"Non è sempre facile in una scuola di periferia con alunni stranieri che non parlano bene l’italiano, altri disabili da aiutare, con i fondi che mancano, come pure gli insegnanti di sostegno...". Barbara Riccardi è l'unica maestra italiana candidata all'edizione 2016 del Global Teacher Prize, il "Nobel" dell'insegnamento. A marzo sapremo se sarà lei ad aggiudicarsi il milione di dollari in palio ("Vorrei creare spazi dove studenti e docenti abbiano la possibilità di fare corsi di aggiornamento, sportivi e di lingue...). Nel frattempo racconta la sua idea di scuola e svela i suoi obiettivi...

Recentemente ci siamo già occupati di Barbara Riccardi, insegnante dell’Istituto comprensivo Frignani di Spinaceto, nella periferia di Roma, l’unica maestra italiana candidata all’edizione 2016 del Global Teacher Prize, il “Nobel” per gli insegnanti (ideato dalla Varkey Foundation e sostenuto dall’Unesco). La premiazione è in programma a Dubai a marzo.

In attesa di sapere come andrà a finire, nei giorni scorsi Repubblica ha intervistato la maestra che, tra le altre cose, ha sottolineato: “Non è sempre facile in una scuola di periferia con alunni stranieri che non parlano bene l’italiano, altri disabili da aiutare, con i fondi che mancano come gli insegnanti di sostegno. Ma l’idea è puntare a un mondo migliore, possibile se ci si impegna, con la voglia di guardare al futuro mettendo in luce le cose belle. Aiutati dalla creatività, anche in classe”.


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Nell’intervista Barbara ha parlato anche del suo approccio all’insegnamento: L’immaginazione aiuta, come l’alfabeto insegnato in palestra perché (gli studenti, ndr) usano i loro corpi per formare le lettere, e creandole assieme imparano a collaborare”.


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E ancora: “Per me la ‘buona scuola’ è sfruttare e valorizzare le qualità di ognuno, fare di una presunta debolezza una forza. Basta cambiare la prospettiva: così il giovane autistico che avevo in classe, un vero genio, aiutava gli altri in matematica. Comunque ci vuole passione per combattere la mancanza di fondi: ecco, di questo premio mi piace l’idea perché dà luce alle migliaia di docenti anonimi che come me si impegnano e reinventano la scuola”.


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Ed ecco cosa farebbe l’insegnante italiana se dovesse aggiudicarsi il milione di dollari in palio: “Vorrei creare spazi dove studenti e docenti abbiano la possibilità di fare corsi di aggiornamento, sportivi e di lingue. E poi comprerei materiale didattico, per i bambini disabili ci vorrebbero le lavagne interattive multimediali, quelle sì aiuterebbero”. Non è finita: “Mi pagherei finalmente il mutuo di una casa e farei un regalo a mia madre”.


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