L'ASL ("Accumulatrice Seriale di Libri") ha finalmente individuato il modo per classificare i testi della propria libreria. Peccato, però, che i libri "se ne fregano altamente di queste o di altre classificazioni e cercano da soli il posto migliore in cui stare". Per fortuna...

A un certo punto della mia carriera di ASL (Accumulatrice Seriale di Libri), ho messo a punto una teoria. E cioè che le classificazioni possibili fossero sei: 1) i libri dell’infanzia/adolescenza; 2) i libri indispensabili; 3) i libri delle passioni; 4) i libri per dovere; 5) i libri per piacere; 6) vari ed eventuali.

Ma come dice Goethe (4, 5): «Grigia è ogni teoria e verde l’aureo albero della vita».

In altre parole, e nella realtà, ormai mi è chiaro che i libri sono esseri viventi; dunque se ne fregano altamente di queste o di altre classificazioni e cercano da soli il posto migliore in cui stare. I miei scaffali ne sono la prova inconfutabile. Mi basta alzare gli occhi per vedere una straordinaria biografia di Orson Welles, The road to Xanadu di Simon Callow (3, 5) che se ne sta lì, come se niente fosse, accanto all’Adalgisa di Gadda (2). E, poco più in là, c’è Hit Lit: Cracking the Code of the Twentieth Century’s Biggest Bestsellers (4) appoggiato con determinazione sopra David Copperfield (1).

Ora dico: se avessi deciso io dove mettere quei libri, non sarebbero mai finiti vicini. Ma c’è forse coppia più straordinaria di quella formata da Welles e Gadda? Non è bellissimo immaginare che lì, l’uno accanto all’altro, passino il tempo discutendo di cinema o di ingegneria? E c’è forse migliore esemplificazione della possibilità di «decifrare il codice dei più grandi bestseller» (secolo più, secolo meno) di un romanzo di Dickens? È evidente che sono stati i libri a individuare il compagno più adatto. E l’hanno sempre trovato.

Ogni tanto, mi guardo intorno, scuoto la testa e prendo la scaletta. Poi vado su e giù, spolverando, sistemando, spostando, incasellando, classificando. E alla fine, davanti a quell’ordine, a quell’armonia di autori, temi, passioni, piaceri e doveri, mi scappa un sorriso. Perché so che non durerà. E, in fondo, ne sono contenta… almeno finché non mi ritroverò a sbuffare: «Ma si può sapere dove diavolo è finito La luna e i falò (1, 2, 3, 4, 5)?»

*L’autrice è direttore editoriale della casa editrice Nord 

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