Si è appena chiusa la prima edizione di Tempo di libri. È dunque il momento dei bilanci, delle analisi in vista della prossima edizione, delle inevitabili critiche, come pure dei confronti con il Salone di Torino: ilLibraio.it ne ha parlato con Chiara Valerio, responsabile del programma della nuova fiera: "La mia curiosità di oggi, è Che cosa vogliamo vedere in questi numeri?" - L'intervista

Per prima cosa i numeri, visto che nella tesa conferenza stampa di chiusura sono stati, ineluttabilmente, al centro della scena: l’edizione zero di Tempo di Libri, la nuova fiera dell’editoria che si è appena chiusa, e arrivata dopo mesi di polemiche tra editori, autori, addetti ai lavori e politici, ha fatto registare 60.796 presenze nei padiglioni di Rho, a cui se ne aggiungono 12.133 nelle 100 sedi del Fuori Fiera. Chiara Valerio (nella foto di Chiara Pasqualini, ndr), a lei è stata affidata la responsabilità del programma generale di Tempo di Libri: giudica questi numeri deludenti o, visto che si parla una prima edizione, è un risultato che la conforta? E ancora: la fiera è stata organizzata in poco più di 200 giorni; ciò ha fatto sì, ad esempio, come ha ammesso la presidente della Fabbrica del libro Renata Gorgani, che sia mancato il tempo per coinvolgere le scuole: quali altre cose non hanno funzionato (date e orari a parte, di cui è già stato detto)?
“La mia curiosità di oggi, è Che cosa vogliamo vedere in questi numeri? Mi spiego. Mi sta dicendo che in cinque giorni, in una manifestazione organizzata in poco più di sei mesi, e per la prima volta, abbiamo avuto più di settantamila persone? Se riuscissi a provare orgoglio per qualcosa o qualcuno (o anche a spronare l’orgoglio) le direi che la squadra di Tempo di Libri, dovrebbe essere orgogliosa. Sei mesi fa c’era una intenzione e adesso settantamila persone che hanno condiviso quell’intenzione? Significa che il prossimo anno Tempo di Libri non partirà da 0 ma da 70mila? Mi sta dicendo che abbiamo saltato 69,999 passi?
Avendo studiato matematica per tanti anni poi, i numeri, come si dice dalle parti mie, non mi fanno nessuna impressione. Che significa poi, che non mi spaventano. E non mi seducono. Anche se, pensare che circa un italiano su 1000 sia stato a Tempo di Libri, mi fa sorridere (Scauri, il paese dove sono nata ha circa seimila abitanti… ci saranno stati sei scauresi?) Soprattutto, i numeri dipendono dal contesto, dalle condizioni al contorno, dalle caratteristiche dell’insieme ai quali i numeri appartengono. Ora possiamo cambiare tutte le condizioni al contorno, il contesto e l’insieme di definizione e raccontare che questa prima edizione è stata un flop, potremmo farlo, ma perché dovremmo?
Questo non significa che non ci siano cose da correggere, migliorare, accordare, smerigliare, certo che ci sono, e lo faremo con la presenza, la competenza e la cura con cui abbiamo organizzato questa prima edizione. Soprattutto lo faremo col tempo, col maggiore agio che abbiamo quest’anno. È tempo di tempo.
In ogni caso, ribadisco, la mia curiosità di oggi, è Che cosa vogliamo vedere in questi numeri?
Perché sa, a me l’apocalisse non piace, è un concetto deresponsabilizzante. Se tutto finisce, inutile pensare a migliorare le cose. Cosa dalla quale nessuno di noi vuole esimersi. (Io, io Chiara, per esempio avrei voluto fumare una sigaretta, prendere un caffè, scambiare un sorriso, sedermi un attimo con tutti gli autori italiani, ma tutti, che hanno dimostrato affetto e dato una possibilità a Tempo di Libri)”.

