Intervista a Marc Levy autore di Sette giorni per l’eternità ISBN:8879726013

L’autore francese Marc Levy — che avevamo già intervistato in occasione dell’uscita di Dove sei? — è tornato in Italia per promuovere il suo terzo romanzo. Allora ci aveva detto di essere impegnato nella stesura di una commedia romantica: il risultato, Sette giorni per l’eternità, è un romanzo che narra della sfida tra Dio e il diavolo per decidere definitivamente chi dei due debba dominare incontrastato sulla terra. Il duello avviene tra i migliori agenti di entrambe le parti, una donna angelo e un uomo diavolo, i quali, incontrandosi, creeranno non pochi problemi ai rispettivi superiori. Abbiamo parlato di questo romanzo con l’autore.

D. In Sette giorni per l’eternità la bilancia pende fortemente dalla parte della fantasia, dello straordinario. A che cosa è dovuta questa scelta tematica? Da chi ha preso spunto per i suoi protagonisti?

R. Il romanzo è una metafora per parlare della differenza, soprattutto in amore; Zofia e Lucas, i due emissari rispettivamente di Dio e del diavolo, non potrebbero essere più diversi tra loro: lei è un essere fatto di amore, anche se dell’amore non ha mai avuto un’esperienza personale, lui invece è un esteta del vizio e si applica con passione nel creare scompiglio. Nelle mie storie mi diverte molto partire da una situazione assurda e, man mano che prosegue il racconto, far perdere al lettore la coscienza dell’irrealtà delle situazioni. In genere, mi ispiro alla gente che ho intorno e alle situazioni che mi si presentano.

D. Anche questo romanzo ruota intorno a una storia d’amore, tormentata e assai difficile, anche se tra esseri fuori dell’ordinario. Questo rapporto tra l’angelo e il diavolo intende essere il riflesso delle difficoltà che si incontrano sempre più spesso nel far nascere e tenere vive le storie d’amore?

R. È esattamente il tema del mio romanzo.

D. Il suo primo romanzo, Se solo fosse vero, libro di straordinario successo, sta per diventare un film. A che punto è la lavorazione? Lei ha preso parte alla stesura della sceneggiatura o ha potuto dare consigli nella scelta degli attori o altro?

R. Non so quando il film uscirà nelle sale, so che ci stanno ancora lavorando. Non ho propriamente collaborato con la Dreamworks o con il regista; ho incontrato Spielberg soltanto un paio di volte e ho potuto scambiare con lui alcune impressioni e idee. Non mi sento nella posizione di dare consigli a chi sta lavorando al film, credo che siano persone molto più competenti di me e che siano dei grandi professionisti, quindi ho piena fiducia in loro. Per quanto riguarda gli attori che interpreteranno i miei personaggi, preferisco non avanzare nessuna proposta.

D. Anni fa, quando era uscito il suo primo romanzo, lei non si sentiva scrittore ma semplicemente autore. Ora che sono passati alcuni anni da quando ha dedicato tutto il suo tempo alla scrittura, che bilancio fa della sua vita? Il successo di oltre tre milioni di copie vendute nel mondo ha cambiato qualcosa?

R. Il successo porta con sé molta felicità e libertà, inoltre a me ha dato la possibilità di guadagnarmi da vivere facendo una cosa che mi piace. In sostanza però non ha modificato il mio modo di guardare la vita o le persone che amo, né loro guardano me diversamente da prima. Ho sempre amato le cose semplici della vita ed è ancora così. Anche adesso che sto scrivendo il mio quarto libro — che si intitolerà La prossima volta e uscirà verso aprile 2004 —, non mi pongo la domanda se io sia scrittore o semplicemente autore; non sta a me comunque dare la risposta, ma a coloro che mi onorano leggendo i miei romanzi.

D. Alcune curiosità: c’è qualche spunto autobiografico nella figura di Lucas? E come mai rimane così ammaliato dalla Bibbia, che lui crede essere un best-seller di un certo Hilton? (N.d.r.: nei paesi anglosassoni la Bibbia è nei comodini degli alberghi e reca sulla copertina il nome dell’albergo.)

R. C’è sicuramente qualcosa di autobiografico in Lucas, ma per sapere che cosa dovete chiedere ai miei amici. L’interesse di Lucas per la Bibbia è un aspetto divertente che ho voluto introdurre per mostrare come non ci sia un essere completamente perfetto, nel bene e nel male, tanto da non sentirsi attratto in qualche modo verso ciò che non gli è affine. Lucas, in quanto diavolo, non può conoscere la Bibbia, tuttavia la apprezza, è quasi come se inconsciamente si avvicinasse al bene.

D. Come le è venuta l’idea di attribuire a Dio la passione per i missili?

R. Ho voluto dare a Dio anche un lato infantile, in senso positivo. Dio è un artista magnifico, e secondo me il suo personaggio doveva mostrare di aver conservato in sé questo spirito. L’idea dei missili mi è venuta per aver osservato alcune cose: noi rimaniamo in genere stupefatti per quello che i nostri figli riescono a fare, dunque era logico pensare allo stupore di Dio nel vedere che le sue creature erano state capaci di sfidare le leggi di natura, che lui stesso aveva creato, lanciando missili nello spazio. Inoltre, quella del lancio di razzi in orbita, da qualsiasi paese essi provengano, è sempre una delle poche buone notizie che diffondono i telegiornali; sono magici, affascinano tutti.

Intervista a cura di Annalisa Catalini

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