"Prima di dare tanta importanza allo smartphone, bisognerebbe risolvere le molte altre criticità della scuola". Isabella Milani, insegnante e autrice, interviene nel dibattito legato all'uso dei cellulari in classe: "Sono sicura che moltissimi docenti troverebbero innovativo che venisse loro lasciato molto più tempo per la semplice didattica della materia..."

Credo che la decisione della ministra Fedeli di permettere l’uso degli smartphone in classe, anche se “solo per ragioni didattiche”, sia sbagliata. Spiego perché la penso così.

-Contesto prima di tutto il concetto di “uso degli smartphone in classe come didattica innovativa”, e perfino come novità. Intanto, non è una novità: gli insegnanti che lo hanno ritenuto opportuno (compresa me) hanno già – spesso e da tempo – fatto usare lo smartphone quando lo hanno ritenuto opportuno, per esempio perché non c’era la LIM disponibile.

-Non credo che l’uso dello smartphone personale sia “didattica innovativa”. Credo invece che l’innovazione debba passare prima attraverso la dotazione di pc e tablet di proprietà della scuola per tutti gli alunni, a patto che ci sia una buona connessione (che oggi spesso non c’è).

 

-Finora l’uso dei cellulari in classe è stato un problema, tanto che ne è stato vietato l’uso sia ai docenti (che sono sul luogo di lavoro), sia agli alunni (che sono sul loro luogo di lavoro/studio). È stato, e secondo me rimane, un problema perché in realtà non è affatto uno strumento di lavoro, ma un modo per distrarsi, scambiarsi foto, video e informazioni, ecc.

-Prima di dare tanta importanza allo smartphone, bisognerebbe risolvere le molte altre criticità della scuola.

-Contesto la frase “I cambiamenti non vanno rifiutati, ma compresi e utilizzati per il raggiungimento dei propri scopi”, perché sostengo che l’idea che si debba cambiare continuamente può essere sbagliata: a volte – anche se può sembrare un controsenso – l’innovazione può essere rappresentata dal ritorno a qualche pratica didattica abbandonata, quando ci si accorge che il vecchio era meglio del nuovo.

-Contesto la frase del Decalogo secondo la quale “Dirigenti e insegnanti attivi in questi campi sono il motore dell’innovazione”, perché dà per scontato il fatto che chi non lo è sia un po’ una palla al piede dello sviluppo e del miglioramento.

-Contesto l’idea che occorra “coinvolgere l’intera comunità scolastica anche attraverso la formazione e lo sviluppo professionale”, perché mi pare che gli impegni non strettamente didattici abbiano già raggiunto livelli al limite del tollerabile, e tolgano esagerato spazio alla didattica della materia che –fino a prova contraria – serve.

-Sono sicura che moltissimi docenti troverebbero innovativo che venisse loro lasciato molto più tempo per la semplice didattica della materia – nelle forme e con gli strumenti che ritengono opportuni.

-Ritengo che gli insegnanti abbiano il diritto di dedicare energie e attenzione agli alunni, senza dover sprecare tempo per gli aspetti burocratici, che poco o nulla hanno a che vedere con la didattica, e che di solito sono frutto del fatto che ogni anno chi è al governo si mette in mente di cambiare la Scuola e costringe i docenti a rivedere tutto il loro lavoro, nell’attesa del cambiamento successivo, che definisce “inutile” quello precedente.

-Moltissimi insegnanti troverebbero innovativo avere tempo per guardare i ragazzi negli occhi, per cogliere disagio, tristezza, gioia, entusiasmo. Troverebbero innovativo avere più tempo per parlare con loro, per ascoltarli, per provare a distoglierli dagli schermi del cellulare o del pc e fare loro osservare gli spettacoli della natura, ascoltare musica dal vivo, tenere in mano dei libri e far provare loro stupore per i versi di una poesia.

-Chi ha stabilito che non essere d’accordo sullo smartphone in classe significa essere contrari alla tecnologia e ai cambiamenti? Leggo che chi si mostra critico verso la “Scuola digitale” e i “Dieci punti per l’uso dei dispositivi mobili a scuola” viene visto come uno che “si oppone all’innovazione”, che “non vuol capire”, che “non vuole mettersi in discussione”, e perciò sottolineo il fatto che moltissimi insegnanti fra quelli che non sono d’accordo sull’uso dello smartphone in classe sono molto interessati a tutte le risorse didattiche multimediali, e, se non sono abbastanza competenti, cercano di imparare dai colleghi più esperti, perché tutti sanno che oggi il mondo del lavoro non può prescindere dalla tecnologia.

