Il racconto d’avventura è uno dei generi letterari più amati dai lettori sin dai secoli passati. Nato ufficialmente intorno al XVIII secolo, tratta il tema del viaggio in terre lontane, celebrando l’uomo, il suo coraggio e la sua capacità di gestire situazioni straordinarie. E, a ben guardare, un precursore del genere è l’Odissea… - L'approfondimento

Il racconto d’avventura è uno dei generi letterari più amati dai lettori sin dai secoli passati. Nato ufficialmente intorno al XVIII secolo, tratta il tema del viaggio in terre lontane, celebrando l’uomo, il suo coraggio e la sua capacità di gestire situazioni straordinarie. Spesso i viaggi avvengono per mare, e al raggiungimento del nuovo mondo, il protagonista potrà vedere con i suoi occhi e apprendere gli usi e i costumi di popolazioni di diverse culture: spesso, questo offre uno spunto per criticare o esaltare la società in cui l’autore vive.

Di precursori ce ne sono stati parecchi: Ulisse, ad esempio, con il suo peregrinare, la sua astuzia, la voglia di fuggire ma anche di ritornare a casa, presenta parecchi di quei tratti peculiari dei protagonisti dei romanzi d’avventura.

Ulisse alla corte di Alcinoo, Francesco Hayez
Ulisse alla corte di Alcinoo, Francesco Hayez

La struttura, i luoghi, i personaggi

Secondo il canonico svolgimento, all’origine del romanzo d’avventura vi è un evento imprevisto che complica la vita del protagonista, sia esso di alta estrazione sociale o di umili origini; la situazione iniziale si complica, dà avvio a una serie di peripezie che saranno il centro d’interesse per il lettore. E se il protagonista diventa motivo di empatia, le complicazioni non danno quasi respiro, almeno fino allo scioglimento finale: quando sembra non potercela più fare, finalmente raggiunge – con le sue forze – la soluzione.

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Il protagonista del romanzo d’avventura, si diceva, si trova in una situazione in cui è costretto a dimostrare il suo valore, la sua capacità di deduzione e adattamento, la forza dell’istinto di sopravvivenza: ne va letteralmente della sua vita. Non è necessariamente buono, né userà necessariamente le sue doti per fare del bene, perché un altro degli aspetti fondamentali che il genere esplora è la vera natura dell’uomo, che si scatena in condizioni estreme.

I luoghi sono aperti, lontani ed esotici, reali come immaginari; spesso si tratta di isole. La vegetazione è fitta, gli animali sconosciuti, gli uomini solo apparentemente primitivi, sempre diversi, e per questo spaventosi, magari dominati da una forza oscura, potentissima, sovrannaturale.

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Dal poema omerico all’Illuminismo

Dopo Iliade e Odissea – e, di conseguenza, Eneide – l’avventura passa agli storiografi e ai viaggiatori greci (Erodoto, Ecateo di Mileto), ai primi romanzi ellenistici (Antonio Diogene, Le meraviglie di là da Tule, o Romanzo di Nino e Semiramide e Le Avventure di Chelea e Calliroe di Caritone di Afrodisia), alla narrativa medioevale, carica dell’eco della tradizione pagana e delle leggende classiche: parliamo del Roman de Troie, del ciclo bretone, e quindi di Tristano e Isotta, Lancillotto e Ginevra, Chrétien de Troyes con i suoi Erec ed Enide, Cligès, Le Roman de Perceval ou le conte du Graal – o, per dirla più semplice, del Re Pescatore.

John William Waterhouse, Tristano e Isotta
John William Waterhouse, Tristano e Isotta

Dalla tradizione al poema cavalleresco il passo è breve: capolavori come l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, la Gerusalemme Liberata di Torquato Tasso, il Don Chisciotte di Cervantes, il Morgante di Luigi Pulci: la tradizione è ampia, unisce leggende dal sapore epico al tema della religione, senza dimenticare la dimensione magica.

Bisogna spostarsi nell’Inghilterra settecentesca per arrivare ai primi libri che possono essere inseriti nel genere di romanzo d’avventura: Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe sviluppa il tema della solitudine e della religione; Viaggi di Gulliver dell’irlandese Jonathan Swift (1726) è una critica alla società e alla cattiveria umana.

L’Ottocento, il secolo d’oro del romanzo d’avventura

È con la letteratura di massa che il romanzo d’avventura vede il suo splendore: il romanticismo, infatti, fa ritornare lo spirito d’avventura e la nascita del romanzo storico provoca un ritorno alle gesta dei cavalieri medievali. Il protagonista è ora un eroe borghese, che cerca l’affermazione del sé attraverso la lotta contro il destino – spesso personificato dalle balene. È il secolo di capolavori quali L’isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson, Ventimila leghe sotto i mari e Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, Il corsaro nero e il ciclo indo-malese di Sandokan dell’italiano Emilio Salgari, Zanna Bianca di Jack London e l’opera del genio di Herman Melville  (con una menzione al suo gioiello, Moby Dick).

Ambroise Louis Garneray, Caccia alla balena
Ambroise Louis Garneray, Caccia alla balena

Inoltre l’Ottocento è il secolo dello sviluppo di due nuovi filoni, nati proprio dal romanzo d’avventura: il romanzo poliziesco (il cui padre è un certo Edgar Allan Poe) e il romanzo scientifico, anticipatore della fantascienza, partito dal già citato Verne.

Il Novecento e i giorni nostri

Nel XX secolo, il racconto d’avventura si arricchisce di elementi nuovi: si mischia ad altri generi letterari, come il giallo, il noir o l’horror, e subentrano temi ed elementi come la tecnologia e le scoperte scientifiche – vere o immaginarie. Spesso, specialmente nella prima metà del secolo, il protagonista è un adolescente: il genere va allora a mescolarsi con il romanzo di formazione Come non citare Mark Twain e il suo Tom Sawyer.

Tantissimi i nomi da citare: Michael Crichton, ad esempio, con Congo e Jurassic Park; l’opera di Wilbur Smith, autore di culto per gli amanti del genere; e ancora James RollinsClive CusslerValerio Massimo Manfredi, Marco ButicchiConn IgguldenBernard Cornwell, Scott Turow.

E chissà quante altre meravigliose strade questo genere percorrerà: non ci resta che attendere.

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