"Mai più sola nel bosco" nasce dall’intenzione di evocare - o meglio, rievocare - le sensazioni che hanno accompagnato Simona Vinci nella lettura di quello che si è rivelato essere il libro più importante della sua vita: le "Fiabe del focolare" dei fratelli Grimm... - L'approfondimento

Capita spesso – dovrebbe capitare più spesso – che la collana di appartenenza di un determinato libro dica molto del libro in questione: a volte diventa essenziale per capirne la natura, le motivazioni, i principi.

È il caso di PassaParola, la nuova collana di Marsilio (nata a settembre 2018), curata da Chiara Valerio, che ha un’impronta distintiva molto forte: scrittrici e scrittori affermati rievocano quelle che sono le loro fondanti esperienze di lettura, quei libri che, nel bene e nel male, hanno segnato l’autore in qualità di scrittore, di lettore, di essere umano.

Dopo Michela Murgia, Marion Zimmer, Lisa Ginzburg, Alessandro Giammei, è il turno di Simona Vinci, milanese di nascita e bolognese d’adozione, autrice tradotta e pubblicata in quindici paesi (vincitrice del Premio Campiello nel 2016), ora in libreria con Mai più sola nel bosco.

Mai più sola nel bosco

Mai più sola nel bosco nasce dall’intenzione di evocare – o meglio, rievocare – le sensazioni che hanno accompagnato l’autrice nella lettura del libro più “importante” della sua vita: le Fiabe del focolare dei fratelli Grimm, edizione Einaudi con introduzione di Italo Calvino. “Nessun altro tra i miei libri è ridotto in queste condizioni e nessuno mi è più caro. La copertina manca da decenni, la costa è macchiata e il simbolo nero e bianco dello Struzzo Einaudi è rigato di crepe. […] La prima pagina è strappata, ne è avanzato soltanto un brandello nella parte alta, a sinistra”.

Spiega ancora Vinci: “È come se questo libro fosse consustanziale alla mia carne, infatti con me ha sofferto e gioito, è invecchiato, si è sfilacciato e slabbrato, eppure mi è rimasto accanto per tutto il tempo e in tutti i posti in cui mi sono spostata in quasi cinque decenni di vita. Ogni tanto vagheggio di sottoporlo ad analisi stratigrafiche, spettroscopiche e termografiche per ricostruire ogni singola colazione e merenda depositatasi sulle sue pagine nel corso degli anni. Credo capiti a tutti di indulgere in nostalgie ombelicali e difficilmente comunicabili ad altri senza sentirsi egocentrici e ridicoli, ma d’altra parte l’infanzia è il principio della filogenesi dell’individuo che in fondo in fondo più ci interessa: noi stessi”.

Chi conosce Simona Vinci non si stupirà di scoprire che il suo libro prediletto sia una raccolta di fiabe: storie di fantasmi, storie di bambini, storie di ribellione e punizioni, ma soprattutto storie di paura. La troviamo nei suoi libri (Parla, mia paura, solo per citare un titolo), è uno dei fulcri fondamentali di Mai più sola nel bosco e, ovviamente, permea le fiabe dei fratelli Grimm.

Il libro si divide in tanti brevi capitoli, che partono spesso da una citazione di questa o quella fiaba (come “Rifare il letto per bene!” tratto dalla storia della Signora Holle o “I sogni son desideri”, o ancora “Di ramo in ramo” della fiaba “Il ginepro”), che offre lo spunto alla scrittrice per raccontare il suo mondo: esperienze pregresse, spesso legate all’affettività e al mondo dell’infanzia, incontri, scoperte, ma anche per parlare di argomenti specifici: dagli aneddoti sulla vita privata dei fratelli Grimm – spesso ignorata -, al rapporto tra le fiabe e la traduzione, alla condizione delle donne nelle fiabe e nei giorni nostri.

Considerati misogini, Jacob e Wilhelm hanno raccolto storie di bambine capricciose, povere o in condizioni svantaggiate, volubili, disobbedienti e per questo punite, ma sono sempre loro a risolvere positivamente la situazione: Gretel salva Hansel gettando la vecchia strega nel forno, Cappuccetto Rosso affoga il lupo cattivo in un calderone o raccoglie le pietre da fargli ingoiare, Cenerentola compie un incredibile atto di ribellione, decidendo di andare al ballo – a cui, tra l’altro, non è invitata – e, grazie a questo, riuscirà a sposare il principe.

La ribellione, che si trasforma sempre in punizione – e vale tanto per le bambine quanto per i bambini – è uno dei punti in comune di tutte le storie. Le punizioni sono orribili – metamorfosi in animali ripugnanti, prigionia, spesso la morte – l’orrore e il culto del macabro onnipresenti: la vecchia strega che ingozza Hansel per poterselo poi mangiare, le sorellastre di Cenerentola che, per calzare la scarpetta di vetro, si amputano le dita dei piedi, il bambino capriccioso fatto ammalare da Dio e poi fatto morire che, quando fu sepolto e ricoperto di terra, alzò il braccino verso l’alto e, per quanto i becchini continuassero a rimetterlo dentro, quello continuava a spuntare fuori.

Paura, orrore, dolore, sofferenza – ma anche lieto fine, comicità, amicizia, amore: nelle Fiabe dei fratelli Grimm Simona Vinci trovava tutto, e noi con lei: ed ecco che la “creatura d’acqua scura” che striscia in soffitta e che forse è il fantasma di un soldato ucciso nelle paludi emiliane, per noi diventa il mostro sotto al letto, la strega cattiva di Hansel e Gretel somiglia proprio alla nostra vicina di quando eravamo piccini, e nascosto dietro al cespuglio mentre torniamo a casa può esserci qualsiasi cosa, anche un lupo.

La cosa importante? Non dimenticare il brivido del mistero, ricercarlo sempre, in ogni circostanza, e fare pace con la paura, perché “spaventarsi tiene in allerta e fa scoprire tante cose“. E cosa c’è di più spaventoso delle fiabe?

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