"Diventa facile dimenticarsi cosa significa essere adolescenti, e per molti adulti è impossibile comprendere cosa significa esserlo oggi, nell'era dei social media", ammette Lindsey Lee Johnson intervistata da ilLibraio.it. In libreria con il romanzo "Il posto più pericoloso del mondo", la scrittrice e insegnante racconta la giovinezza ai tempi di internet attraverso una storia di bullismo e sensi di colpa che coinvolge nove ragazzini...

Il posto più pericoloso del mondo (Bompiani, traduzione di Sara Reggiani) della scrittrice californiana Lindsey Lee Johnson affronta alcune delle esperienze più difficili della vita: l’adolescenza (che può essere dolorosa), il bullismo (di cui sono vittima molti ragazzi), il lutto, il senso di colpa.

Lindsey Lee Johnson

Gli ingredienti sono semplici: un ragazzino, già nella mira dei bulli, che confessa con una lettera il suo amore per la bella della scuola. Lei e le amiche postano il testo su Facebook e così inizia la fine. Del ragazzino, suicida. Quello che rende il romanzo interessante è che la storia, è appena all’inizio. Il posto più pericoloso del mondo è dentro di noi e affrontare le conseguenze delle nostre azioni non è facile. ilLibraio.it ne ha parlato con Lindsey Lee Johnson.

Lindsey Lee Johnson

Nel romanzo scrive che “la parte peggiore della nostra vita è l’adolescenza”: perché ha deciso di dedicare un libro proprio a una delle fasi più complesse dell’esistenza?
“I ragazzini rappresentati dalla cultura pop e dai media non hanno niente a che fare con quelli che conosco. Diventa facile dimenticarsi cosa significa essere adolescenti e per molti adulti è impossibile comprendere cosa significa esserlo oggi, nell’era dei social media. Io stessa non li capivo davvero prima di insegnare a tempo pieno nel 2008”.

In che senso?
“A prima vista i miei alunni sembravano benestanti, preparati e rumorosi: mi sono perfino chiesta se si meritassero il mio aiuto. Poi ho iniziato ad ascoltarli…”

E che cosa ha capito?
“Che sono personaggi tridimensionali, con sentimenti profondi, che cercano il loro posto nel mondo. E sono sottoposti alla pressione di uniformarsi e avere successo in un ambiente complicato e perfino pericoloso”.

E così arriviamo al libro…
“Mi sono immaginata un gruppo variegato di ragazzini; tramite le loro storie spero di aver spinto qualche adulto a comprendere meglio l’esperienza dell’adolescenza al giorno d’oggi. Ho raccontato una storia da nove differenti punti di vista, proprio per sottolineare come ognuno dei ragazzi sia diverso da come appare agli altri”.

Internet è sempre più presente nelle vite dei giovanissimi: in che modo influenza le loro esistenze?
“Ormai è una presenza forte nella vita di chiunque. La differenza è che i ragazzini di oggi ci hanno sempre convissuto, quindi non hanno un filtro, né provano disagio a postare online. Forse è il motivo per cui si cacciano nei guai in rete. Usato responsabilmente, però, internet può aiutarli”.

In che modo?
“Un ragazzino solo, come Tristan Bloch nel mio romanzo, può trovare una comunità online di cui sentirsi parte. Tutto dipende da chi va online: se rispetta se stesso e gli altri, sa come proteggersi ed è in grado di rispettare dei limiti. Queste sono le linee guida che dovremmo insegnare ai ragazzini, anziché sgridarli perché messaggiano troppo”.

Quando i ragazzi però non si comportano nel modo corretto – pensiamo in particolare al bullismo online – quali sono le responsabilità dei genitori?
“Hanno più influenza sui figli di quanto credono. Da insegnante so che confrontarsi con un adolescente spesso significa scontrarsi contro un muro, ma se lo si fa con costanza, alla fine i messaggi passano. Bisogna anche ascoltarli senza giudicare. Anziché rinfacciare gli errori, dobbiamo capirne la motivazione”.

Quali sono i suoi romanzi di formazione preferiti?
Jane Eyre di Charlotte Brontë, L’occhio più azzurro di Toni Morrison, Dio di illusioni di Donna Tartt, Le vergini suicide di Jeffrey Eugenides, La figlia dei fiori di Jennifer Egan. E poi Us Kids Known di JJ Strong, un romanzo che uscirà in autunno negli Stati Uniti.

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