Più volte è stato spiegato che gli incontri si sarebbero allontanati dalle “tradizionali” presentazioni di libri: è stato davvero così?
“Beh, direi piuttosto diversi. Ma non c’è bisogno che lo dica io, il programma è on-line. È consultabile. Da cose molto strane, come Paolo Zellini  che parla con Marco Pesatori di astrologia e con Licia Troisi di infinito, in fisica e matematica, a Maria Teresa Orsi e Renata Pisu che illustrano, rispettivamente dal punto di vista cinese e dal punto di vista giapponese del Genji Monogatari. Sono quelli che mi vengono in mente adesso, ma mi pare significativi perché nessuno dei libri scritti o tradotti, dagli autori è, tecnicamente una novità editoriale. Gli autori hanno parlato, come i lettori seduti ad ascoltarli, dei libri letti assai più che dei libri scritti. A me questo pare piuttosto diverso. Altra cosa, più strutturale, persone, competenti e presenti come Marcello Fois, Francesco Pacifico, Michela Murgia, Sara Scarafia, Silvia Bencivelli, Lorenzo Pavolini e Marino Sinibaldi – e le nomino le persone che hanno curato il maggior numero di incontri a testa – hanno tenuto intere sezioni del programma, consentendo una compattezza editoriale che sarebbe stata impossibile altrimenti. Ha mai visto una cosa del genere? Se poi, per esempio, non conosce Nicola Ingenito o Alessandro Giammei, adesso li ha visti e sentiti parlare, perché la fiera, essendo fatta e pensata da editori, ha una sezione esordi, anche sugli interlocutori degli incontri. Diego De Silva, Concita De Gregorio e Lucia Calamaro e Asli Erdogan hanno scritto un inedito per la fiera (apposta per) e lo hanno letto. Melania Mazzucco, e mi dispiace che non abbia funzionato bene la proiezione, ha tenuto un racconto per immagini e parole di Annemarie Schwarzenbach, che ha incantato la platea. Incantato. Alcide Pierantozzi, Francesco Piccolo e Concita de Gregorio, Alberto Garlini e Leonardo Caffo, per esempio, hanno tenuto tre incontri a testa dei quali, nessuno, centrato sui loro romanzi. Così Antonio Pascale, cosi Maurizio Maggiani, così Fabio Genovesi così Elena Stancanelli e Caterina Bonvicini. Edoardo Nesi ha parlato di Dune (sì, quello del verme e la spezia). Federica Fracassi, Vinicio Marchionni, Tommaso Ragno, Fabrizio Gifuni e Sergio Rubini hanno praticamente fatto avanti e indietro dalle loro rispettive attività, per sostenere questa prima edizione. Per non parlare dei giornalisti e delle giornaliste che sono stati il graspo di grappoli di incontri (non immagino cosa potrebbe dire Stefano Mancuso sulle viti, dopo aver lungamente detto dei fagioli, ma casomai glielo chiediamo il prossimo anno…) e che hanno seguito, dalla sala stampa, tutta la manifestazione .

tempo di libri

Abbiamo adattato tre incontri al dibattito culturale e politico italiano – smontati e rimontati a programma pubblicato – Asli Erdogan nell’incontro di apertura con Roberto Saviano, e un incontro tra Walter Siti e Michela Marzano che si sono incontrati e parlati, a partire dalla polemica dell’interpretazione di Michela Marzano sull’ultimo romanzo di Walter Siti, abbiamo scritto e lavorato perché a Pinar Selek, la dissidente turca che vive a Nizza, fosse rinnovato il passaporto per poter essere presente a Tempo di Libri, e c’è stata, a pochi giorni dal voto e non con animo leggero. E abbiamo avuto in esclusiva e in anteprima un video di Papa Francesco su Don Milano. Non so, le sembrano incontri e modi di costruire gli incontri che ha già visto, in una scala così vasta come abbiamo fatto qui? Filippo Timi è andato in scena con una lettura da Shining che, solo sul mio profilo Instagram – che è un profilo qualsiasi – è stato visualizzato quasi trecento volte. Accenno ai social perché le visualizzazioni delle clip o dello streaming da Tempo di Libri sono dell’ordine di un milione, e non ho i dati radio.  Circa un italiano su 70 è stato a Tempo di Libri. Il programma di Tempo di Libri si è rivelato valido non solo per la presenza, ma pure per la messa in onda, sarà stata una benedizione di Gianni Boncompagni?”.

Le piacerebbe esserci anche l’anno prossimo, per curare, con molto più tempo, anche il programma della seconda edizione di Tempo di libri?
“Sì, certo”.

Nicola Lagioia non è stato “avvistato” tra gli stand di Tempo di libri. Lei farà un salto al 30esimo Salone di Torino?
“Del gruppo che sta lavorando a Torino ho visto Geda, ho visto, Culicchia e Parrella e Lipperini (molto spesso perché co-conducefa Fahrenheit), ma Nicola no, questo significa che se è venuto e non mi ha chiamato mi deve una cena al cinese. Spero assolutamente di riuscire ad andare a Torino anche quest’anno. Come lettrice, perché per il resto sono, per la prima volta nella mia vita, un po’ stanca”.

A proposito del Salone, pensa che Milano e Torino saranno in grado di riaprire il dialogo?
“Penso proprio di sì, che è il motivo per cui, ieri non sono state date le date della prossima edizione di Tempo di Libri. Per grazie, e per cortesia”.

Cosa le resta di quest’esperienza?
“Dell’esperienza resta l’esperienza, no?”.

Per chiudere, quali sono stati i momenti, gli incontri che l’hanno più emozionata, durante quest’avventura?
“Fleur Jaeggy che sorride e che ride mentre cito una sua frase ‘Gli spinaci per una persona sola davano troppo lavoro’. Tatti Sanguineti che, chiusa la diretta dal Teatro dell’Elfo di Ad alta voce di Radio3, continua a parlare, comincia un comizio letterario bellissimo. Beppino Englaro che racconta come ha allargato il diritto di tutti di stare al mondo e di andarsene anche. Il colpo d’occhio delle persone assiepate allo stand di Repubblica e del Corriere. L’andirivieni nello spazio del Libraccio. I bambini che girano per farsi timbrare i libri. Elena Stancanelli che racconta un libro per sedurre che non so se abbia mai sedotto nemmeno lei. Soprattutto mi ricordo lunedì mattina quando i padiglioni parevano ancora Dogville (con i nastri a segnare gli spazi per terra) e mercoledì invece, tutti ci camminavamo in mezzo”.

 

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