bambola, all’interno di una cassa da morto, rimanda a riti e feticci di tempi bui e dimenticati. Abbiamo discusso di questi temi con il popolare scrittore scozzese.

D. Fine partita è il dodicesimo thriller costruito sul personaggio di John Rebus, ispettore della polizia di Edimburgo. Quali sono le difficoltà in cui lei si imbatte con maggiore frequenza quando scrive un romanzo su Rebus?

R. Quando si scrivono due o più romanzi ambientati in un medesimo luogo e con gli stessi protagonisti, si incontrano sempre parecchie difficoltà. In primo luogo occorre ricordare tutto quanto si è raccontato in precedenza per non ripetersi e per evitare di commettere errori. Se nel primo libro affermo che un determinato personaggio è preoccupato all’idea di prendere un aereo, devo comportarmi di conseguenza in tutti gli episodi successivi: sarebbe davvero un guaio se a un certo punto mi dimenticassi del suo timore di volare. In ogni caso, due sono gli elementi che ritengo fondamentali nella mia serie: uno è ovviamente il personaggio di Rebus con le sue peculiarità e modi di essere; l’altro è lo “spirito” della Scozia dei giorni nostri. Se un giorno non avessi più nulla di nuovo e interessante da scrivere su questi due argomenti, non avrebbe più senso proseguire e in quel caso il mio ciclo giungerebbe alla sua naturale conclusione. Ma, fortunatamente, credo che quel giorno sia ancora lontano.

D. Nel suo romanzo viene rivolta l’attenzione al lato oscuro delle nuove tecnologie: i giochi di ruolo on-line, lo scambio di informazioni e i contatti via e-mail rappresentano potenziali pericoli. Pericoli a volte letali. Qual è il suo punto di vista sul mondo di internet? La sua posizione coincide forse con quella di uno dei suoi personaggi?

R. Direi che mi colloco più o meno a metà strada fra il detective John Rebus (che non riesce in nessun modo a familiarizzare con il mezzo informatico) e l’agente investigativa Siobhan Clarke (che è invece abilissima nell’uso dei computer). Io ho un figlio di undici anni. Posso dire che lui e i suoi amici hanno una grandissima dimestichezza con il Web. Internet è per certi versi qualcosa di meraviglioso, ma è anche un luogo estremamente pericoloso. In gioventù ero un tipo piuttosto solitario: amavo stare nella mia camera ad ascoltare musica o a scrivere poesie e racconti. I ragazzi di oggi hanno altre opportunità e possono facilmente rimanere intrappolati nella Rete. A prima vista navigare su internet è un’attività come tante altre, uno svago tutto sommato innocuo, ma può essere anche molto alienante; soprattutto se si trascorre gran parte del proprio tempo a parlare con uno schermo piuttosto che a una persona in carne e ossa. Sì, provo sentimenti contrastanti per le nuove tecnologie.

D. I crimini informatici costituiscono uno dei temi centrali di Fine partita. Tuttavia, come spesso accade nei suoi romanzi, il passato allunga i suoi tentacoli fino al presente e svolge un ruolo importante nell’intreccio. Mentre Siobhan Clarke sfida il misterioso Quizmaster in un duello virtuale, John Rebus si tuffa nel passato di Edimburgo per seguire una traccia non meno promettente. Rebus è letteralmente affascinato dalla storia della città e dai misteri della Scozia. C’è qualcosa di lei in Rebus? Condividete interessi e atteggiamenti?

R. Sì, ho molti tratti in comune con Rebus. Sono anch’io un solitario. Amo bere nei bar dove hanno l’abitudine di incontrarsi tipi duri, scontrosi, forse un po’ bizzarri proprio come Rebus. Mi interessano le zone d’ombra della vita e della mia città. Osservo con grande attenzione i riflessi che il passato lascia sul presente. In questo sono agevolato dal fatto di vivere in una città come Edimburgo, in cui passato e presente sono legati a doppio filo. Edimburgo è un’autentica calamita per quei turisti che desiderano “toccare con mano” il passato.

D. E com’è nata la passione per il thriller?

R. Da ragazzo non leggevo mai i gialli. Soltanto quando ha cominciato a prender forma nella mia mente il personaggio di Rebus, mi sono accostato alla letteratura poliziesca. Non ho impiegato molto ad appassionarmi e a diventare un lettore assiduo. Gli scrittori di gialli mi hanno subito colpito: per l’impegno sociale, per la sapiente analisi dei fenomeni urbani e per il loro continuo interrogarsi su questioni di natura morale.

D. Quali sono i suoi scrittori preferiti? Ha qualche modello?

R. Amo soprattutto la scuola hard-boiled americana, che ha prodotto scrittori come James Ellroy e George Pelecanos. Per quanto riguarda i modelli, credo di essere stato influenzato da quasi tutti i grandi autori che ho letto. Peraltro il “gotico” ha una grande tradizione nella letteratura scozzese, e questo mi è stato indubbiamente d’aiuto; basti pensare a libri quali Il dottor Jekyll e Mr Hyde di Robert Louis Stevenson e Confessioni di un peccatore eletto di James Hogg. Gli stessi romanzi di James Ellroy su Los Angeles sono stati rilevanti per la mia formazione di scrittore.

D. Quali sono i suoi attuali progetti?

R. In questi giorni sono impegnato nella stesura di un racconto, che presto leggerò nel corso di uno spettacolo in teatro. Alla lettura pubblica parteciperà anche un mio amico cantautore di nome Jackie Leven. Dalla prossima settimana conto invece di iniziare la stesura di un nuovo romanzo su Rebus. Non conosco ancora né il titolo né la data di pubblicazione. So però che sarà il mio quindicesimo libro.

Intervista a cura di Marco Marangon

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