-Contesto l’equivalenza fra didattica innovativa e uso degli strumenti informatici. Affermo che la didattica può essere molto innovativa anche senza tecnologia. “Anche”, non “solo senza tecnologia”.

-Soprattutto contesto la composizione della Commissione, che – lo ha puntualizzato la Ministra Fedeli in una lettera su Avvenire – era “costituita non da fanatici delle tecnologie, ma da filosofi, pedagogisti, esperti di comunicazione, docenti e dirigenti scolastici”. La contesto perché avrebbe dovuto esprimere un parere sull’opportunità o meno di permettere e favorire l’uso del cellulare, ma è stata formata esclusivamente da tecnici – sicuramente molto preparati – che in grande maggioranza non hanno mai gestito una classe. Sui 32 componenti, infatti, gli insegnanti sono soltanto 5, e tutti evidentemente già convinti dell’utilità dell’introduzione degli smartphone in classe, perché si occupano di innovazione tecnologica. Gli insegnanti avrebbero dovuto essere la maggioranza, con una solida rappresentanza anche di chi non era d’accordo.

Bisogna chiedersi se questi esperti (la maggioranza dei quali – lo ripeto per sottolinearlo –  non ha mai gestito una classe) hanno tenuto conto di tutti i fattori connessi con la gestione di una classe.

Qualche osservazione:

– non tutti gli alunni hanno degli smartphone e questo aumenta le disparità di opportunità all’interno della classe;

– non tutti gli alunni rispettano le regole, specialmente sull’uso dei cellulari. I ragazzi in classe sono perennemente connessi anche adesso che è vietato. Solo chi non gestisce una classe può credere che sia sufficiente dire loro “accendete” o “spegnete” perché lo facciano;

– esiste un problema enorme che si chiama “dipendenza da smartphone”, che coinvolge moltissimi adulti e – ancora di più – moltissimi ragazzi e addirittura bambini, e non sembra ragionevole pensare che si possa migliorare la situazione facendolo usare anche a scuola. Chiunque assista all’uscita dei ragazzi da scuola potrà constatare che il primissimo pensiero di tutti, appena varcato il portone, è quello di estrarre il cellulare; su questo dovrebbero interrogarsi la società e l’economia; e i genitori dovrebbero essere i primi a ribellarsi allo smartphone in classe;

– l’affermazione che “la didattica guida l’uso competente e responsabile dei dispositivi” è discutibile: la Scuola guida all’uso competente e responsabile di internet (su pc e tablet). All’uso dello smartphone deve pensare la famiglia, magari evitando di mettere in mano il cellulare anche a bambini molto piccoli;

– la necessità di “regolamentare le modalità e i tempi dell’uso e del non uso” non è certo una novità: è quello che si cerca di fare già da anni in tutte le scuole con scarso successo, per motivi tanto complessi che credere di riuscirci in questo modo appare un’ingenuità, ed è la prova che chi lo propone non ha mai gestito una classe;

– credere che gli insegnanti possano educare gli alunni a un uso consapevole e moderato dei cellulari introducendoli anche in classe è come pensare di poter educare gli studenti a non abusare degli alcolici introducendone l’uso anche a scuola;

– affermare che “l’alleanza educativa tra scuola e famiglia si estenda alle questioni relative all’uso dei dispositivi personali” significa non essere a conoscenza del fatto che l’alleanza tra scuola e famiglia si è già rotta da un bel po’ di anni, e non è certo così che si stringerà di nuovo, viste anche le aggressioni di genitori a insegnanti colpevoli di aver fatto un rimprovero a causa di un cellulare.

 

L’AUTRICE – Isabella Milani è lo pseudonimo di un’insegnante e blogger che ha trascorso la vita nella scuola. Per Vallardi ha pubblicato L’arte di insegnare – Consigli pratici per gli insegnanti di oggi e Maleducati o educati male? Consigli pratici di un’insegnante per una nuova intesa tra scuola e famiglia. 
Qui il nuovo sito dell’autrice e qui i suoi articoli per ilLibraio.it.

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