Incontro con Ermanno Cavazzoni autore di Guida agli animali fantastici ISBN:9788860884169

Volete saperne di più sulle sirene e sugli animali alati? Grazie a questa Guida agli animali fantastici, popolata da ippocentauri, manticore e ircocervi potrete soddisfare ogni vostra curiosità. Ermanno Cavazzoni ci apre le porte di un mondo fatato in cui convivono sì creature fantastiche ma anche animali comuni, ritratti in maniera simpatica e originale, dove nulla è come sembra. Il serpente è un inguaribile romantico, che ama una donna anche se non la potrà mai avere, mentre le api non sono semplici produttrici di miele ma vere comuniste e assidue bevitrici di vodka. Non sveliamo di più, certamente si consiglia la lettura di questo libro a tutti, tranne a chi conosce il catoblepa, il pirotoco, il pirauste o il piviere. Abbiamo incontrato l’autore.

D. In Guida agli animali fantastici molti animali sono antropomorfizzati: il leone ad esempio incarna la riconoscenza, l’ippopotamo la meticolosità, la scimmia la vanità. Chi ha influenzato chi? L’uomo o l’animale?

R. Noi ormai antropomorfizziamo tutto, ci sono persone che trattano gatti e cani come coniugi, come il figlio che si desidera; ho visto perfino tenere un orto in sostituzione di un figlio, curarlo e innaffiarlo come lo si allattasse. È l’uomo che vede tutto umano; un orto non si sa come ragiona, in fondo c’è una certa incomunicabilità; e altrettanto un gatto o un cavallo; è probabile che i cavalli ci considerino cavalli, forse cavalli diversamente abili. Mentre una zecca ci considera agglomerati di acido butirrico, alla deriva.

D. Il libro è ricco di citazioni e rimandi, si è documentato molto o le fonti utilizzate sono un punto di partenza per approfondire e attualizzare le figure mitologiche e magiche?

R. Leggo i testi dell’antichità con grande interesse, sono più ampi di vedute e sorprese, e anche sugli animali sono pieni di suggestioni; un po’ li riassumo, perché vorrei far venire voglia alla gente di leggere Plinio, Aristotele o Eliano; e poi succede che riassumendoli mi partono le fantasticazioni, gli anacronismi, che servono per fare rivivere gli antichi animali fantastici anche nel mondo moderno, nonché fantasticare su quelli viventi.

D. Ci spiega la sua teoria: come mai gli uomini sono debitori agli struzzi?

R. Gli struzzi nascondono la testa come un miliardario nasconde i furti e le truffe, crede che non lo vedono, di confondere le acque; qualche struzzo addirittura crede di essere spiritoso a fare così.

D. Non mancano in Guida agli animali fantastici anche episodi divertenti, è inusuale incontrare un serpente ubriaco o leggere di un corso di danza per elefanti!

R. Sarà inusuale, ma tutti gli animali domestici sono costretti a fare i comici: un cane tosato, un cane con la mantellina, un cavallo con un uomo attaccato alla schiena, i polli d’allevamento così fitti che pensano d’essere in spiaggia e che sia sempre il 15 agosto; e i gatti costretti a restare neonati psicologicamente e a miagolare per chiedere latte. C’è bisogno d’altri esempi?

D. Ci spiega quale collegamento può esistere tra gli insetti e la grammatica?

R. Se paragoniamo la lingua al regno animale, che so, i sostantivi alle mucche, gli aggettivi agli uccelli multicolori, le particelle grammaticali allora sono gli insetti, sia nella forma di larva, sia nella forma volatile; mi si può obiettare che le particelle non hanno sei zampe e non hanno le antenne né il corpo cheratinoso, ma se non sono insetti sono almeno dei parassiti.

D. Come mai ha collocato l’uomo alla fine di Guida agli animali fantastici? È un animale fantastico?

R. L’uomo ha fantasticato sull’uomo più che su ogni altro essere: si è inventato un uomo fantastico, che ad esempio ragiona (quando invece si sa che l’uomo è pazzo, a volte è stupido, sempre incoerente, infantile e illuso) o si è inventato che l’uomo non muore e vive in eterno nell’aldilà (e questa devo dire che è una bella invenzione); poi l’uomo si è inventato che a comandare sono i politici, cioè i più chiacchieroni, litigiosi, snervanti, ripetitivi, ridicoli esseri; ma come gli è venuto in mente? Che fantasia è?

D. Lei scrive che gli animali fantastici soffrono di varie patologie, per questo si estinguono subito e sono così rari: che cosa li rende così speciali ai nostri occhi? È il loro essere effimeri che ci attrae?

R. Io direi che tutti gli animali sono fantastici, nel senso che su tutti ci fantastichiamo; poi ce ne sono alcuni inesistenti, cioè mai visti o impossibili, ma che hanno generato altre fantasticherie. Oggi si sono aggiunti gli extraterrestri, a cui abbiamo mandato nel 1972 un messaggio scritto su una navicella spaziale che forse fra un milione di anni arriverà (se tutto va bene) al sistema solare più vicino. Si pensa che loro ci risponderanno; probabilmente però nel frattempo ci saremo estinti, e la lettera di risposta resterà chiusa e inevasa; chissà cos’avranno risposto, magari “Che cosa volete? Spiegatevi meglio!”. Noi non riusciamo a comunicare neppure con le formiche, che hanno prodotto meravigliose e vaste civiltà, non ci attraggono perché non hanno motori, armi da fuoco o telefonino, sono rimaste indietro rispetto agli extraterrestri, neppure la locomotiva a vapore hanno inventato, sono più indietro dei cinesi, che l’avevano inventata mille anni fa.

D. Fellini ha dichiarato “Il sentimento di meraviglia che Totò comunicava era quello che da bambini si prova davanti a un evento fatato, alle incarnazioni eccezionali, agli animali fantastici; e c’era anche la gioia e la gratitudine di vedere I’ incredibile, il prodigio, la favola, materializzati, reali, viventi, davanti a te”: l’attenzione al fantastico e la curiosità vi accomunavano?

R. Fellini considerava ogni essere un po’ misterioso, ermetico; noi lo vediamo ma chissà che universo ha in testa; anche gli altri esseri umani chissà chi sono: un cognato, una suocera, un preside, un vescovo, un sottosegretario, un turista, una miss… sono tante specie umane o subumane, dotate di usi, costumi, istinti, alimenti, piumaggio particolari, forse perfino sistema ghiandolare endocrino e sistema percettivo loro proprio; e sono esseri in qualche modo prodigiosi, che danno spettacolo, come gli animali al giardino zoologico, tra cui appunto rientra Totò.

D. Si sente più vicino a Pegaso o all’Ippogrifo? In entrambi i casi avrebbe le ali e potrebbe volare via, magari sulla luna oppure diventare una costellazione.

R. Mi sento vicino a un attore che ha recitato già un bel pezzo della sua commedia, intitolata La vita; però è una commedia che non mi è mai stata chiara, se ha un senso, o se sono parole e azioni buttate lì un po’ a caso, come in un teatro sperimentale, dove il regista ha mischiato tutto, non ci si capisce niente; l’importante è essere stati ingaggiati; non c’è neanche pubblico, le cose sperimentali fanno scappare tutti; però ad un certo punto so che finisce il contratto e volenti o nolenti si vola via; in una costellazione? Mah, non ci giurerei.

Intervista a cura di Matilde Danzi

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