"I videogiochi non sono il male, ma ovviamente vanno usati con moderazione, e non tutti sono adatti ai più piccoli": Keith Stuart, tra i giornalisti più esperti in materia (li recensisce per il "Guardian") racconta a ilLibraio.it come è nato il suo romanzo, "La morbidezza degli spigoli", basato sulla sua esperienza di padre di un bambino autistico a cui Minecraft ha migliorato la vita. E riflette sul futuro dei videogame, che oggi in Gran Bretagna sono amati, in media, da un pubblico di 35enni, e sul loro valore "letterario". E spiega: "I libri non scompariranno, ma probabilmente vedremo nuove forme del romanzo, scritte dallo schermo dello smartphone, che permettono ai lettori di manipolare e esplorare la storia in modo nuovo"

“Molti genitori si preoccupano delle conseguenze dei videogiochi sui loro figli senza avervi mai giocato: spesso basta sedersi coi propri bambini e provarli per capire che non sono il male“, spiega Keith Stuart, giornalista famoso per le sue recensioni di videogame per il Guardian, e ora anche scrittore. “Ovviamente bisogna usarli con moderazione e un sacco di titoli non sono adatti per i più piccoli, ma ce ne sono anche molti che stimolano la creatività, come Minecraft, LittleBigPlanet, Super Mario Market e Roblox. Non implicano lo sparare, lo scopo del gioco è costruire e per questo motivo riescono a stimolare i bambini a esplorare e a pensare in modo diverso”.

Stuart ha scritto un romanzo, La morbidezza degli spigoli, edito in Italia da Corbaccio, in cui racconta la storia di un padre e del suo bambino autistico. “Mi sono basato su un’esperienza diretta: quando il mio figlio maggiore, Zac, aveva sette anni, gli è stato diagnosticato un disturbo dello spettro autistico. Il suo linguaggio era limitato e i luoghi di aggregazione, come la scuola, lo spaventavano”.

Nel romanzo, come nella vita reale, i videogiochi sono un luogo di incontro tra il bambino e il mondo esterno. “Mio figlio adorava Minecraft e gli piaceva giocarci con i coetanei. Il gioco gli ha anche insegnato parole interessanti e l’ha aiutato a scoprire il suo lato creativo”, ha spiegato l’autore a ilLibraio.it.

L’idea di scrivere un libro basato sulla sua esperienza è nato per caso: Stuart ha pubblicato sulle pagine del Guardian un articolo in cui raccontava l’influenza di Minecraft sulla vita di Zac e, poco tempo dopo, Ed Wood, uno dei direttori editoriali di Little Brown, gli ha proposto di scrivere un romanzo partendo dalla sua storia.

Shot of a father and son having fun playing video games at home

Un libro, il suo, che vuole raccontare “il lato buono” dei videogame, non solo ai genitori. In Gran Bretagna, infatti, “una recente ricerca afferma che l’età media dei gamer è 35 anni. Ci sono molte ragioni che spiegano questo dato: ormai i videogiochi esistono da una quarantina d’anni e moltissimi adulti ci sono cresciuti. In più oggi esistono opere sofisticate, mature e artistiche come Journey, Kentucky Route Zero, Papers Please e Inside che uniscono la bellezza estetica a una narrazione complessa”.

LE EMOZIONI NEI ROMANZI… E NEI VIDEOGIOCHI…

Stuart ci tiene a precisare che “credere che tutti i videogiochi siano come Call of Duty è come pensare che tutti i film siano blockbuster hollywoodiani”, infatti “oggi raccontano storie sempre più complesse e interessanti. Basta pensare a opere come Witcher, Mass Effect e Life is Strange: affrontano temi come l’amore, la vendetta, l’amicizia, la perdita e il rimorso e i personaggi sono complessi e verosimili. Opere come queste sono in grado di suscitare le stesse emozioni che muovono i romanzi, ma in un modo diverso”.

I VIDEOGIOCHI NON SOSTITUIRANNO I LIBRI, MA…

Per quanto riguarda il futuro, Stuart non crede che il digitale, e in particolare i videogiochi, prenderanno il posto dei libri, ma “che nei prossimi dieci anni sempre più storie importanti verranno raccontate attraverso i videogame. Ora è la tv la forma culturale più in voga, basti pensare a quanto si parla ovunque di serie come House of Cards, Breaking Bad o Orange is the new Black, ma presto succederà qualcosa di simile con i videogiochi“.

Videogame che stanno assumendo trame sempre più articolate, ma che si stanno anche ibridando con altre forme narrative, “come le cosidette opere di fiction interattiva, che uniscono elementi dei giochi con lo storytelling. 80 Days, Device 6 e Blackbar sono molto interessanti per il modo innovativo con cui esplorano il testo, le grafiche e le storie”.

L’INFLUENZA DEI VIDEOGIOCHI SUGLI EBOOK DI DOMANI…

Secondo Stuart, proprio in seguito a tale ibridazione, vi sarà una maggiore sperimentazione anche per quanto riguarda gli ebook, che potrebbero arricchirsi con nuovi contenuti. Anche in questo caso i libri non scompariranno, ma soprattutto se si pensa ai bambini, nati e cresciuti con il digitale, e alla loro abitudine all’interagire coi media, viene naturale pensare che vogliano prendere parte alla storia in qualche modo. Probabilmente vedremo nuove forme del romanzo, scritte dallo schermo dello smartphone, che permettono ai lettori di manipolare e esplorare la storia in modo nuovo”.

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